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Il call center chiama alcuni rispondono – Gli altri lavoratori scendono in piazza – Multe salate a due ragazzi del collettivo “Riscossa”per la manifestazione di protesta del 20 gennaio

CATANZARO – La lotta degli ultimi, dei soli, degli abbandonati. E abusando dei luoghi comuni si potrebbe parlare anche di guerra tra poveri. È la battaglia dei call center che continua e si arricchisce di nuovi capitoli. Ieri alcuni lavoratori di Phonemedia-Omega, dallo scorso anno impegnati in una dura battaglia in difesa di un posto di lavoro sempre più precario, sono tornati in piazza per una manifestazione per certi versi inedita: davanti alla sede di un call center, a Lido, dove tra l’altro pare abbiano trovato lavoro alcuni ex Phonemedia.

In uno striscione la sintesi della protesta: «Colleghi attenti, non fatevi fregare». E inviti alla battaglia comune.

Intanto un “verbale di accertamento di violazione amministrativa” è stato notificato a tre ragazzi del collettivo Riscossa, che da mesi appoggiano la protesta dei lavoratori.

Ai giovani viene contestata la partecipazione alla manifestazione del 20 gennaio; in particolare vengono accusati di essere stati presenti al blocco del viadotto Bisantis, e devono pagare una multa che va da 2.852 euro a 10.329 euro. La cifra esatta verrà decisa dal prefetto prossimamente.

«La manifestazione e i blocchi " dicono i lavoratori " hanno visto la partecipazione attiva di qualche centinaio di lavoratori: troviamo assurdo e ingiusto che a pagare le conseguenze siano soltanto loro. Queste sanzioni potrebbero infatti mettere in serie difficoltà economiche i nostri amici e le loro famiglie. È palese quindi la volontà di intimidire e disgregare la solidarietà che finora abbiamo ricevuto dal collettivo Riscossa.

E ancora, è assurdo e ridicolo che le autorità impieghino tempo, mezzi e risorse per sanzionare le proteste mentre chi ha provocato questa situazione, mandando in rovina 7000 famiglie, può stare tranquillo e sereno facendosi addirittura beffa delle richieste di noi lavoratori e delle stesse istituzioni. Chiediamo dunque al prefetto e alle autorità competenti un atto di ragionevolezza e comprensione affinchè le sanzioni vengano immediatamente revocate».

La protesta, intanto, continua; e sotto accusa resta la classe politica senza distinzioni di sorta.

«Nessun amministratore locale " dice Francesco Aroma, del coordinamento provinciale del Partito comunista dei Lavoratori " finora ha risposto all’appello dei lavoratori, nessuno si preoccupa della situazione economica di quei lavoratori e delle loro famiglie.

Eppure sono 2.500 lavoratori che con le loro famiglie compongono una fetta grossa di elettori da utilizzare nelle prossime elezioni che sono da mesi in queste condizioni, senza contare tutti gli altri lavoratori dei call center catanzaresi precari del sotto precariato».

«Siamo veramente preoccupati " aggiunge Aroma " dal silenzio del presidente della Regione, di quello della Provincia e del Sindaco della città, riteniamo che il loro silenzio sia eloquente di come sono trattati i cittadini catanzaresi».

Pur se di orientamento politico opposto, dice cose molto simili Franco Cimino, capogruppo di “Nuova alleanza” in Consiglio comunale.

I lavoratori, dice, «si sentono abbandonati da tutti, e lo sono. Si trovano ricattati nell’imminenza di una consultazione elettorale la quale, invece di appuntare la sua attenzione sui motivi del fallimento di un progetto finanziato con soldi pubblici, si trasformerà in una nuova beffarda promessa del posto di lavoro».

Gazzetta del sud

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