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“Otello” a 33 anni ai domiciliari per stalking – La ragazza sarebbe stata costretta a dormire a casa del fidanzato per evitare di parlare con estranei

RENDE (CS) – Anna (il nome è di fantasia, ndr) ha gli occhi gonfi di pianto quando, nel novembre dello scorso anno, si presenta ai carabinieri della Stazione di Rende per denunciare quello che per lei era diventato, ormai, il suo ex fidanzato. La ragazza appare stremata da quei cinque mesi d’incomprensioni e, soprattutto, di botte.

Vorrebbe raccontare tutto ma, alla fine, confessa solo parte dei suoi incubi vissuti al fianco di quel giovane Otello agl’investigatori del capitano Adolfo Angelosanto: «S’infuriava per nulla. Era geloso, possessivo, non voleva che avessi amicizie maschili. Mi voleva solo per sè. All’inizio ho tollerato, pensavo fosse un comportamento legato all’infatuazione. E non ho tenuto conto neppure di certi atteggiamenti aggressivi».

Lui, trentatreenne cosentino aveva reso la vita di Anna un inferno. Un rapporto morboso che sarebbe stato aggravato anche dal ruolo predominante della mamma di quel giovane. Un ragazzo che preferiva far dormire in casa sua quella poveretta per evitare che qualcuno potesse rivolgerle la parola.

L’ultima scenata di gelosia nel giorno del compleanno di Anna quando la giovane ricevette una telefonata da un amico d’infanzia, una chiamata di cortesia che il trentatreenne non avrebbe gradito tanto da costringere la sua donna a richiamare l’amico per poterlo riempire d’insulti.

E così, dopo vari tentennamenti, Anna trovava il coraggio di spiegare al compagno che «tra noi è finita. Sto soffrendo troppo, mi dispiace…».

Uno sfogo che avrebbe scatenato l’ira del giovane che avrebbe iniziato a perseguitare la malcapitata, ad insultarla ogni volta che l’incontrava, a riempirle la posta elettronica e la pagina personale su facebook con improperi ed ingiurie di ogni tipo.

Anna avrebbe voluto soffocare nel silenzio il suo dolore, ma, poi, si sarebbe decisa a denunciare quella ipotetica storia di vessazioni ed angherie ai carabinieri di Rende.

La querela è il punto di partenza di un’indagine assai riservata che i detective dell’Arma hanno sviluppato nel più assoluto riserbo sentendo numerosi testimoni per documentare dettagliatamente tutte le dichiarazioni rese dalla presunta parte offesa.

Il rapporto dei carabinieri è stato trasmesso in Procura dove il capo dei pm, Dario Granieri, lo ha girato al sostituto, esperto nel reato di stalking, Antonio Tridico per l’approfondimento. Il magistrato inquirente, dopo aver integrato il fascicolo con ulteriori elementi investigativi, s’è deciso a chiedere l’emissione d’una ordinanza cautelare che il gip ha concesso concordando sugli elementi indiziari rivelati dall’inchiesta.

E ieri, intorno alle undici, i carabinieri del capitano Angelosanto hanno eseguito il provvedimento restrittivo sottoponendo il trentatreenne cosentino agli arresti domiciliari, in attesa di comparire davanti al Primo giudice per l’interrogatorio di garanzia.

Lo stalker

Lo “stalking” è un fenomeno sempre più diffuso: i molestatori tempestano di telefonate le vittime pedinandole a piedi e con l’auto. Spesso si tratta di voci anonime che si nascondono dietro un capo della cornetta telefonica o del cellulare. Voci ossessive, pervasive, moleste che oggi seminano il terrore utilizzando gli strumenti offerti dai “new media”: sms telefonici e messaggi online di posta elettronica. Sono le voci dei molestatori che per il codice penale sono catalogati come “stalker”.

Giovanni Pastore

Gazzetta del sud

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