STEFANACONI (VV) – I messaggi della violenza criminale non s’arrestano. Stefanaconi sembra essere piombato nuovamente sotto la cappa della paura. I carabinieri lavorano a ritmo serrato sotto lo stretto coordinamento dei magistrati della Procura di Vibo Valentia. E dal lavoro investigativo di questi giorni emergono altri inquietanti elementi: il danneggiamento delle insegne sulle quali viene indicato che Stefanaconi è un comune videosorvegliato. Le tabelle sono state sfondate a colpi di pallettoni.
Come se a qualcuno l’occhio delle telecamere, collocate nei punti strategici del piccolo centro del vibonese, potessero dare fastidio. Il danneggiamento, che probabilmente risale a qualche mese fa, è stato segnalato opportunamente all’autorità giudiziaria.
Alla stazione dei carabinieri di Sant’Onofrio, il luogotenente Nazzareno Lopreiato non tralascia nulla. Ogni minimo movimento viene annotato. E in questi giorni sotto la grande lente d’ingrandimento ci sono anche i filmati della videosorveglianza.
Un lavoro minuzioso sotto l’esame degli inquirenti con il chiaro obiettivo di scoprire il volto degli attentatori che nella notte tra domenica e lunedì hanno esploso sei colpi di revolver contro il portone del Municipio di Stefanaconi. Ma da quanto emerge non sarà certo facile venirne a capo.
Il caso Stefanaconi ieri pomeriggio è stato anche al centro della riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza, tenutasi in Prefettura alla presenza, tra gli altri, dei vertici delle forze dell’ordine e dello stesso Procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo.
Subito dopo l’attentato il sindaco Saverio Franzè era apparso piuttosto deciso: se non saranno presi dei provvedimenti e non saranno garantite alla comunità condizioni di sicurezza mi tiro fuori. Un messaggio chiaro soprattutto allo Stato che, a Stefanaconi molto spesso ha promesso e non ha mantenuto.
Il controllo del territorio, anche in un momento così difficile è affidato alla stazione dei carabinieri di Sant’Onofrio, con soli 4 militari in organico a cui spetta il compito di vigilare in due comuni ad altissima densità mafiosa.
Inoltre, in questo particolare momento, la tesi degli investigatori, anche alla luce dei numerosissimi attentati verificatisi in questi ultimi tempi sul territorio di Stefanaconi, lascia presupporre che nel piccolo centro si sia scatenata una vera e propria guerra per il controllo del territorio, con le nuove leve pronte a scalzare la vecchia nomenclatura mafiosa.
In questo contesto vengono collocati tutti gli attentati dinamitardi ai danni del distributore di carburante in località Mesima, successivamente al negozio di fiori nel centro del paese ed ancora, pochi giorni fa un altro ordigno esplosivo ai danni di un supermercato.
Una escalation criminale dai contorni difficili che riapre in tutta la sua drammaticità il caso Stefanaconi, con le cosche a farla da padrone, un territorio stritolato dal nuova ondata criminale e con gli abitanti che sono tornati a vivere nel limbo della paura, avvolti dal timore che qualcosa di molto grave da un momento all’altro potrebbe succedere.
Nicola Lopreiato
Gazzetta del sud
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