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Processo Federica, un testimone spiega perché il dott. Pasqua veniva scartato – Gli ispettori regionali stilarono il rapporto sul dramma della sala operatoria raccogliendo delle voci

VIBO VALENTIA – Cinque giorni prima della morte di Federica Monteleone e tre dopo il drammatico intervento chirurgico nella sala operatoria provvisoria dello Jazzolino, la Regione inviò dei funzionari con il compito di redigere un rapporto su quanto accaduto.

Il 21 gennaio del 2007 in ospedale arrivarono i dottori Mario Martina e Rosalba Barone che, in effetti, rapportarono anche se il contenuto della relazione si basava e si limitava al racconto dei dirigenti su quanto successo durante l’intervento. E se la prima parte dell’udienza, con la deposizione in Aula di Martina e Barone, ha tirato in ballo la Regione, la seconda non è stata da meno.

In questo caso, infatti, nel corso delle testimonianza del dott. Antonio Mantella, a essere tirato in ballo è stato il governatore Agazio Loiero e il suo Esecutivo, dai quali sarebbe arrivato il diktat all’allora direttore generale dell’Asp, Francesco Talarico (avv. Giancarlo Pittelli) di non attribuire alcuna nomina al dott. Cesare Pasqua. Nomina, tra l’altro, inibita da una delle prescrizioni all’atto aziendale dell’epoca, da parte della giunta regionale, che prevedeva la decadenza dei dirigenti soltanto in caso di soppressione dei Dipartimenti.

Nello specifico il Dipartimento (né modificato e né soppresso) era diretto dal dott. Francesco Massara che lì è rimasto fino a fine contratto. Comunque, secondo quanto riferito dal testimone, Talarico avrebbe all’epoca commentato che la clausola della Regione «gli evitava di fare nomine che non erano gradite alla politica, per motivi di ordine giudiziario», specificando poi con chi identificasse la «politica».

Sono questi i due aspetti emersi ieri nel corso della sedicesima udienza del processo sulla morte di Federica a carico di nove imputati, tutti accusati di omicidio colposo, tranne l’ex direttore generale dell’Asp che risponde anche di tentata concussione ai danni del dott. Pasqua.

Relativamente al rapporto dei due ispettori regionali, è emerso che “verificarono” anche il carrello anestesiologico «dove erano collegate le prese verdi e nere», ha detto ieri davanti al Tribunale, Martina durante l’esame dell’avv. Pisani e «ci è stato anche riferito che nella sala non era stato effettuato il collaudo».

Insomma i due funzionari della Regione " come poi confermato in Aula dalla Barone " si limitarono, seguendo le disposizioni loro date, a prendere atto, tra gli altri, del racconto dei diretti interessati, oggi tutti a giudizio per la morte della studentessa.

E dopo il velocissimo esame da parte degli avv. Enzo Cantafio (parte civile), Angelo Calzone (difesa Antonio Stuppia, assieme all’avv. Giovanni Marafioti) e Antonio Crudo (difesa Nicola Gradia), è stato il pm Fabrizio Garofalo a porre in risalto l’inutilità del rapporto, «relazione tecnica " ha osservato il pm " fatta da funzionari non tecnici e su circostanze che sono state loro riferite. Allora se non avevano le competenze, che relazione hanno fatto?».

E su questo aspetto in particolare, al termine dell’udienza, la mamma di Federica, Mary Sorrentino, ha voluto dire la sua. «È una vergogna " ha ribadito " è stata una farsa e giorno dopo giorno, in quest’Aula, si sta dimostrando che molti proprio non hanno più dignità. Se al presidente Loiero ne rimane, lo dimostri e si tiri fuori da questo processo». La Regione, infatti, si è costituita parte civile, attraverso l’avv. Giuseppe Fonte.

Dei quindici testimoni della lista della difesa del dott. Alfonso Luciano (avv. Annarosa Lamacchia e Pisani) ieri in aula ne sono arrivati soltanto tre. Infatti oltre al dott. Martina e alla dottoressa Rosalba Barone (entrambi dirigenti del Dipartimento tutela della salute della Regione) si è presentato il dott. Mantella, funzionario amministrativo Asp.

La sua testimonianza ha toccato aspetti amministrativi dell’Azienda sanitaria, legati alla vicenda di Federica per il coinvolgimento del dott. Cesare Pasqua che si rifiutò di rilasciare una certificazione di agibilità della sala provvisoria, così come richiestogli dall’ex direttore generale dell’Asp Francesco Talarico (avv. Giancarlo Pittelli), nei confronti del quale la Procura ha di recente modificato uno dei capi di imputazione (istigazione alla corruzione), in tentata concussione, ai danni appunto di Pasqua.

A insistere su questo aspetto della vicenda è stato l’avv. Vincenzo Galeota (studio Pittelli) il quale ha chiesto al testimone se aveva trattato, con il dott. Pasqua, temi relativi alla sua eventuale nomina a dirigente del Dipartimento di prevenzione.

Da qui tutta la spiegazione sull’atto aziendale, le clausole e quant’altro. Al termine dell’esame del testimone il presidente del Tribunale Giancarlo Bianchi ha fissato la prossima udienza per il 5 marzo. In programma l’esame di tutti i testimoni (tranne i consulenti tecnici) della lista della difesa del dott. Talarico.

Oltre a Luciano, Stuppia, Talarico e Gradia, sono a giudizio per la morte di Federica: Francesco Costa (avv. Armando Veneto e Giuseppe Altieri); Pietro Schirripa (avv. Raffaele Manduca e Antonio Mazzone); Roberto De Vincentis (avv. Giovanni Marafioti); Antonio Bruni (avv. Italo Reale) e Matteo Cataudella (avv. Leonardo Mazza).

Parti civili, oltre ai genitori di Federica e ai nonni (rappresentati dagli avv. Enzo Cantafio e Carlo Rossa), anche Cittadinanzattiva (avv. Giovanna Fronte). Responsabile civile l’Asp (avv. Bruno Doria).

Marialucia Conistabile

Gazzetta del sud

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