23 febbraio, 2010
Andare oltre
Ho trascorso la mattinata del 22 febbraio assieme ad un cronista. Un cronista che mi stava antipatico, ma che non ho mai potuto fare a meno di seguire perché quando ho cominciato a scrivere in questa terra, in questa città, raccontarne vizi e contraddizioni, le notizie le dava lui. Oggi lo considero un amico. Anche se la confidenza non è tanta ho già ottenuto il dono di qualche “lezione” di giornalismo. E ad uno come me non possono che fare bene.
Proprio ieri mattina, mentre si tentava – tra il serio ed il faceto – di capire in che modo, oggi, il potere criminale che governa questo territorio si riorganizza e si rafforza. Come amministra la giustizia e ridistribuisce i proventi delle attività illecite, ci siamo domandati, tra le altre cose, da che parte stare facendo questo maledetto mestiere.
Ancora non era arrivato in redazione e ci siamo lasciati poco prima che si facesse l’ora di pranzo.
E poi ho saputo quello che è successo. Qui in rete.
Giuseppe Baldessarro è un giornalista.
E’ un giornalista che si è occupato di politica, provocando non poche grane a quel gruppo di banditi che si accomoda al banchetto delle risorse dei contribuenti, spesso grazie ad un sostegno elettorale che si regge su clientele e ‘ndrangheta. Il suo lo scoop sul “concorsone” del Consiglio Regionale (legge che assumeva a tempo indeterminato i membri delle strutture speciali dei consiglieri regionali che, però, sceglievano direttamente i componenti. Spesso amici e parenti).
Due giorni fa ci ha spiegato come un parroco, un consigliere comunale (già presidente di circoscrizione), assieme a un paio di mafiosi, studiavano strategie politiche a cavallo tra le Regionali del 2005 e le amministrative del 2007.
Due giorni consecutivi di “notizie” come in nessun altro giornale. Le reazioni? Sarebbe dovuto venire giù il diluvio e invece niente.
Ancora prima fu lui l’unico a pubblicare il nome di Armando Veneto nell’ambito dell’inchiesta “Rosarno è nostro 2″. L’avvocato della piana di Gioia Tauro, ex parlamentare europeo dell’Udeur, assolutamente non indagato veniva tirato in ballo da alcuni personaggi vicini o organici alla cosca dei Pesce-Bellocco di Rosarno perché avrebbe consigliato sottilissime strategìe difensive per l’ottenimento di benefici quali differimenti di pena o scarcerazioni, attraverso una profonda conoscenza della turnazione dei magistrati del Riesame e del Tribunale di Sorveglianza. Potremmo dire che conosceva (e conosce!) molto bene gli “orientamenti dottrinali” di qualche toga. Lo stesso avvocato passato agli onori delle cronache per aver formulato l’elogio funebre al boss Gioacchino Piromalli senior, tanti anni fa.
Solo che quando scrivi qualcosa di veramente forte, in questa Città sorda non succede nulla. Rimani isolato. Hai urlato in mezzo al vuoto più totale. Senti l’eco e poi il fastidioso ronzio del silenzio.
Ma il suo lavoro non piace più. Non è mai piaciuto. Né alle cosche, né alla politica, né ai circoli di industriali, massoni e affini.
Così la lettera corredata dai pallini di fucile la fanno recapire alla redazione di Reggio del Quotidiano.
“Non andare oltre”.
Un messaggio chiaro. Esplicito. Perentorio.
Mi hanno chiesto – e mi chiedono ancora – se ho paura dopo quello che è successo a me. Rispondo di no. E continuerò a farlo.
Ma quello che è successo a Michele Albanese, Angela Corica, ieri a Filippo Marra Cutrupi, al sottoscritto, oggi a Peppe Baldessarro mi fa capire che qualcosa sta accadendo.
Voi non lo vedete, ma io sì.
Le intimidazioni di questi giorni sono la tracciatura di un solco, profondissimo. Una barriera, un confine, un limite. E’ stata tirata una linea di fronte a noi. Di fronte a tutta l’informazione di questa regione.
La stessa linea che è stata tirata di fronte alla magistratura reggina con la bomba davanti la Procura Generale.
Un messaggio per tutti.
Per chi ha sempre fatto il proprio dovere e, forse, anche per chi lo ha fatto a giorni alterni. Ma il messaggio è unico.
Superare quella linea significa accettare non una sfida dei singoli. Ma una lotta diffusa di difesa della dignità di ciascuno di noi.
Superare quella linea non è spavalderia, né incoscienza.
Superare quella linea è dire da che parte si è deciso di rimanere.
Per questo “andare oltre” è qualcosa che già apparteneva al passato.
antonino monteleone
antoninomonteleone.it
categorie: informazione
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