CROTONE – Il giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro, Antonio Saraco, ha ammesso la costituzione di parte civile della Regione Calabria, delle Province di Crotone e Catanzaro e del Comune di Isola Capo Rizzuto nel processo iniziato venerdì nei confronti di 38 persone, in gran parte ritenute affiliate alla cosca Arena.
Il processo scaturisce dall’operazione denominata ‘Ghibli’ con la quale, il 21 aprile dello scorso anno, i carabinieri del Ros hanno eseguito venti ordinanze di custodia cautelare in carcere a conclusione di un’indagine lunga e complessa avviata dal sostituto procuratore della Dda Sandro Dolce subito dopo il delitto eccellente di Carmine Arena, ucciso nell’ottobre del 2004 a colpi di bazooka mentre viaggiava a bordo della sua automobile blindata insieme al cugino Giuseppe, che restò ferito.
Indagine che avrebbe fatto luce sull’omicidio di Pasquale Nicoscia, avvenuto l’11 dicembre 2004 a Isola Capo Rizzuto al culmine della faida tra le famiglie Arena e Nicoscia, ma anche sulle altre attività delittuose della cosca: il traffico di droga, le armi, le estorsioni a imprese e villaggi turistici del crotonese, il riciclaggio del denaro in attività apparentemente lecite e beni sparsi tra l’Emilia Romagna e la Lombardia.
Tanto che nel corso dell’operazione i carabinieri del Ros sequestrarono anche due alberghi ristoranti, tre imprese individuali, le quote societarie di alcune lavanderie industriali, un complesso immobiliare e 42 tra automobili, moto e mezzi industriali ed agricoli, oltre ad un centinaio tra polizze assicurative e conti correnti bancari in Calabria ed in Emilia, in particolare a Maranello e Sassuolo, in provincia di Modena.
Nel corso dell’udienza preliminare, il giudice ha affidato l’incarico ad un perito per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali compiute nel corso delle indagini. E, soprattutto, ha stralciato la posizione di uno degli imputati: Giuseppe Arena, detto Pino, figlio di Nicola Arena, al quale non è stato possibile notificare l’inizio del processo per cui nei suoi confronti verrà emesso decreto di irreperibilità.
Pino Arena, infatti, è scomparso ormai dal giugno del 2008, quasi certamente vittima della lupara bianca. Tra gli imputati manca all’appello, inoltre, Fabrizio Arena, 29 anni, figlio del defunto Carmine Arena, che è sfuggito alla cattura nello scorso mese di aprile e si è reso latitante; nel processo Ghibli l’uomo è accusato di aver preso parte all’omicidio di Pasquale Nicoscia.
Nell’elenco degli imputati figura, inoltre, l’avvocato Domenico Magnolia, 31enne di Isola Capo Rizzuto, con l’accusa di favoreggiamento aggravato. Per lo stesso reato è indagato in stato di libertà anche il carabiniere Luigi Borsci. Il militare, che nel frattempo è stato trasferito da Isola Capo Rizzuto, è accusato anche di rivelazione di segreto d’ufficio.
Borsci, in sostanza, avrebbe confidato a Magnolia che i Ros stavano per effettuare un blitz a Isola Capo Rizzuto e l’avvocato, a sua volta, avrebbe avvertito due dei destinatari del provvedimento restrittivo: Paolo Lentini e Antonio Morelli. I due uomini, infatti, la mattina del 21 aprile non furono trovati nelle loro abitazioni, ma un mese e mezzo dopo sono stati catturati dai carabinieri in Toscana.
(d.p.)
ilcrotonese.it
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