CROTONE – Sono scesi dai tetti i lavoratori dell’ex Sasol ed uno di loro s’è sentito male. Ma ha continuato come gli altri compagni di lavoro anche ieri notte a presidiare gli impianti della fabbrica ora di proprietà della Kg Kroton 2000 Inorganic chemicals. Neanche i dipendenti di Villa Giose hanno dismesso il loro presidio dopo due giorni e due notti di occupazione della casa di cura privata. Così si è chiusa la giornata di ieri dai due fronti della crisi. Due vertenze che rischiano di lasciare senza lavoro duecento famiglie.
La mattinata alla ex Sasol, che produce allumine e zeoliti e che dà lavoro a 60 persone, con un indotto di 40 operai, aveva visto un’escalation della protesta con alcuni operai che erano saliti sul tetto di una torre. Poi nel pomeriggio due di loro sono saliti su uno dei silos alto più di 30 metri.
Altri lavoratori che avevano passato la notte sul tetto di uno degli uffici della fabbrica, hanno esposto striscioni con su scritto: «Sì al lavoro, no all’assistenzialismo» e «80 anni di lavoro per costruire, cinque mesi per distruggere». Temono per il loro futuro i lavoratori dell’ex Sasol, rimasti in fabbrica senza materie prima da lavorare. Anche se «il mercato c’è e le richieste pure e molte aziende aspettano il prodotto», sottolineava Domenico Basile della Filcem-Cgil. «Perchè " chiedeva " la materia prima non c’è?».
È quello che si domandano tutti gli operai dello stabilimento ora di proprietà di Roberto Spaggiari, amministratore unico anche della Ceramica di Crotone (la ex Gres 2000) dichiarata fallita dal Tribunale nelle scorse settimane. Ed i lavoratori dell’ex Sasol temono soprattutto un effetto domino che coinvolga anche la loro fabbrica.
Ecco perchè l’altro ieri alcuni di loro sono saliti sul tetto di uno degli uffici dello stabilimento alzando il tiro di una protesta che ha assunto toni di disperazione quando due degli operai sono saliti ieri pomeriggio sul tetto di un silos alto più di 30 metri.
Hanno desistito dopo tre ore. Dopo l’arrivo dei vertici del sindacato confederale (c’erano Antonio Spataro per la Cgil, Pasquale Scerra per la Cisl e Mimmo Tomaino per la Uil), e l’intervento del sindaco Peppino Vallone e dell’assessore regionale alle attività produttive Francesco Sulla. Mentre hanno portato la loro solidarietà agli operai anche il presidente del Consiglio provinciale Benedetto Proto e l’assessore provinciale Salvatore Pane.
Scesi giù dal tetto del silos, uno dei due operai è stato colto da malore ed è dovuto ricorrere alle cure dei medici del 118. Poi è seguita un’assemblea in fabbrica durante la quale è stato comunicato che il prefetto Vincenzo Panico ha convocato le parti per martedì 23.
Oggi intanto i sindacati, la Rsu e le istituzioni locali con i rappresentanti politici del territorio si incontreranno per concordare un piano comune da discutere con la proprietà martedì. «Dobbiamo difendere il lavoro», ha sintetizzao il sindaco Vallone.
Ed il sindaco per oggi ha organizzato un incontro in Municipio anche per affrontare i nodi della difficile vertenza che coinvolge i dipendenti della Casa di Cura Villa Giose.
Come ha spiegato ieri il segretario della Fp-Cgil Franco Grillo che ha partecipato al presidio, i lavoratori per porre fine all’agitazione i lavoratori hanno chiesto all’azienda di fare chiarezza sulla complicata vicenda della vendita della clinica, più volte annunciata e sempre rivelatasi incompiuta, da ultimo ad un gruppo di imprenditori italiani e stranieri.
I settanta dipendenti dalla casa di cura si dividono in due tronconi: del primo, fanno parte 62 dipendenti di vecchia data ai quali la cassa integrazione in deroga è scaduta al 31 dicembre dello scorso anno; del secondo troncone, invece, fanno parte 12 nuovi assunti negli ultimi mesi. Tutti, comunque, lamentano di non ricevere nessun emolumento dall’azienda da due anni.
COMUNICATO DI VILLA GIOSE
Ieri sera il prof. dott. Umberto Conforto amministratore unico della società Villa Giose Srl ha diffuso un lungo documento nel quale sostiene le ragioni della proprietà. Conforto tra le altre cose scrive che: «La clinica Villa Giose ha un legittimo proprietario che, disponendo delle sue quote, ha trovato risorse finanziarie per far fronte agli impegni nascenti dalle varie istanze di fallimento presentate-udite udite- dagli stessi lavoratori che oggi reclamano chiarezza sul futuro della gestione aziendale; la proprietà, nello sforzo comune di salvare la clinica, ha promesso di cedere le quote parzialmente in ragione del 20%, il ricavato lo hanno investito nella società, pagando, così, anche i lavoratori dipendenti istanti; ad oggi, avendo saldato quanto preteso nell’istanza di fallimento, l’amministrazione di Villa Giose non riconosce ai lavoratori dipendenti alcuna mensilità di debito, se non quella eventualmente determinata da una istanza di conciliazione avanzata innanzi all’Ispettorato del Lavoro a seguito della notifica di ulteriori accertamenti ispettivi».
«Vorrei ricordare " sostiene Conforto " che i dipendenti di Villa Giose che oggi reclamano chiarezza sul futuro, sono gli stessi che hanno chiesto il fallimento della società, dopo aver ottenuto la cassa integrazione ed essersi rifiutati più volte di adempiere agli accordi presi in sede di contrattazione sindacale».
«In ultimo " scrive ancora Conforto " vorrei ricordare che è Villa Giose che ha ricevuto comunicazione dell’ASP di sospendere le attività, né è il sottoscritto Prof. Dott. Umberto Conforto a voler per forza essere amministratore di Villa Giose».
Conforto precisa in conclusione che per tramite lo studio legale Menzica Forlone, sono state presentate memorie contenenti deduzioni ai sensi della legge 241/90 all’assessorato regionale alla Sanità dopo la sospensione dell’autorizzazione alla clinica da parte dell’Asp. Una condotta quella dell’Asp che Conforto definisce assurda.
«Anche in sede pre fallimentare " sostiene l’amministratore unico di Villa Giose " il Tribunale, come chiaramente indicato nella sentenza di rigetto dell’istanze di fallimento ha verificato la costante rinascita dell’impresa che nello sforzo economico e finanziario è riuscita non solo a pagare le istanze di fallimento , ma ad assumere nuovo personale carente nell’organico della clinica».
(l. ab.)
Gazzetta del sud
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