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Diga dell’Esaro In attesa degli arretrati i lavoratori tornano sul piede di guerra – Venulejo (Filca Cisl): il fallito accordo delle scorse ore ripropone l’incubo di una vicenda senza fine

S. AGATA D’ESARO (CS) – «Una vertenza senza fine». È questo il laconico commento di Mauro Venulejo, segretario provinciale della Filca-Cisl, dopo il mancato accordo tra le parti di lunedì pomeriggio per i salari arretrati agli operai della Diga sull’Alto Esaro. I quali, così, sono di nuovo sul piede di guerra. E minacciano, insieme al sindacato, azioni eclatanti.

Eppure stavolta sembrava esserci uno spiraglio perchè erano state sbloccate delle somme da Sorical verso Impresa Spa (l’azienda appaltatrice).

Nel corso dell’incontro, svoltosi alla Direzione provinciale del Lavoro di Cosenza, le organizzazioni sindacali (erano presenti Venulejo per la Filca-Cisl, Bruno Marte per la Feneal-Uil e Antonio Di Franco per la Fillea-Cgil), hanno ribadito «la necessità del pagamento dei salari maturati alle maestranze ed a quei lavoratori licenziati e non ancora pagati, contestando inoltre alla Bam srl (azienda subappaltatrice) il mancato pagamento dei propri dipendenti e ad Impresa Spa di non essersi sostituita al pagamento dei salari a norma del vigente contratto, nonostante la diffida».

Il dito nella piaga è stato messo quando si è parlato di «gravi carenze contrattuali», sopratutto se si pensa che il sindacato aveva chiesto a Sorical «il blocco dei Sal (Stato avanzamento lavori) per pagare le spettanze sostituendosi alle due aziende inadempienti».

Soldi elargiti, in altre parole, ma utilizzati per coprire altre spese e non i padri di famiglia che ormai vivono sull’orlo del baratro. Per questo, le sigle sindacali hanno chiesto «l’attivazione delle procedure da parte del servizio Ispezioni del Lavoro».

Le aziende, dal canto loro, hanno dichiarato che «onoreranno prima le spettanze dei subappaltatori», e Sorical «di aver agito secondo quanto previsto dal vigente contratto, ribadendo alle aziende di pagare il dovuto nei tempi tecnici necessari». Una tiritera che non ha più fine.

Per questo i lavoratori, da ieri mattina, sono di nuovo in cantiere in stato d’agitazione. A loro hanno fatto visita i delegati dei sindaci di Malvito e Sant’Agata d’Esaro, comuni più interessati alla vicenda, che nei primi di marzo, come dichiarato, «daranno vita ad un consiglio comunale congiunto per dipanare la vicenda».

È proprio la politica, infatti, che dovrebbe dare delle risposte più serie. Non bastano le grandi dichiarazioni che la Regione sta facendo a proposito dell’invaso, affermando che «la grande Diga dell’Esaro» è da annoverare tra “le cose fatte” in un librone, dal titolo omonimo, dove pagina 106 è dedicata all’opera per la quale «gli investimenti previsti per l’intera realizzazione, il relativo schema idrico e le opere di interconnessione sono pari a 471 milioni di euro, di cui 48 milioni di euro provenienti da finanziamenti privati (So.Ri.Cal.)».

Certo, fa un po’ impressione – per quello che sta accadendo – parlare di queste cifre. Così come non ha convinto i lavoratori la visita dell’assessore Incarnato a Malvito, domenica scorsa, quando l’ha ridefinita «un’opera strategica» senza però fare alcun cenno ai problemi reali che ci sono.

Alessandro Amodio

Gazzetta del sud

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