19 febbraio, 2010
Carbone a Saline, si decide di non decidere – Legambiente: «Non vogliono prendersi responsabilità perché sanno che mancano le condizioni minime»
MONTEBELLO JONICO (RC) – Ennesima fumata nera nell’iter procedurale relativo alla centrale a carbone di Saline Joniche. La Commissione Via del ministero dell’Ambiente, riunitasi ieri a Roma in seduta plenaria, ha si discusso la questione, rinviando però ogni decisione finale alla prima settimana di marzo. I membri della commissione hanno approfondito alcune tematiche ambientali, ritenendo necessario un supplemento d’istruttoria, in vista di una decisione delicatissima che potrebbe sconvolgere le sorti di un territorio.
A Roma, dunque, si discute ma non si decide. L’approvazione della centrale sembra essere diventato un rebus indecifrabile. Le indiscrezioni filtrate dagli ambientalisti, secondo le quali sarebbe già stato dato il via libera alla costruzione dell’impianto, non trovano al momento riscontri ufficiali.
Nel caso arrivasse la concessione governativa, la palla passerebbe nuovamente al ministero delle Attività produttive, la cui conferenza di servizi venne sospesa nel settembre 2008 perché la Sei non raggiunse l’intesa preventiva con la Regione Calabria.
Secondo una recente interpretazione fornita dalla Corte Costituzionale, l’intesa preventiva è un atto essenziale, imprescindibile, in mancanza del quale l’iter autorizzatorio per la costruzione di nuove centrali destinate a produrre energia elettrica deve fermarsi senza appello.
Tutto ciò fa intuire come la Sei, quand’anche l’esito della commissione Via fosse a lei favorevole, sia ben lontana dal portare a compimento i propri propositi, osteggiati dal territorio perché ritenuti inquinanti. Esiste infatti un piano energetico regionale che non prevede la realizzazione di centrali a carbone e, soprattutto, esiste una delibera di Giunta (la numero 686 del 6 ottobre 2008), già trasmessa a suo tempo in sede di conferenza di servizi, con la quale l’ente regionale ha negato il nulla osta per la realizzazione della centrale.
Nuccio Barillà, del direttivo nazionale di Legambiente, ha così commentato quanto accaduto ieri nei palazzi ministeriali: «È un’altra dimostrazione di come quella della centrale sia una patata bollente e di come sia difficile a cuor leggero assumersi la responsabilità di un parere positivo che sul piano tecnico non avrebbe alcuna motivazione e finirebbe per essere una decisione esclusivamente di convenienza di altro genere.
I commissari Via non possono risolvere problemi pesanti come macigni con semplici prescrizioni attuative, anche perché una delle possibilità che va presa in maggiore considerazione è la cosiddetta “opzione zero”, che sostanzialmente equivale alla mancanza di condizioni minime per fare una centrale a carbone».
Barillà pone l’attenzione principalmente sulla recente inchiesta relativa alla centrale Enel di Porto Tolle, nell’ambito della quale sarebbe emersa l’esistenza di un nesso di causalità fra l’attività dell’impianto e l’insorgere di malattie respiratorie fra i bambini.
«Sulla non decisione della commissione – afferma l’esponente di Legambiente – pesa l’inchiesta aperta dalla magistratura veneta sulla riconversione della centrale di Porto Tolle, che vede sotto accusa anche gli stessi componenti della commissione Via chiamati a decidere su Saline.
Dalle indagini in corso pare che i commissari avrebbero emesso documenti favorevoli alla compatibilità ambientale del carbone nonostante non ce ne fossero le condizioni, esponendo così la popolazione compresa nel raggio di 25 km ad emissioni in atmosfera potenzialmente dannose per la salute».
Sull’argomento, infine, vi è da registrare la nuova presa di posizione dell’on. Natino Aloi, il quale ha dichiarato che «di fronte all’ipotesi carbone a Saline bisogna assumere una posizione decisa e determinata, opponendo un no senza se e senza ma, come si fece negli anni ‘70 contro la centrale a carbone di Gioia Tauro.
La costruzione di un simile impianto – ha concluso Aloi – verrebbe ad essere di grande nocumento ambientale non solo per Saline, ma per tutta l’area compresa fra Palizzi e Bagnara. Bisogna impedire che venga violentato un territorio la cui vocazione di sviluppo non passa certamente per il carbone».
Demetrio Naccari
«Sarebbe opportuno che il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti si mettesse d’accordo con il Governo nazionale, espressione del suo stesso partito». Così Demetrio Naccari Carlizzi, assessore regionale al Bilancio, commenta il “no” del candidato governatore della Calabria alla centrale a carbone di Saline.
«Scopelliti – aggiunge – ci faccia sapere in che rapporti si trova con il ministero retto da Stefania Prestigiacomo, sua collega di partito, in caso di via libera della Commissione “Valutazione impatto ambientale” del ministero».
«L’urgenza – spiega ancora Naccari – con la quale il candidato governatore del centrodestra si affretta ad assicurare il suo impegno per impedire la nascita della centrale fa capire come anche per l’elettorato di destra il tema della salute sia fondamentale; e mi viene da credere che Scopelliti non sappia quanto denunciato due settimane fa dall’assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco: che in base alle valutazioni degli esperti, se il governo Berlusconi dovesse decidere sul ritorno al nucleare, la Calabria sarebbe in cima alla lista come deposito per accogliere le scorie radioattive».
