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Omicidio Rende, confermati 5 ergastoli – Le attenuanti salvano dal carcere a vita Domenico Papalia che è stato condannato a 20 anni di reclusione

REGGIO CALABRIA – Qualche minuto prima delle 16.30 di ieri pomeriggio è stato scritto il secondo capitolo della storia giudiziaria dell’omicidio di Gigi Rende, che avvenne in via Ecce Homo all’alba del primo agosto 2007 al culmine di un tentativo di rapina terminato in tragedia con la morte della guardia giurata della Sicurtransport (insignito poi con la medaglia d’oro al valore civile) e il ferimento di tre banditi che facevano parte del commando.

Al termine di una lunga camera di consiglio durata oltre tre ore, il presidente della Corte d’assise d’appello Pasquale Ippolito (a latere Lilia Gaeta) ha pronunciato una sentenza che ha accolto quasi in toto quella che in primo grado aveva emesso il gup Santo Melidona e ha condannato all’ergastolo i fratelli Giovanbattista e Santo Familiari, Giuseppe Papalia, Francesco Gullì e Marco Marino; condannato, invece, a soli 20 anni di reclusione Domenico Antonio Papalia.

Quest’ultimo, in primo grado, era stato condannato anch’egli all’ergastolo, tuttavia i giudici di secondo grado hanno ritenuto equivalenti le attenuanti alle aggravanti e, dunque, hanno riformulato la pena.

I sei imputati, difesi dagli avvocati Antonio Managò, Lorenzo Gatto, Mario Santambrogio, Francesco Calabrese, Maurizio e Domenico Licastro, sono stati riconosciuti responsabili, anche in Appello, di tutti i numerosi reati che la Procura ha contestato loro dall’omicidio alla tentata rapina, dal furto e ricettazione di furgone rubato alla detenzione abusiva di armi e agli spari in luogo pubblico. Tutti i reati, poi, sono stati considerati aggravati dal vincolo della continuazione degli stessi.

È stata confermata anche la parte della sentenza che riguardava il risarcimento del danno in favore delle parti civili costituite in giudizio (la vedova Angela, la piccola Sharon, il padre, la madre e il fratello della vittima oltre alla Sicurtransport) per un totale di quasi 2,5 milioni di euro che i condannati dovranno liquidare in solido.

Una giornata lunga, ieri, quella vissuta in Corte d’assise d’appello, nel vecchio Tribunale di piazza Castello. Prima che la Corte si ritirasse in camera di consiglio, c’era stata l’arringa dell’avvocato Managò cui è seguita una forte replica da parte del pg Francesco Scuderi, il quale ha replicato punto su punto ai rilievi mossi dagli avvocati difensori nelle loro arringhe.

Il pg, soprattutto, ha toccato il cuore dei giudici quando replicando a un avvocato che si doleva per i piccoli figli di un imputato che, se condannato all’ergastolo, non potranno più vedere il padre, ha rivolto un pensiero alla piccola Sharon che il primo agosto 2007 fu privata per sempre del sorriso di suo padre e che, dunque, meritava giustizia.

Ieri, dunque, è stato scritto il secondo capitolo di questa storia giudiziaria che ha confermato le responsabilità dei sei componenti del commando che è stato giudicato (gli ultimi due componenti della banda Carmine Macrì e Vincenzo Violi sono stati arrestati successivamente dai Carabinieri e hanno cominciato da poco il loro iter giudiziario in primo grado).

Nel corso del processo d’Appello ci sono stati anche colpi di scena come le dichiarazioni spontanee rese da Marco Marino in video-conferenza da Palermo con cui chiamava in causa il collega di Rende come basista del colpo che la banda doveva mettere a segno quella mattina.

Chiaro che gli avvocati abbiano anche cercato di “cavalcare” quelle dichiarazioni per “alleggerire” le posizioni dei propri clienti, ma il risultato " vista la sentenza " non è stato entusiasmante.

Chiuso il giudizio d’appello, per scrivere la parola “fine” a questa storia che ha scosso profondamente la città adesso manca solo l’ultimo atto processuale: quello davanti ai giudici supremi della Corte di Cassazione.

Piero Gaeta

Gazzetta del sud

1 commento

  1. Antonella 7 giugno 2010 alle 16:01

    Salve scrivo come sorella di un ragazzo incolpato ingiustamente… I giudici hanno dato loro una sentenza, io non reputo giusto che mio fratello paghi questa pena così grande anche perchè lui con l’ omicidio non centra nulla se i giudici fanno bene il loro lavoro e se hanno un cuore devono togliere questa pena. Indagando bene, si accorgeranno che questo ragazzo è una vittima sia degli assassini, sia del suo bisogno che l’ha spinto solo a portare il furgone coi banditi li dentro non sapendo di tutto ciò, anche parchè ha dichiarato subito. a tutti coloro che hanno un cuore e che capiscono che in galera stanno più persone innocenti.

    anche perchè gli assassini sono io per prima a condannarli, a ben altro che carcere a vita.

    non scrivo per difendere mio fratello ma scrivo solo per avere giustizia, se la legge deve fare il suo corso che lo faccia ma non si lasci corrompere da chi ha i soldi, e chi invece è poveraccio deve morire in carcere,tutti nella vita devono avere un altra possibilità e soppratutto gli innocenti….

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