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Troppi minori impigliati nella Rete – Marziale: «La scuola deve aiutare i bambini a diventare cittadini del web»

REGGIO CALABRIA – Chat, social-network, forum, newsgroup, sono solo alcuni degli innumerevoli strumenti che caratterizzano quella che da più parti è stata ribattezzata “generazione internet”. Bambini e adolescenti che fanno uso spasmodico delle nuove tecnologie legate alla rete, spesso senza la consapevolezza dei rischi e delle insidie a cui soprattutto i più piccoli posso essere esposti in questo mondo virtuale, nel quale troppo spesso vengono lasciati da soli.

Ed è con questo tema di discussione, “Il minore e le insidie del web tra e-commerce e pedopornografia”, che si è presentare al grande pubblico la neo costituita associazione “Pro famiglia”, nel corso di un dibattito, ieri sera alla Provincia, al quale hanno partecipato il presidente del sodalizio, l’avvocato Nadia Maria Aguglia, il presidente del Tribunale, Luciano Gerardis, la professoressa Franca Panuccio, docente all’Università di Messina, il presidente della prima sezione penale della Corte d’Appello, Iside Russo e il primo dirigente della Polizia di Stato, Sergio Iannello.

A tenere a battesimo la neo associazione è stato il fondatore e presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori, Antonio Marziale, da anni impegnato nella lotta al crimine pedofilo sul web.

Ai saluti del presidente dell’Ordine degli avvocati, Alberto Panuccio, è seguito l’intervento dell’Aguglia che ha illustrato le finalità dell’associazione, «un sodalizio " ha detto " aperto all’adesione di avvocati, praticanti avvocati e altre figure professionali, che nasce da una spiccata sensibilità e attenzione alle tematiche inerenti le dinamiche familiari, la genitorialità e le problematiche riguardanti l’universo minorile, in un momento storico in cui le questioni familiari balzano all’attenzione quotidiana, a volte in termini anche drammatici».

Il rapporto del minore col web è stato esaminato sotto molteplici profili, da quello civilistico e penalistico, ampiamente affrontato dalla professoressa Franca Panuccio, a quello psicologico e sociologico, trattato da Antonio Marziale.

«Negli ultimi anni " ha affermato il sociologo taurianovese " il rapporto tra i minori e le nuove tecnologie è stato un crescendo. I ragazzi di oggi sono quelli nati nell’era della tecnologia avanzata della comunicazione e lo stesso internet rappresenta il medium per eccellenza, al quale s’interfacciano quotidianamente per lunghe ore. In un quadro complesso come questo, la prima preoccupazione dovrebbe essere quella di creare dei percorsi di educazione ai media che possa in qualche modo facilitare una cittadinanza dei bambini nell’ambito mediatico, e non una sudditanza come avviene oggi».

Secondo Marziale, dunque, è innanzitutto la scuola a dover aiutare i ragazzi a diventare cittadini del web. «I nostri bambini " ha proseguito il presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori " non possiedono gli strumenti per codificare bene il messaggio e per discrernere il vero dal falso, la fiction dalla verità. E questa è una delle lacune del nostro percorso di istruzione.

Già nel 1970 l’Unesco cominciò a patrocinare i primi percorsi di educazione ai media, ma a distanza di 40 anni l’Italia non dispone ancora dell’insegnamento organico di educazione ai media nelle scuole. Non solo. Nel nostro Paese siamo in ritardo anche sull’insegnamento dell’educazione sessuale, due temi che si intersecano tra di loro se si pensa che la stragrande maggioranza dei reati perpetrati dai minori sui minori stessi è un intreccio di tecnologia e sessualità deviata.

Infatti, per emulare i modelli pornografici che questi ragazzi vedono in maniera incondizionata su internet, violentano la ragazzetta senza rendersi conto di commettere un reato. Poi, per dare conferma a se stessi di essere cresciuti, per dimostrare di esistere ed essere qualcuno, mettono tutto questo in rete e lo veicolano tramite youtube o i telefonini. Un intreccio perverso che sta creando disordine sociale e un danno incredibile per il futuro dell’umanità».

Marziale ha poi ricordato che in questi anni l’Italia si è dotata di due significativi strumenti legislativi come il “codice internet e minori” e il “codice tv e minori”, recepiti dalla legge Gasparri e dei quali è stato estensore lo stesso presidente dell’Osservatorio.

Ma quali sono i minori più a rischio. Secondo Marziale «quelli che vengono lasciati a casa dai genitori impunemente davanti al video per ore, perché le mamme sono convinte che in questo modo non escono e non corrono rischi per strada. Oltre a quelli che utilizzano le chat, dove c’è il maggiore rischio di imbattersi nei pedofili.

Come Osservatorio " ha concluso Marziale " abbiamo fatto richiesta all’Onu affinché la pedofilia venga riconosciuta come crimine contro l’umanità, ma ancora non abbiamo ottenuto risposta. Sono piccoli passi, ma il grande passo dev’essere fatto dalle famiglie. Sono loro che devono essere attente a questo rapporto che i figli hanno con il potenziale orco che sta dall’altra parte».

Domenico Malara

Gazzetta del sud

1 commento

  1. Rossella Francesca e Anna 24 febbraio 2010 alle 06:22

    Ci chiediamo perchè mai un professionista come Antonio Marziale non venga chiamato a fare politica, a rappresentare un mondo più sano per i nostri figli…

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