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8 febbraio, 2010 

‘Ndrangheta e misteri nella vita di Lea Garofalo – Una esistenza contraddistinta dai lutti per familiari e parenti ammazzati negli agguati di mafia

CROTONE – ‘Ndrangheta e misteri dietro la scomparsa della 36enne collaboratrice di giustizia Lea Garofalo. È l’unico abbinamento certo di questa vicenda dai contorni nebulosi dove il susseguirsi dei fatti che man mano vengono alla luce richiama sempre nuovi interrogativi che aspettano ancora risposte. Che fine ha fatto la donna della quale i suoi familiari a Petilia Policastro non hanno più notizie dalla fine di novembre? È stata rapita e uccisa dalla ‘ndrangheta perchè lei aveva collaborato con la giustizia? Oppure è al sicuro in qualche luogo protetto e collabora tuttora con la magistratura?

Il suo ex convivente Carlo Cosco, come è noto è in carcere da giovedì scorso con l’accusa di essere stato il mandante del tentato rapimento della donna, avvenuto lo scorso 5 maggio a Campobasso dove Lea e la figlia quasi 18enne, abitavano allora.

A compiere il tentativo di sequestro sarebbe stato un 37enne di Pagani, Massimo Sabatino, arrestato anch’egli su ordine del Gip di Campobasso che ha accolto la richiesta di arresto di Cosco e Sabatino avanzata dalla Dda del Capoluogo molisano. E proprio stamattina il procuratore di Campobasso Armando D’Alterio terrà una conferenza stampa sugli sviluppi dell’inchiesta aperta dopo il tentativo di sequestro di Lea Garofalo.

Ma il magistrato e gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri di Campobasso potrebbero stamane fare luce sugli altri aspetti che ruotano attorno alla misteriosa vicenda della scomparsa della donna.

Un cognome pesante quello di Lea Garofalo come pesanti sono le parentele della 36enne, figlia di un uomo ammazzato in un agguato avvenuto nell’ambito di un’antica e sanguinosa faida che ha bagnato di sangue le strade di Petilia Policastro, ma anche sorella di un presunto boss: quel Floriano Garofalo, ucciso a colpi di lupara l’8 giugno del 2005 a Pagliarelle di Policastro.

Lea Garofalo così come le altre donne della sua famiglia ha dovuto spesso indossare il lutto per omicidi di ‘ndrangheta. Familiari stretti e parenti lontani sono finiti ammazzati per mano delle cosche: come Mario Francesco Garofalo, cugino della 36enne, ucciso a 46 anni il 28 settembre del 2003 a colpi di lupara.

Alcuni mesi prima, il 9 dicembre del 2002, in una Lancia Thema abbandonata a Ponte di Ferro nelle campagne di Petilia erano stati trovati i corpi carbonizzati di altri due componenti della famiglia Garofalo: i cugini Francesco, 38 anni, e Salvatore Garofalo, di 41 anni, ambedue uccisi con un colpo di pistola alla nuca.

Questa rosario di morti ammazzati seguiti dall’agguato al fratello Floriano, ha convinto evidentemente Lea Garofalo a collaborare con la giustizia. Tant’è che la donna era stata inserita dalla Dda di Catanzaro nel programma dei collaboratori di giustizia. Ma la Commissione ministeriale aveva poi rifiutato la conferma del programma di protezione alla 36enne ed alla figlia, nata da una relazione tra la donna e Carlo Cosco.

Lea Garofalo come è noto si era poi rivolta al Tar del Lazio ed infine al Consiglio di Stato che nel novembre del 2008 aveva disposto che la 36enne venisse inserita nel programma di aiuto e protezione per testimoni e collaboratori. Fin qui le certezze così come è certo che Lea nel marzo del 2009 sia ritornata dopo sette anni a Petilia Policastro.

E qui ha rivisto il suo ex convivente che dopo aver scontato una condanna per droga, vive tra Petilia e Milano. A maggio la donna era tornata a Campobasso con la figlia che doveva finire le scuole. E nella città molisana è accaduto il tentativo di sequestro messo in atto da un falso idraulico che entrato in casa con la scusa di riparare una lavatrice aggredì Lea Garofalo tentando di trascinarla fuori dall’abitazione. Ma la donna reagì, scappò e si rivolse ai carabinieri.

«L’unico che potrebbe essere stato a organizzare questa cosa è il mio ex convivente per vendicarsi della mia collaborazione con la Dda», avrebbe detto ai carabinieri Lea Garofalo. Ma perchè dopo quel fatto la donna ha continuato a parlarsi e ad incontrarsi con l’ex convivente a cui ha anche affidato in alcune circostanza la figlia? È accaduto spesso.

Anche poco prima di quel giorno di fine novembre a Milano, quando Cosco e la figlia alla stazione centrale hanno atteso invano che Lea Garofalo arrivasse.

In sintesi

Di Lea Garofalo non si hanno più notizie dal 24 novembre dello scorso anno. Quel giorno la donna avrebbe dovuto prendere insieme alla figlia il treno che da Milano l’avrebbe riportata a Crotone e poi a Petilia Policastro.

Alla stazione dove insieme alla figlia l’aspettava il suo ex convivente Carlo Cosco, Lea Garofalo non è mai arrivata. Pare che prima di raggiungere Milano la 36enne abbia testimoniato in un processo a Firenze.

Giovedìl’ex convivente Carlo Cosco, 40 anni di Petilia, è stato arrestato con l’accusa di essere stato il mandante del tentato rapimento di Lea Garofalo avvenuto il 5 maggio del 2009 a Campobasso dove la donna viveva allora insieme alla figlia.

L’autore del tentativo di sequestro sarebbe un 37 di Pagani Massimo Sabatino, anch’egli arrestato.

Luigi Abbramo

Gazzetta del sud

categorie: Notizie Crotone, cronaca

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