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La Vallecrati è stata dichiarata fallita I lavoratori sono destinati alla mobilità – Il Tribunale cittadino ha accolto la richiesta della Procura cancellando la spa – Bilancio falsato dai crediti che i Comuni non hanno intenzione di pagare

COSENZA – La Vallecrati è fallita. La telenovela s’è chiusa venerdì dinanzi al Tribunale cittadino (Massimo Lento, Giuseppe Greco, Antonella Lariccia) che ha accolto la richiesta del procuratore Dario Granieri e dell’Aggiunto Domenico Airoma, motivandola in sedici pagine di sentenza. I giudici hanno rigettato le eccezioni sollevate dalla spa, cristallizzando invece gli elementi che condannano la società. A cominciare dai debiti.

«Lo stato di insolvenza della società in liquidazione " recita la sentenza " si identifica nello squilibrio patrimoniale della stessa, il cui passivo è superiore all’ammontare presumibilmente ricavabile dalla liquidazione dei beni».

Il Tribunale ha accertato lo stato d’insolvenza irreversibile della Vallecrati «non più in grado di soddisfare in modo regolare le obbligazioni assunte nell’esercizio dell’impresa, come univocamente si evince dalla documentazione in atti fornita dal pm, oltre che dal mancato adempimento delle obbligazioni nei confronti dei creditori ricorrenti, di consistente ammontare atteso che le stesse assommano a più di 600 mila euro.

Inoltre la società non ha attuali prospettive gestionali utili». Quindi un passaggio legato all’assegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti ad altre ditte da parte dei vari Comuni: «Non esercitando più l’attività rientrante nell’oggetto sociale, la stessa non è in grado di procurarsi la liquidità necessaria per fare fronte ai propri debiti attraverso l’esercizio dell’attività imprenditoriale».

C’è un richiamo alla cruda realtà dei numeri, con la citazione della situazione patrimoniale aggiornata al 30 giugno 2009, nella quale è riportato un attivo di euro 37.293.920, a fronte di un passivo di euro 36.810.087. «Per quanto i dati contabili indicano apparentemente un attivo superiore al passivo " hanno scritto i giudici " va considerato che la voce più consistente dell’attivo, pari a 21.619.110 euro, è rappresentata dai crediti verso i comuni, connessi ai servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani».

Il Tribunale ha sottolineato come «tali crediti sono tutt’altro che certi» poiché i Comuni non hanno nessuna intenzione di pagare, perché a loro dire non gli spetta. Anzi si sono dichiarati creditori della Vallecrati. L’avvocato Vincenzo Maradei, legale della Valle Crati, non ha nascosto sorpresa per la decisione della Corte, chiarendo di volere leggere la sentenza prima di decidere un eventuale ricorso.

Il Tribunale ha nominato la dottoressa Antonella Lariccia giudice delegato alla procedura, e il presidente dell’Ordine dei commercialisti di Catanzaro, Francesco Muraca, quale curatore fallimentare.

Chiusa questa partita, s’apre quella assai delicata legata al futuro occupazionale dei 430 lavoratori.

Saranno messi in mobilità e successivamente dovrebbero essere assunti dalle diverse società cui è stato affidato il servizio di raccolta dei rifiuti nei diversi Comuni coinvolti nel Consorzio Valle Crati. Ma al momento pare ci siano certezze solo per quanti lavoreranno a Cosenza, Rende, Montalto e Castrolibero.

Altri venticinque potrebbero essere avviati alla pensione con quattro anni di mobilità, mentre una trentina potrebbero essere spostati sul settore idrico.

zoom

Il fallimento – Venerdì 29 gennaio il Tribunale cittadino ha accolto la richiesta avanzata in estate dalla procura della Repubblica circa il fallimento della “Valle Crati spa”.

I lavoratori – Già nei prossimi giorni i 340 dipendenti della società saranno messi in mobilità. La gran parte dovrebbe essere assunta dalle ditte che lavorano nei vari Comuni al posto della Valle Crati. Oltre 20 potrebbero essere avviati alla pensione, una trentina dovrebbero essere assunti nel settore idrico.

Domenico Marino

Gazzetta del sud

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