CATANZARO – La Procura della Repubblica chiude l’inchiesta su Villa Nuccia. Proprio nei giorni in cui si consuma la battaglia legale sulla revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria ai danni della casa di cura neuropsichiatrica, la Magistratura penale compie l’ultimo passo previsto dalla legge con la notifica agli indagati dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Sott’accusa quattro persone: l’attuale direttore sanitario di Villa Nuccia Salvatore Moschella, il suo predecessore (fino al 31 agosto 2008) Michele Rossi e gli infermieri Antonio Marino e Tita Stancampiano.
La vicenda, sia sul fronte amministrativo che su quello penale, ha avuto origine da un’ispezione compiuta dai carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazioni) tra agosto e ottobre del 2008. I militari, infatti, hanno trasmesso il verbale alla Procura della Repubblica ed all’Azienda sanitaria provinciale.
Ai due direttori sanitari, l’attuale ed il predecessore, la Procura contesta irregolarità nel registro di entrata e di uscita delle sostanze stupefacenti. Nel dettaglio, nel corso delle ispezioni i carabinieri del Nas hanno rilevato che il registro negli anni 2007 e 2008 non sarebbe stato sottoposto al controllo ed alla vidimazione dell’Azienda sanitaria provinciale e che su alcune pagine non sarebbe stato indicato il tipo di sostanza stupefacente.
Rilevata dai carabinieri anche la presenza in infermeria di «medicinali scaduti di validità», che in seguito all’ispezione sono stati posti sotto sequestro. Il sequestro probatorio di materiale cartaceo e medicinali (nello specifico otto flaconi di metadone sciroppo) scaturiva dalla contestazione di violazioni al “Teso unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenze” e all’articolo 443 del Codice penale (“Commercio o somministrazione di medicinali guasti”).
Violazioni che, scrivevano nel verbale i carabinieri del Nas, «costituiscono pericolo per l’incolumità degli operatori e dei degenti delle strutture». A carico dei due infermieri vengono contestate presunte irregolarità nell’esercizio della professione.
Gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, notificati ai diretti interessati nella giornata di martedì, sono stati firmati dal sostituto procuratore della Repubblica Elio Romano. Adesso gli indagati, contro i quali vengono sollevate soltanto accuse preliminari, avranno tutte le occasioni concesse dalla legge per dimostrare la loro estraneità ai fatti contestati.
Il Codice di procedura penale prevede infatti all’articolo 415 bis che l’indagato cui venga notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari abbia 20 giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine, presentarsi per rilasciare dichiarazioni o chiedere di essere interrogato. Ed è esattamente ciò che, attraverso il proprio legale, si accingerebbe a fare il dottore Moschella.
Quest’ultimo ha già presentato al pm una memoria difensiva, nella quale evidenzia «l’estrema cura, quasi maniacale, con la quale si occupava personalmente della gestione dei farmaci».
Inoltre " secondo Moschella " le dosi di metadone preparate e distribuite gratuitamente dal Sert erano riferibili a pazienti già dimessi. Pertanto i farmaci scaduti non avrebbero potuto essere mai più utilizzati da alcuno, essendo i destinatari già usciti dalla struttura.
Erano custoditi in armadietti chiusi a chiave in attesa di essere smaltiti. I flaconi, in sostanza, erano inutilizzabili da altri degenti. Ed è stato lui stesso " sostiene Moschella " a segnalare sua sponte la presenza dei flaconi agli agenti che hanno effettuato l’ispezione.
Intanto sul fronte amministrativo si attende l’udienza del 18 febbraio davanti al Tribunale amministrativo regionale, al quale si è rivolto Villa Nuccia nel tentativo di ottenere la sospensione della revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria disposta dall’Asp per conto della Regione sulla base del verbale dei carabinieri.
Si tratta di un passaggio cruciale perché un eventuale accoglimento della sospensiva consentirebbe la prosecuzione dell’attività della struttura assistenziale ed anche lo stop al trasferimento dei pazienti psichiatrici e il mantenimento dei livelli occupazionali, evitando i licenziamenti dei dipendenti.
Viceversa il rigetto della sospensiva comporterebbe il trasferimento degli ospiti in strutture che – teme la dirigenza di Villa Nuccia – potrebbero non risultare idonee ai pazienti neuropsichiatrici.
Giuseppe Lo Re
Gazzetta del sud
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