26 febbraio, 2010 

Banda di zingari con l’aiuto di “italiani” – Imputate di favoreggiamento quattro persone che hanno pagato il riscatto ai loro estortori

LAMEZIA TERME – Devono rispondere di furto, estorsione e associazione per delinquere le 15 persone, tra cui un minorenne, arrestate ieri mattina dai carabinieri, nell’ambito di un’operazione denominata “Ambassador” contro un’organizzazione specializzata nel furto di automobili. La maggior parte di loro è nota alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio e la persona.

Alcuni sono rom e vivono nell’accampamento di Scordovillo che ospita oltre mille persone ed è il più grande della Calabria, altri nelle palazzine popolari di contrada Ferrantazzo, nel cosiddetto complesso “Ciampa di cavallo”.

La novità è che l’organizzazione era composta non solo da rom ma anche dai cosiddetti “italiani”, come vengono chiamate dagli zingari le persone che non appartengono alla loro etnia. C’erano pure due rumeni e due giovani d’origine probabilmente marocchina nati in Italia.

Un aspetto questo che sta emergendo alla luce delle altre inchieste che la magistratura ha attuato sul territorio con altre operazione come quella portata a termine ieri mattina dai carabinieri della locale Compagnia. Gli inquirenti, infatti, temevano un’espansione extraterritoriale della criminalità rom, nel senso che gli spazi d’azione criminale degli zingari si stavano allargando in altre parti del territorio.

I furti scoperti non si limitavano solo nel Lametino, ma erano messi a segno in altre aree come Catanzaro, Marcellinara, Pizzo e Amantea.

Le persone finite in carcere sono: Roberto Berlingieri 28 anni; Salvatore Molinaro di 37; Luca Bevilacqua 26; Tonino Bevilacqua 28; Fiore Berlingieri 41; Antonio Bevilacqua di 32 anni; Cosimo Passalacqua 37. Questi tutti lametini. Mara Panzarella 33 anni di Curinga; Zaccaria Ben Moussa 20 anni residente a Curinga; Beatrice Andrea Paraschiva 22, nata in Romania e residente in città; Yosef Ben Moussa 23 anni di Curinga.

Tra gli arrestati anche due persone che all’epoca dei fatti erano minorenni: i diannovenni M. C. e D. A., 19 anni, e il minorenne D.B. di 17 anni. Mentre a Robert George Paraschiva 23 anni rumeno residente in città, il gip ha concesso i domiciliari.

Le indagini che hanno portato agli arresti sono iniziate nel settembre 2008, quando fu denunciato alla stazione dei carabinieri di Sant’Eufemia il furto di un’auto. I particolari dell’operazione sono stati resi noti ieri mattina dal procuratore Salvatore Vitello, dal comandante della Compagnia dei carabinieri Stefano Bove e dal tenente Michelangelo Lo Buono.

Le indagini sono state condotte dal Nucleo operativo, dalla Stazione di Sant’Eufemia e coordinate dal sostituto procuratore Maria Alessandra Ruberto. Le ordinanze sono state emesse del gip Barbara Borelli.

Tra gli indagati ci sono le vittime dei reati che hanno pagato e che non hanno denunciato il fatto. Per loro la procura aveva chiesto l’arresto non accolto dal gip.

Tra le persone arrestate anche Mara Panzarella, sorella di Santo, il giovane sequestrato ed ucciso otto anni fa perché avrebbe avuto una relazione con la moglie del boss di Filadelfia Rocco Anello.

Secondo l’accusa la giovane Panzarella avrebbe avuto il ruolo di custodire le auto che venivano rubate dalla banda in attesa d’essere restituite ai proprietari in cambio della consegna di denaro. Il garage era un capannone di San Pietro Lametino, dove sono state rinvenute una Fiat Croma, una Volkswagen Passat, un’Alfa 147, una Fiat Punto e un furgone Fiat Ducato.

I mezzi a volta venivano nascosti nella pineta di località Prato, in piena area ex Sir. Dove i carabinieri hanno trovato tre Punto ed una Panda rubate.

Nell’ambito dell’operazione sono stati denunciati i proprietari di quattro auto rubate per favoreggiamento: avrebbero pagato il riscatto per riavere i loro mezzi. All’identificazione degli autori dei furti e di mediatori i carabinieri sono arrivati grazie ad una certosino lavoro investigativo.

Tra le difficoltà incontrate dai carabinieri c’é stato il dialetto stretto usato dagli arrestati che, spesso, come ha spiegato il capitano Bove, parlavano del furto come della “mbasciata”, da cui è derivato il nome dato all’operazione. Un intervento che il procuratore ha definito «una brillante azione investigativa dei carabinieri comandati egregiamente dal capitano Bove con la collaborazione importante del tenente Lo Buono».

Vitello ha detto che è stata sgominata una «struttura organizzata, caratterizzata da un insieme di persone che sono prevalentemente di etnia rom, che disponeva di una base logistica».

Giuseppe Natrella

Gazzetta del sud

categorie: Notizie Catanzaro, cronaca

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