9 febbraio, 2010
Morte di Federica, chiusa l’inchiesta bis – Ritenuta colposa la condotta dell’équipe durante i dieci minuti di black out verificatosi in sala operatoria
VIBO VALENTIA – La Procura di Vibo Valentia chiude l’inchiesta bis sulla morte di Federica Monteleone. Il sostituto Fabrizio Garofalo, infatti, ha disposto la notifica dell’avviso di conclusione indagini a due chirurghi e a un infermiere professionale. Tutti, la mattina del 19 gennaio del 2007, presenti e attivi nella sala operatoria provvisoria dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia dove era in corso l’intervento di appendicite sulla sedicenne di Vibo Marina, morta a distanza di una settimana all’ospedale Annunziata di Cosenza a causa dei gravi danni cerebrali riportati a seguito di un’anossia.
In particolare l’inchiesta bis, aperta del novembre del 2008, sulla drammatica vicenda ipotizza una condotta colposa nei confronti dei chirurghi Benito Gradia, 68 anni di Vibo Valentia (difeso dagli avvocati Valerio Grillo e Vincenzo Gennaro) e Giovanbattista De Iorgi, 62 anni di Pizzo (avv. Vincenzo Trungadi) e dell’infermiere professionale Mario Silvestri, 64 anni (avv. Angelo Spasari), coinvolto nella prima fase delle indagini che portarono al rinvio a giudizio di nove persone, ma non entrato poi nel procedimento. Condotte che avrebbero causato il danno anossico cerebrale e, conseguente, la morte di Federica.
Le contestazioni mosse dal sostituto procuratore Garofalo si riferiscono alle condotte che i due chirurghi e l’infermiere (assistente dell’anestesista) avrebbero tenuto nell’arco temporale (circa 10 minuti) in cui, il 19 gennaio del 2007, si verificò una interruzione di corrente elettrica nella sala operatoria provvisoria dello Jazzolino, che determinò lo spegnimento del monitor e del respiratore automatico.
A causa dell’interruzione l’anestesista (il dott. Francesco Costa, già a giudizio per la morte della ragazza) utilizzò il metodo meccanico di ventilazione (cosiddetto va e vieni).
Nel frattempo, però, si verificò una sofferenza cardio respiratoria della giovane, iniziata con il black-out, e di cui ci si rese conto soltanto nel momento in cui la corrente elettrica fu riattivata, quando cioè sul monitor riapparvero i parametri vitali.
In questo lasso temporale per il magistrato della Procura di Vibo, i dottori Gradia e De Iorgi avrebbero agito con «negligenza e imperizia» omettendo di segnalare tempestivamente al dott. Costa «l’inscurimento del sangue della paziente, segno del verificarsi dell’insufficienza respiratoria».
Comportamento che, per il sostituto procuratore Garofalo, avrebbe contribuito a impedire una diagnosi tempestiva dei problemi cardio respiratori e quindi «un tempestivo intervento che, tramite pratiche rianimatorie e somministrazione di farmaci, avrebbe potuto scongiurare il verificarsi di un danno anossico cerebrale, irreversibilmente formatosi a causa dei problemi cardio respiratori…».
Per quanto riguarda, invece, l’infermiere Silvestri avrebbe agito con «negligenza e imperizia» non prestando il proprio aiuto all’anestesista «nel verificare manualmente, nell’indicato lasso temporale, i parametri vitali della paziente, attraverso il controllo del polso centrale e periferico, nonché utilizzando uno sfigmomanometro e metodi di emogasanalisi». Ciò secondo il magistrato avrebbe impedito una diagnosi tempestiva dei problemi cardio respiratori e un intervento immediato.
Al tempo stesso il sostituto procuratore non manca di rilevare le due cause a cui, alternativamente, si può ricondurre l’insorgenza del danno anossico cerebrale, e cioè: a una scarica elettrica «che attraversando la paziente le provocava l’arresto o il rallentamento del circolo ematico» con conseguente ipoperiffusione tissutale generalizzata e protratta che determinava il danno anossico cerebrale; oppure a una non corretta o insufficiente ventilazione di Federica, verificatasi durante il black-out «dovuta a una causa misconosciuta comunque legata al passaggio dalla ventilazione automatica a quella manuale», a cui seguiva una bradicardia, una protratta ipoperiffussione tissutale, causa del danno anossico cerebrale.
Intanto giovedì, davanti al Tribunale di Vibo Valentia, è in programma la quindicesima udienza del processo a carico di nove persone, a giudizio per omicidio colposo. Procedimento scaturito a seguito della prima inchiesta sulla morte della studentessa, per la quale sono imputati, oltre al dott. Costa, l’ex dg dell’Asp Francesco Talarico (che risponde anche di tentata concussione), l’ex direttore sanitario dell’Asp Alfonso Luciano, l’imprenditore Antonino Stuppia, il direttore sanitario dello Jazzolino Pietro Schirripa, i tecnici dell’Asp Roberto De Vincentis e Nicola Gradia, il direttore del Pou Matteo Cataudella e l’ex consulente dell’Asp Antonio Bruni.
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Gazzetta del sud
categorie: Notizie Vibo Valentia
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