gio, 09 febbraio 2012 | Fai il Login o Registrati!

torna alla home di Calabria Notizie

Utenti online: 22 ospiti, 7 bot

Processo Domino, Il pentito Taverniti parla in Aula del ruolo di Loielo e dei clan di Fabrizia – Il testimone riconosce nelle foto mostrate dal pm molte persone affiliate alle cosche delle Serre

VIBO VALENTIA – Si avvia alle battute finali il processo scaturito dall’operazione “Domino” contro i presunti clan di Fabrizia. Imputati, a vario titolo, di associazione mafiosa, un tentato omicidio ed estorsioni, sono Bruno Nesci, Antonio Montagnese, Cosimo Greco, Domenico Audino ed Antonio Dessì. A deporre ieri in videoconferenza è stato il nuovo collaboratore di giustizia Enzo Taverniti di Gerocarne.

Trentatrè anni, sottoposto a programma di protezione dal settembre 2009, rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Giampaolo Boninsegna, il collaboratore ha spiegato di aver fatto parte del clan capeggiato dai fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo, quest’ultimo cognato dello stesso Taverniti.

Un clan che secondo il pentito avrebbe esteso gli affari illeciti su Gerocarne, Pizzoni, Vazzano e Soriano. Taverniti ha affermato di aver avuto nel clan Loielo il grado di «capo giovane» sino al 22 aprile del 2002, quando i fratelli Loielo vennero eliminati nella strage di Ariola.

Il 9 settembre del 2003, invece, Taverniti subì un tentato omicidio a colpi di arma da fuoco mentre si trovava in macchina nei pressi di Acquaro. «Da quel momento " ha dichiarato " mi sono allontanato dagli ambienti criminali». Un fatto di sangue, quest’ultimo, per il quale gli inquirenti arrestarono nel novembre del 2003 Angelo e Francesco Maiolo di Acquaro, cugini di Taverniti e figli di Rocco Maiolo, presunta vittima della lupara bianca.

In merito alla “società” della ndrangheta di Fabrizia, il collaboratore ha riferito che era capeggiata da Umberto Maiolo (assassinato il 2 agosto del 2003 a Gardone Valtrompia, in provincia di Brescia) che aveva accanto a sé Bruno Nesci ed i fratelli Cosimo ed Antonio Mamone.

A metà degli anni ’90 sarebbero stati quindi i Loielo a nascondere nel territorio di Gerocarne l’allora latitante Umberto Maiolo che avrebbe voluto realizzare «un’industria di acqua».

Lo stesso Taverniti ha poi raccontato di aver portato a Fabrizia, insieme al cognato Vincenzo Loielo, «le ambasciate» di Umberto Maiolo ai fratelli Mamone ed a Bruno Nesci, quest’ultimo incontrato «nel suo centro di revisione delle macchine, vicino la caserma dei carabinieri di Fabrizia».

L’affiliazione alla ‘ndrangheta di Maiolo, dei Mamone e di Nesci, secondo Taverniti, era provata anche dal fatto che durante i matrimoni, tali personaggi sedevano tutti insieme allo stesso tavolo, circostanza impossibile " ha spiegato " se non fossero stati tutti «battezzati».

Prima di congedare il teste, il pm Giampaolo Boninsegna ha sottoposto a Taverniti un album fotografico dal quale il collaboratore ha riconosciuto Bruno Nesci, Antonio e Cosimo Mamone, Umberto Maiolo, Giuseppe Cocciolo di Soriano, Salvatore Inzillo di Sorianello, Salvatore Campolo ed il boss Damiano Vallelunga, quest’ultimo assassinato nel settembre scorso al santuario di Riace.

Collegato in videoconferenza dal carcere di Novara ha infine reso dichiarazioni spontanee l’imputato Domenico Audino di Locri, detenuto per l’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, e che ha lamentato le condizioni a suo dire disumane a cui è sottoposto in regime di 41bis. Prossima udienza il 17 marzo con la requisitoria del pubblico ministero.

(r.v.)

Gazzetta del sud

Nessun commento

Commenta su Calabria Notizie

Devi fare il log in per commentare.