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La sfortuna di Scopelliti? Non essere nato a Palermo – Il ricordo della figlia Rosanna: oggi è difficile trovare persone che credono nella giustizia e nel diritto come faceva papà

CATANZARO – È il pomeriggio del 9 agosto 1991 quando il magistrato di Cassazione Antonino Scopelliti viene ucciso nel suo paese natale, Campo Calabro, alle porte di Reggio Calabria. Il suo nome rimane soltanto quattro giorni sulle pagine dei giornali, poi l’oblio. Solo l’impegno di sua figlia Rosanna, a distanza di vent’anni, ha rotto il sostanziale silenzio intorno alla figura del giudice.

«Ha avuto la sfortuna di morire quando l’Italia era in ferie ma soprattutto non era palermitano. Il problema della mafia calabrese è stato sempre sottovalutato, è questo il destino dell’immagine di una Calabria alla deriva di cui non va approfondito nulla». È l’analisi di Antonio Prestifilippo, giornalista e caposervizio della Gazzetta del Sud, autore del libro “Morte di un giudice solo” dedicato ad Antonio Scopelliti.

Il volume è stato presentato all’auditorium nell’ambito dell’iniziativa in ricordo del giudice calabrese organizzata dall’associazione culturale “Variazioni”.

Una suggestiva drammatizzazione di alcune pagine del volume di Prestifilippo ha riportato gli spettatori al giorno dell’omicidio, ha calato il pubblico nell’atmosfera del maxi-processo alla mafia siciliana nell’ambito del quale il giudice doveva sostenere la pubblica accusa davanti alla Corte di Cassazione. E poi le parole della moglie, degli amici più cari e, infine, della figlia, riprese dagli allievi del laboratorio teatro Politeama hanno reso tutto ancora più commovente.

Eugenio Conforto e Mariagrazia Leo, rispettivamente presidente e vice presidente del’associazione, hanno scavato ancora nell’intimo di Rosanna Scopelliti: «Papà non era un eroe; era un magistrato come tanti altri, faceva il proprio lavoro con coscienza e dignità. Era come tutti i calabresi legati alla propria terra.

Oggi " ha detto ancora Rosanna Scopelliti " è difficile trovare persone che credono nella giustizia e nel diritto come lui, io lo rivedo nella gente comune onesta che pur di non scendere a compromessi vive di sacrifici ma con dignità».

Rosanna Scopelliti non ha ancora digerito la scarsa attenzione che tutti hanno dedicato alla tragica vicenda di suo padre e le difficoltà che ancora oggi deve affrontare per tenere vivo il suo ricordo; solo il movimento “Ammazzateci tutti” ha dato manforte alla sua Fondazione che, tra le altre cose, rimane accanto ai familiari delle vittime della mafia.

Il volume di Antonio Prestifilippo uscito nel 1995 è stato recentemente ristampato in una versione arricchita proprio con le testimonianze della figlia del giudice.

Il testo ripercorre, attraverso testimonianze e atti giudiziari, gli ultimi anni e gli ultimi mesi di vita del magistrato, ricostruendo il clima che si viveva in quei tempi nella provincia di Reggio e nell’intera Calabria.

Giusy Armone

Gazzetta del sud

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