Federico Strati
Gazzetta del sud
categorie: Notizie Reggio Calabria, ambiente, salute, società
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Una risposta a “Carbone a Saline, si decide di non decidere – Legambiente: «Non vogliono prendersi responsabilità perché sanno che mancano le condizioni minime»”
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mi sembra sbagliato e controproducente pensare di impedire la costruzione della centrale a carbone a Saline votando l’oasi del pantano di Saline.
anzi, credo che sortisca degli effetti contrari, anche nei confronti del FAI oltre che, in misura maggiore, contro noi stessi, impedendoci di reagire, di alzare la testa.
piuttosto, si deve informare la gente del posto, di Reggio, della Calabria e d’Italia su quali sono i pro e quali i contro di un’opera fuori dal tempo.
una centrale a carbone a Saline, inevitabilmente renderà l’aria che respirano i reggini, “tutti”, ricchi e poveri, occupati e disoccupati, delinquenti e persone per bene, molto diversa da quella che i loro polmoni hanno conosciuto fino ad oggi.
bisogna avere il coraggio e la determinazione che la strada giusta è quella di informare, di proporre alternative logiche e realizzabili (che dite dei pannelli solari e delle centrali eoliche, soluzioni che nel nord Europa adottano con quel poco di sole e di vento che possono disporre).
sono certo che i cittadini-elettori, abituati da sempre ai voti di scambio, ai favori, alle illusorie promesse di un posto di lavoro non sarebbero disposti a scendere a patti su questi argomenti, dopo un capillare lavoro di informazione.
sono certo che quel perverso meccanismo di svendita e di baratto della propria coscienza, di rinuncia alla libertà di essere e di decidere civilmente in nome di qualcosa gestibile, visibile, reversibile (oggi ti do il voto e se non ottengo niente magari la prossima volta lo darò ad un altro) nulla potrà contro un nemico invisibile, contro un cielo sempre più grigio (noi che siamo sempre cresciuti con aria e sole da fare invidia a tanti), contro le prime malattie, le prime morti, magari di familiari e parenti. nulla più sarà reversibile!
queste cose devono essere dette alla cittadinanza, cose vere e reali.
nel 1997 sono stato in una cittadina della Bosnia per un progetto di cooperazione. ebbene la città aveva un’aria inconfondibile, quella di una centrale a carbone. te la senti addosso, nelle narici e non va più via fino a quando rimani in quella zona.
forse la centrale non si farà, forse è uno dei tanti strumenti di questa classe politica che governa il Paese di abbeverare le mandrie e da esse nutrirsi con tanto latte e formaggi e ricotta e burro.
prescindendo dalla costruzione della centrale al carbone, cugina del ponte sullo stretto, entrambi cibo per bocche sazie ma sempre affamate di potere e denaro, se continuiamo a sperare che le cose possano cambiare con poco, se pensiamo che decenni di cappa omertosa possano svanire dando un voto politico al FAI, su cui puntiamo le nostre poche speranze, delegandolo in compiti che non gli competono, mentre noi badiamo al nostro conto corrente, compriamo cellulari (il rilevatore di ricchezza di questo Paese secondo Berlusconi), ci ubriachiamo all’idea del successo, invidiamo escort (puttane per chi cerca un alibi nella parola inusuale) e imitiamo truffatori e ricattatori che bucano il video, fino a quando guardiamo programmi televisivi che inibiscono le intelligenze, votiamo abili venditori di fumo che in nome del nostro perenne essere contro qualcosa, unico modo che molti usano per nascondere il loro senso di frustrazione, ottengono consensi e si occupano unicamente delle percentuali di consensi, rimarremo sempre prigionieri dell’idea del domani migliore, di una vincita alla lotteria, del sogno che altri cambino quel che noi neghiamo ai nostri figli, la libertà di essere individui che rispettino le regole della società in cui vivono.
della civiltà.
e non mi si venga a dire che è facile parlare se sei lontano, perché non è vero.
la differenza è come ci si rapporta alla società, nel pensare che si debba solo avere e non dare, quasi per un diritto insito nell’esser nato, nel convincersi ( altro alibi) che devono essere gli altri a fare il primo passo e spesso non basta perché si pretende che tutti gli altri facciano il primo passo, solo allora saremo disposti a seguire.
è la logica dell’essere furbo che domina da sempre l’Italia e che negli ultimi 20 anni è diventata l’unica Bibbia, anche per i praticanti e i credenti cattolici, che vanno a messa tutte le domeniche e che hanno ben capito l’importanza della confessione de del perdono, adattandolo al proprio egoismo.
basta guardare con un minimo di criticità quello che ci propina una politica che bada solo alle percentuali di consenso.
penso che ognuno di noi, in ogni contesto, debba iniziare a scegliere, a decidere e rischiare del suo e non continuare a tentennare sperando che gli eventi decidano per noi.
lasciamo stare il FAI, se riteniamo che sia una presenza importante nel Paese più bello del mondo.