Schede bianche da votare, requisite non si sa bene come agli emigrati italiani in Germania. Con l’aiuto del clan ‘ndranghetistico degli Arena. E’ così che il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo si è fatto eleggere nel collegio europeo dell’estero nel 2008.
L’ordinanza di 1600 pagine consegnata dal gip di Roma Aldo Magigni a 56 indagati racconta che con le elezioni anticipate del 2008, l’imprenditore nero Mokbel – ora in custodia cautelare a Rebibbia con l’accusa di riciclaggio – punta al salto di qualità.
«Per lungo tempo lo stesso (Mokbel ndr) è stato coinvolto in gravissimi fatti di reato ascrivibili ad esponenti della destra extraparlamentare ed è stato destinatario di provvedimenti cautelari per fatti omicidiari collegati ad azioni di gruppi terroristici di estrema destra unitamente a soggetti (quali ad esempio Carminati Massimo) ancora oggi oggetto di ricerche da parte delle Forze di Polizia».
Per ottenere un successo elettorale sicuro in Germania, Mokbel e Di Girolamo si rivolgono a Franco Pugliese, collegato al clan ‘ndranghetistico degli Arena. Pugliese ha già avuto parecchi problemi con la giustizia. Siccome però vuole comprarsi uno yacht da 250mila euro, propone a Mokbel lo scambio: «Ha chiesto ai “romani” che la sua nuova barca, già ordinata ed in fase di allestimento a Trapani, venga intestata fittiziamente a qualcuno».
Niente di più facile per questi esperti di riciclaggio, notano i magistrati: «La “Stama 37″, denominata “Franck one”» viene intestata «alla società Adv & Partners S.r.l. di Roma il cui responsabile legale della Adv & Partners S.r.l. era Roberto Caboni, cugino di Marco Iannilli, a sua volta incaricato da Colosimo e Mokbel di trovare un prestanome».
Il 25 marzo 2008, Mokbel va in Calabria per avviareil rapporto di collaborazione «finalizzato alla costituzione di un “gruppo di lavoro” (Macori Roberto, Gabriele Giovanni ed altri sconosciuti) che in Germania avranno il compito di procacciare le schede elettorali in bianco (su cui venivano poi apposte le preferenze per il candidato Di Girolamo)», scrive ancora il gip.
L’incontro tra Mokbel e Pugliese è «nato sotto la attenta regia e grazie proprio alla mediazione dell’avv. Paolo Colosimo». Di Girolamo, che in questi giorni sembra far quello che è passato in Calabria per caso, sembra invece pienamente consapevole della partita in corso. Il 24 incita Mokbel a telefono: «Comunque, noi la partita grossa, grossa, grossa, grossa è proprio quella di domani, perché se domani …(inc)… (riferendosi all’incontro con i calabresi, continuando:) …domani, domani potrebbe essere una marcia in più perché se domani, nel consesso di quelle persone c’è qualcuno che … ecco, è fatta … quelli … possono … l’ago della bilancia è tutto lì».
Il gruppo si attiva immediatamente. E tiene costantemente aggiornato Di Girolamo. Quel Roberto Macori che ha già partecipato all’incontro in Calabria, chiama Di Girolamo il 4 aprile 2008 a pochi giorni dal voto: «Siamo entrati nel quartiere turco, l’abbiamo attraversato … non sai che cosa vuol dire … siamo entrati in una casa di disperati italiani … col cane che abbaiava, la ragazzina che cacava … e ci hanno dato una ventina di voti ……in questa casa io non ho voluto mettere piede dentro, ho aspettato fuori, il sor Giovanni è entrato … perché mi faceva talmente schifo … è entrato il sor Giovanni, con la sua …diciamo verve calabrese … si è preso i voti e se ne semo andati …».
Macori racconta poi che il ruolo di Giovanni Gabriele è stato fondamentale: «Ti confermo, er Giovanni qui, è il capo della direzione Germanica…». Macori è decisamente soddisfatto e racconta a Di Girolamo che la raccolta di schede procede alla grande. E prende tutta la Germania: «Stanno scendendo da tutta la provincia di Stoccarda, stanno venendo dalla … Francoforte … abbiamo fatto un punto di raccolta qui al club dell’Inter … stanno arrivando dappertutto, dappertutto, dappertutto».
«Che il reperimento delle schede in bianco sia avvenuto mediante pagamento di denaro agli emigrati, o di minacce implicite od esplicite formulate da inviati dalla famiglia o per consegna spontanea da parte degli stessi a semplice richiesta, non è chiaro né sarà verosimilmente possibile accertarlo», scriverà poi il gip Aldo Morgigni.
Che il capo resterà sempre e comunque Mokbel, sarà lui stesso a chiarirlo a Di Girolamo con quella frase che ha già fatto il giro d’Italia: «Mokbel provvederà poi a chiarire a Di Girolamo, che lui resta il capo come dimostrano le intercettazioni pubblicate nei giorni dell’elezione del senatore: «Non mi interessa se ti è venuta la senatorite…A me di quello che dici tu, per me Nicò, puoi diventà pure Presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio, cioè nel mio cranio sei sempre il portiere, no nel senso che tu sei uno schiavo mio, per me conti… scusa conti come il portiere, capito Nicò?».
«Nicò» Di Girolamo del resto ha poco di cui lamentarsi. Dal 2004 in poi ha partecipato a tutte le operazioni di riciclaggio organizzate dalla società di Mokbel assieme ad un ramo di Telecom e a Fastweb. E’ lui a detenere i rapporti con la Egobank di Lugano, banca d’appoggio fondamentale per la triangolazione dei capitali, in cui siede come membro del cda.
A gennaio 2008, Mokbel gli fa avere 4 milioni di euro di stecca, come racconta l’intercettazione ambientale in cui della torta spartita «4mila vanno a Nic»: «L’affermazione “quattromila Nic”, considerata la consuetudine di Gennaro Mokbel di esprimersi in termini elusivi e distorti, corrisponderebbe, verosimilmente, a “quattro milioni di euro”, tenuto conto del ruolo attivo svolto dal DI GIROLAMO nella complessa operazione di riciclaggio dei compensi (c.d “stecche”) attraverso un complesso ed articolato circuito societario alla cui creazione lui stesso aveva partecipato e complessivamente ammontante ad oltre 190 milioni di euro».
Le stecche sono generose per tutti: Il maggiore della guardia di finanza Luca Berriola, attualmente in servizio presso il comando di polizia valutaria, prende 1,5milioni di euro.
Mercoledi scorso, davanti alla giunta per le autorizzazioni presieduta dal pd Marco Follini, Di Girolamo ha assicurato di non aver alcun rapporto con la ‘ndrangheta. Ma la giunta del senato vuol portare il caso in aula in settimana.
Sara Menafra
ilmanifesto.it
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