CROTONE – Le vertenze occupazionali più delicate attualmente in corso a Crotone, quelle di Sasol/Gres e Villa Giose, sono deflagrate mercoledì 17 nella protesta dei lavoratori: gli operai dell’ex stabilimento di Sasol Italy (ma hanno ricevuto la solidarietà anche di alcuni operai de ‘La Ceramica’) nel tardo pomeriggio hanno inscenato una manifestazione di protesta con cartelli e striscioni sulla strada statale 106 davanti ai cancelli, mentre alcuni di loro sono saliti sul tetto dell’edificio della portineria; i dipendenti della casa di cura, invece, hanno occupato la clinica dalla tarda mattinata. In entrambi i casi si lamentano il pagamento di stipendi arretrati, ma soprattutto chiarezza sulle reali possibilità di rilancio delle attività in crisi da tempo.
A scatenare la miccia della protesta degli operai ex Sasol della divisione chimica di ‘Kroton Gres 2000 srl’ (tra diretti ed indotto gli addetti sono un centinaio) è la paura. "La paura – spiega Mimmo Basile, segretario provinciale della Filcem-Cgil – di un effetto domino dopo il fallimento dichiarato la settimana scorsa dal Tribunale de ‘La Ceramica di Crotone spa’ che ha lo stesso proprietario: Roberto Spaggiari".
Il malumore nello stabilimento che produce zeoliti e allumina precipitata, ceduto la scorsa estate dalla multinazionale sudafricana Sasol, comunque, si era già manifestato ai primi sintomi di crisi. I lavoratori, quindi, hanno lanciato il grido d’allarme qualche mese fa al sorgere dei contenziosi con le ditte dell’indotto (che rivendicano fatture non pagate dalla scorsa estate) e dopo aver visto svuotarsi i magazzini delle materie prime senza che arrivassero ulteriori rifornimenti.
Finite le scorte, infatti, sono costretti da alcuni mesi a starsene in fabbrica senza lavorare. "Se non produciamo perderemo prima lo stipendio e poi il lavoro", avevano ribadito a muso duro diversi di loro direttamente alla proprietà nel corso dell’ultimo incontro in Prefettura, mentre l’azienda tentava di rassicurarli sui pagamenti e prendeva tempo sul piano di rilancio.
A proposito di pagamenti arretrati, La Filcem-Cgil provinciale ha diffuso poche ore prima della protesta una nota per smentire quanto riferito dalla proprietà in una lettera, secondo cui la divisione in due tranche dello stipendio di gennaio (metà al 15 febbraio e metà entro la fine della settimana) era stato concordato con le organizzazioni sindacali.
"La Filcem-Cgil in merito al presunto accordo tra la società e le organizzazioni sindacali, accordo paventato dal commendator Spaggiari, chiarisce dicendo che giorno 13 febbraio 2010 la succitata federazione con la propria segreteria non ha incontrato la proprietà, che quest’ultima ha incontrato le organizzazioni sindacali giorno 12 febbraio ed in quella circostanza l’imprenditore ha solo ‘enunciato’ la suddetta proposta sugli stipendi, ma da parte delle tre sigle sindacali non ha avuto nessuna risposta positiva in merito".
Dello stabilimento della divisione chimica di ‘Kroton Gres 2000 srl’ le organizzazioni sindacali hanno parlato anche con il prefetto Vincenzo Panico, incontrato venerdì 12 pomeriggio nell’immediatezza del fallimento de ‘La Ceramica di Crotone spa’.
Al rappresentante territoriale del Governo i sindacati confederali hanno chiesto di organizzare un tavolo di confronto al quale chiamare anche la multinazionale Sasol, in quanto la nuova proprietà, per il momento, degli impegni contenuti nell’accordo di cessione del ramo d’azienda crotonese ne ha mantenuti ben pochi.
Sempre nell’incontro di venerdì 12 le organizzazioni sindacali, che prima di recarsi in Prefettura avevano visto la proprietà che ha comunicato loro l’intenzione di dare battaglia legale contro il fallimento, hanno esposto al prefetto tutte le loro preoccupazioni sui rischi per l’occupazione dopo il pronunciamento del Tribunale.
In attesa di un eventuale sbocco legale dall’intricata vicenda, se ne verrà a capo l’attuale proprietà, o di una ipotetica futura cessione della fabbrica (i sindacati hanno già chiesto un incontro alla curatela fallimentare), la preoccupazione principale è quella di non lasciare senza reddito le maestranze.
"Abbiamo chiesto al prefetto di attivarsi affinché sia disincagliata ed erogata la cassa integrazione per i mesi da novembre alla data del fallimento, su cui era già stato raggiunto l’accordo territoriale; mensilità che sono già liquidabili perché deliberati dal ministero – spiega Antonio Spataro, segretario generale provinciale della Cgil -. A far data dalla sentenza speriamo di riuscire a far concedere, invece, alla 196 maestranze la cassa integrazione per fallimento, che dura un anno, e perciò abbiamo richiesto un incontro anche alle due curatrici nominate dal Tribunale".
"Purtroppo – commenta amaro Spataro – le nostre perplessità rispetto all’andamento della vertenza sono state confermate dai fatti di queste ore, nelle quali si sta scrivendo una pagina non bella per lo sviluppo che Crotone vorrebbe per i prossimi anni".
I circa 70 dipendenti della casa di cura Villa Giose, infine, occupano dalla tarda mattina di mercoledì la sede della clinica nel quartiere Tufolo, nella quale comunque non viene prestata alcuna attività sanitaria da mesi. La protesta è stata decisa per tenere desta l’attenzione sulla loro lunga vertenza iniziata da oltre due anni.
E per smobilitare dalla clinica chiedono all’azienda di fare chiarezza, cominciando da chi è l’effettivo amministratore unico della società e proseguendo sulla vicenda della vendita della casa di cura, più volte annunciata e sempre rimandata, da ultimo ad un gruppo di imprenditori italiani e soprattutto stranieri: della partita, infatti, sarebbe anche un gruppo finanziario greco; gli stessi personaggi che nelle scorse settimana hanno impedito che la società fallisse in Tribunale pagando i debiti con alcuni creditori, tra i quali molti degli stessi lavoratori che rivendicavano stipendi arretrati di diversi mesi.
(e.g.)
ilcrotonese.it
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