CROTONE – Il tentativo di sequestro che era andato a vuoto a Campobasso è andato a buon fine a Milano? Lea Garofalo è stata rapita e uccisa dalla ‘ndrangheta? È quello che sospettano e temono gli investigatori dei carabinieri e della Procura antimafia che indagano sulla scomparsa della 36enne di Petilia Policastro Lea Garofalo, per anni collaboratrice di giustizia.
L’ultimo a vedere la donna a Milano il 24 novembre scorso, prima che sparisse, è stato il suo ex convivente Carlo Cosco. Ne sono certi gli investigatori molisani che ieri a Campobasso hanno tenuto una conferenza stampa.
«Noi speriamo, ma le possibilità di trovare Lea Garofalo ancora in vita sono ridotte», ha ammesso il procuratore capo di Campobasso, Armando D’Alterio, nell’incontro convocato per illustrare l’arresto di Massimo Sabatino, campano, di 37 anni, e di Carlo Cosco, 40 anni, di Petilia Policastro, ex convivente della donna.
I due sono finiti in carcere giovedì scorso con l’accusa d’aver organizzato il tentato rapimento della Garofalo, avvenuto il 5 maggio 2009 a Campobasso dove la donna viveva insieme alla figlia Denise ora 18enne. Lea e la figlia risiedevano in un appartamento preso in affitto da Carlo Cosco che da poco aveva riallacciato i rapporti con la sua ex («che s’era nel frattempo sottratta alla vigilanza dinamica dei carabinieri»).
E sarebbe stato proprio Cosco per gli investigatori a commissionare quel tentativo di sequestro che sarebbe stato messo in atto dal 37enne campano, arrestato poi a Milano. Un rapimento sventato da Lea Garofalo.
La donna, aggredita dal falso riparatore di elettrodomestici che con la scusa di riparare la lavatrice s’era fatto aprire la porta, reagì stringendo i genitali del suo aggressore. Poi l’arrivo della figlia, fece desistere il sicario. Quel tentativo di sequestro " hanno insistito ieri gli inquirenti " venne organizzato da Cosco che aveva litigato alcuni giorni prima con la sua ex che lo aveva cacciato di casa.
Come hanno raccontato gli investigatori, la lite sarebbe avvenuta perchè Cosco avrebbe chiesto ripetutamente alla 36enne, il contenuto delle dichiarazioni rese da Lea Garofalo alla Dda di Catanzaro durante la sua collaborazione avviata nel 2002 e poi di nuovo nel 2005 dopo l’omicidio del fratello Floriano.
Il procuratore D’Alterio ha precisato che il 31 luglio del 2002, dopo il riconoscimento dello status di collaboratore, la donna era stata trasferita a Campobasso. Ma il programma successivamente le era stato revocato (16 febbraio 2006) perchè Lea Garofolo si era allontanata dalla località protetta.
Dopo un ricorso al Tar, respinto, il Consiglio di Stato dispose per la 36enne il reintegro nel programma di protezione al quale però la donna secondo Alteri rinunciò. Tornò a Petilia dove nella sua abitazione venne attivato un servizio di vigilanza radiocontrollata. Dpo un pò decise di tornare a Campobasso «perchè città tranquilla» ha detto il procuratore D’Alterio e qui avvenne il tentato rapimento.
Dopo quell’episodio lei stessa disse ai carabinieri che «l’individuo che si è presentato come tecnico, era certamente un sicario mandato da Carlo Cosco il quale ha interesse a farmi ammazzare perchè in questo periodo è venuto a conoscenza che io sono al corrente del fatto che certamente lui ha preso parte all’omicidio di mio fratello Floriano Garofalo».
Dichiarazioni che unite agli elementi probatori raccolti dagli investigatori (uno fra tutti: le impronte digitali lasciate dall’aggressore sulla lavatrice e nella casa sono risultate essere le impronte di Sabatino), hanno portato a Cosco ed a Sabatino che secondo i carabinieri sarebbe uno dei luogotenenti di Cosco a Milano, terra di insediamento della ‘ndrangheta.
E nel capoluogo lombardo è accaduto a novembre l’ultimo inquietante episodio di questa storia. Lea Garofalo che nel frattempo era tornata a Petilia decide con la figlia di raggiungere Milano dove vive l’ex convivente per discutere del futuro scolastico della ragazza. Prima la donna passa da Firenze dove depone a un processo. Poi va a Milano. E qui insieme alla figlia s’incontra con Cosco.
Questi accompagna la figlia dai suoi parenti mentre Lea Garofalo sparisce nel nulla. Non si presenterà infatti all’appuntamento fissato con la figlia, né alla stazione dove con la ragazza avrebbero dovuto salire sul treno diretto in Calabria.
La difesa
L’avvocato Francesco Garofalo che difende Carlo Cosco, non ha dubbi sull’estraneità del suo assistito ai sospetti ed alle accuse che gli contestano gli inquirenti che indagano sulla scomparsa della 36enne di Petilia Policastro.
«Non avrebbe mai fatto del male alla madre di sua figlia», sostiene Garofalo escludendo qualsiasi coinvolgimento di Carlo Cosco nel tentativo di sequestro del quale è accusato e denella scomparsa della donna sulla quale indagano le Dda di Milano, Campobasso e Catanzaro coordinate dalla dottoressa Maria Vittoria De Simone.
«La sera prima " rivela il legale di Cosco " che Lea sparisse il mio assistito e la sua ex sono andati a cena e poi Cosco il giorno successivo ha accompagnato la figlia dai suoi parenti non è andato con Lea Garofalo».
«Tra l’altro " ripete " ha poi cercato la sua ex dopo che questa non si era presentata all’appuntamento».
Luigi Abbramo
Gazzetta del sud
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