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Call center, i dipendenti si affidano al giudice – Dopo mesi di protesta gli operatori ancora in cerca di risposte e di uno stipendio che non arriva da 4 mesi

VIBO VALENTIA – É una storia lunga, che da località Aeroporto aveva portato davanti la Prefettura, dentro il palazzo Municipale. C’era stato il tempo dei fischietti, delle proteste, dei sit-in a Catanzaro. Così gli operatori del call center dell’ex Phonomedia, oggi Omega, dipendenti della “locale” Soft4web avevano acceso i riflettori sulla loro vertenza.

Una vicenda che, ieri mattina, è approdata davanti al Tribunale. Si cerca un’ancora di salvezza e davanti al palazzo di giustizia, i lavoratori hanno voluto portare la loro istanza «per sensibilizzare il Tribunale sulle richieste avanzate sullo stato di insolvenza della società». Parola è stata passata, quindi, ai legali degli operatori Omega, e in particolare agli avvocati di Cgil, Cisl e Uil che seguono la vertenza, Sabrina Caglioti (Cisl), Paolo Fuduli (Uil) e Angela Di Renzo (Cgil).

A loro il compito di portare la voce dei lavoratori dentro le aule del Tribunale, «per chiedere " hanno spiegato gli operatori con striscioni davanti la sede di corso Umberto " la dichiarazione di stato d’insolvenza e il commissariamento dell’azienda».

Con amarezza e rassegnazione, ma soprattutto con stanchezza. Perchè l’occupazione dello stabilimento prosegue e da ottobre nessuno stipendio è stato incassato dai 235 lavoratori di località Aeroporto. Ognuno con la sua storia, con quel mutuo da pagare, con la famiglia da mantenere. Una vertenza lunga e sfiancante quella sostenuta. Tra alti e bassi, per denunciare arretrati non pagati, mobbing e una storia che fa tornare indietro nel tempo.

Quattro anni di attività, per la società che da Trapani e Trieste e fino all’Argentina aveva iniziato a farsi strada. Quindi, i finanziamenti per i corsi di formazione con la 488, i fondi comunitari per creare occupazione nel Sud. Poi, i tempi “freddi” nel dicembre 2008, quando si inizia a parlare di crisi, il compromesso fra azienda e lavoratori che accettano di essere pagati in più trance.

A giugno l’estate non riscalda la situazione e anzi sembra precipitare, tanto che i sindacati intervengono per firmare un accordo che consenta ai lavoratori di avere certezze sulle date dei pagamenti e garanzie sul futuro. Si arriva, quindi, a settembre e al passaggio da Phonomedia a Omega e alla riorganizzazione. Poi, tempo di proteste, l’occupazione della sede, i dialoghi spesso mancati fra lavoratori e società, l’occupazione di palazzo “Luigi Razza”.

Queste alcune delle tappe che riportano al presente. Un presente sempre più incerto, con il pensiero rivolto a quegli 11 milioni che la Regione ha erogato alla Phonomedia. Tante le sollecitazioni all’assessore regionale Maiolo per avere chiarezza e per sapere cosa la Regione intendesse fare.

Tanti interrogativi, troppi senza risposta. Per quell’operazione “call center” e «quelle scatole vuote», per come denunciano gli operatori, che accomunano Vibo a Catanzaro, dove la protesta spesso si è spostata.

Ieri mattina davanti al Tribunale per «sensibilizzare», tra stanchezza e un riso amaro. Per l’ennesima vertenza di una terra che non si rialza. In cerca di occupazione, di giustizia. E di fatti. Quelli che chiedono gli operatori di località Aeroporto che avevano creduto. Di aver trovato un lavoro. Nella terra delle promesse e delle illusioni.

Stefania Marasco

Gazzetta del sud

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