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Da Capo Rizzuto a Milano, gli affari degli Arena

CROTONE – Spiagge sottili color cannella e baie naturali, rocce di tufo e calanchi d’argilla. Ma anche un’area ad alta concentrazione mafiosa. Questo è il crotonese. Un tempo terra di industrie e provincia operaia. C’era la Pertusola, la Montedison, poi diventata Enimont ed Enichem, e la Cellulosa Calabra, una cartiera. Per la Cellulosa lavorava anche Luigi Vrenna, detto ‘u Zirru (lo zirro è il recipiente di stagno dove viene raccolto l’olio appena spremuto), capostipite della mafia crotonese.

Con un pianale trainato dal cavallo trasportava il legno che arrivava al porto. Presto dal cavallo passò al trattore e poi alla Mercedes. È un clan vincente, quello dei Vrenna. Negli anni ’70 uscì vincitore da una sanguinosa faida con i Feudale per il controllo di un’area che, grazie alla presenza del porto, rappresentava un punto nodale per il contrabbando di sigarette e il traffico di droga. Nonché base di transito delle armi provenienti dai traffici mediorientali.

Oggi, a Crotone, dominano ancora i Vrenna, assieme ai Ciampà e ai Bonaventura. Ma l’epicentro mafioso si è spostato altrove. Nei paesi dell’entroterra (Petilia Policastro, Mesoraca, Roccabernarda) e, soprattutto, nei paesi della costa. Ci sono i papaniciari, ossia le cosche Megna e Russelli, in guerra tra loro dal 2008. Ci sono i cutresi, la potente ‘ndrina dei Grande- Aracri. E, poi, su tutti, ci sono gli isolani, gli Arena e i Nicoscia, quelli di Isola Capo Rizzuto.

Un gioco di alleanze, un risiko di faide. È questa la storia della mafia crotonese. Famiglie potenti e terminali di interessi consistenti. Ma in guerra perenne tra loro. Soprattutto dopo il definitivo addio al megaprogetto turistico Europaradiso, sette miliardi di investimenti, la cui realizzazione, nel territorio a nord di Crotone, avrebbe sfamato gli appetiti dei clan.

Ad ogni modo è Isola Capo Rizzuto l’ombelico della ‘ndrangheta crotonese, dove le divergenze tra gli Arena e i Nicoscia, alleati del clan Grande-Aracri di Cutro, hanno da tempo saturato la riserva d’odio.

Dopo l’uccisione del boss cutrese Antonio Dragone nel 2004 si sono registrati diversi omicidi, tra cui quello spettacolare di Carmine Arena, eliminato con un bazooka mentre si trovava a bordo della sua autovettura blindata, e quello di Pasquale Nicoscia, il capo dell’omonimo clan.

Sebbene in guerra in Calabria, i clan Arena e Nicoscia sono però uniti a Milano, dove preferiscono gli affari alle rivalità, la pax mafiosa alla faida sanguinaria. È quanto emerge dall’inchiesta “Isola”, condotta nel 2006 dalla Dda di Milano, che porterà a decapitare uno dei gruppi più potenti e organizzati in Lombardia.

Crocevia di affari e interessi, specie quelli che ruotano intorno agli appalti pubblici, compresi quelli strategici della Tav e della costruzione di corsie autostradali. Gli Arena – a detta degli inquirenti – detenevano il monopolio dei lavori di movimentazione terra attraverso il sistema dei subappalti, in cui non è prevista alcuna certificazione antimafia come invece per gli appalti.

Da qui l’infiltrazione degli isolani nell’alta velocità e in altri remunerativi cantieri, come quello per la realizzazione della quarta corsia della Milano-Bergamo. Un’incessante attività illecita, dunque, che va dal mattone alla coca, passando per il racket.

Il tutto mentre si avvicina l’appuntamento dell’Expo 2015, con la sua enorme torta da 20 miliardi di euro che fa gola a tanti. Anche agli Arena che, dal loro quartier generale di Buccinasco, aspettano di sedersi alla tavola imbandita. Tra i commensali di Milano Expo ci sarebbe stato anche Fabrizio Arena, il trentenne reggente di famiglia dopo l’uccisione del padre Carmine.

Ma è da ieri latitante per l’operazione Broker. Nicola Di Girolamo (Pdl) secondo gli investigatori era l’uomo degli Arena al Senato. E le riunioni del clan si sarebbero tenute proprio ad Isola Capo Rizzuto.

Riunioni in cui Arena e il suo picciotto Franco Pugliese avrebbero incaricato un emissario di mettersi a disposizione del faccendiere romano Gennaro Mokbel per sovrintendere, a Stoccarda, alla propaganda e alla compilazione fraudolenta delle schede elettorali con il nome Di Girolamo.

Silvio Messinetti

ilcrotonese.it

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