CATANZARO – Nulla di fatto davanti al Tar. E si tratta di un rinvio che, in attesa delle decisioni dei giudici almeno in sede di sospensiva, potrebbe avere conseguenze concrete in direzione del trasferimento dei pazienti psichiatrici e dei temuti tagli occupazionali.
Il “caso” Villa Bianca ha tenuto banco ieri mattina alla prima sezione del Tribunale amministrativo regionale, dov’era previsto l’esame in camera di consiglio della domanda presentata dalla società Villa Nuccia per ottenere la sospensione del decreto regionale che ha revocato alla casa di cura neuropsichiatrica l’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria.
L’udienza, tuttavia, è stata interlocutoria in quanto la stessa società ricorrente ha preannunciato la presentazione di “motivi aggiunti” rendendo così opportuno un rinvio alla prima data utile, che dovrebbe essere a metà marzo.
Si tratta di un passaggio cruciale perché un eventuale accoglimento della sospensiva significherebbe la prosecuzione dell’attività della struttura assistenziale ed anche lo stop al trasferimento dei pazienti psichiatrici e il mantenimento dei livelli occupazionali, evitando i licenziamenti dei dipendenti.
Viceversa il rigetto della sospensiva comporterebbe il trasferimento degli ospiti in strutture che " teme la dirigenza di Villa Nuccia " potrebbero non risultare idonee ai pazienti neuropsichiatrici. Infatti " sostiene Villa Nuccia " tutti i pazienti sono stati destinati alla struttura dai Centri di salute mentale e sono peraltro soggetti a controlli periodici.
Adesso occorre verificare se il rinvio della decisione del Tar avrà come conseguenza la necessità di effettuare i trasferimenti dei ricoverati ancor prima della fissazione della nuova udienza. In bilico anche decine di posti di lavoro.
La società ritiene il provvedimento di chiusura «viziato da errori di valutazione» e si augura che l’Asp sospenda le misure adottate su input della Regione. Fra l’altro l’ente regionale, secondo Villa Nuccia, avrebbe assunto un provvedimento «sproporzionato» perché i Nas non hanno disposto la chiusura della clinica ma solo segnalato alcune situazioni per i provvedimenti di competenza.
Sulla chiusura di Villa Nuccia s’intrecciano il contenzioso in sede amministrativa ed un’inchiesta di natura penale condotta dalla Procura della Repubblica. Il “caso” è esploso in seguito da un’ispezione effettuata dai carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazioni) tra agosto e ottobre del 2008. i carabinieri del Nas hanno rilevato che il registro negli anni 2007 e 2008 non sarebbe stato sottoposto al controllo ed alla vidimazione dell’Azienda sanitaria provinciale e che su alcune pagine non sarebbe stato indicato il tipo di sostanza stupefacente.
Rilevata dai carabinieri anche la presenza in infermeria di «medicinali scaduti di validità», che in seguito all’ispezione sono stati posti sotto sequestro. Il sequestro probatorio di materiale cartaceo e medicinali (nello specifico otto flaconi di metadone sciroppo) scaturiva dalla contestazione di violazioni al “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenze” e all’articolo 443 del Codice penale (“Commercio o somministrazione di medicinali guasti”). Violazioni che, scrivevano nel verbale i carabinieri del Nas, «costituiscono pericolo per l’incolumità degli operatori e dei degenti delle strutture».
Contestazioni che hanno portato da una parte al provvedimento dell’Asp ha disposto la chiusura della struttura ed all’altra all’apertura dell’inchiesta penale affidata al pm Elio Romano. Che, nei giorni scorsi, ha vissuto il passaggio cruciale del’invio a quattro indagati dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Adesso per gli indagati è scattato il conto alla rovescia dettato dal Codice di procedura penale che prevede che l’indagato cui venga notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari abbia 20 giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine, presentarsi per rilasciare dichiarazioni o chiedere di essere interrogato.
Giuseppe Lo Re
Gazzetta del sud
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