9 marzo, 2010
Ipotizzati stretti legami con i Mancuso – Tracciata la figura del 43enne di Limbadi destinario del provvedimento
VIBO VALENTIA – «Si scrive Cuturello, ma si legge Mancuso, ergo la potente famiglia di Limbadi». Così il col. Francesco Falbo, della Dia di Reggio Calabria, ha sintetizzato la portata della confisca di beni mobili e immobili (valore complessivo circa due milioni di euro) eseguita ieri mattina a Limbadi.
Destinatario del decreto di confisca, emesso dal gip del Tribunale di Vibo Valentia su richiesta del procuratore Mario Spagnuolo, è Roberto Cuturello, 43 anni, del luogo.
Una condanna (risale al ‘95), passata in giudicato, per detenzione e spaccio di droga in Toscana, ha di fatto innescato la molla degli accertamenti economico-patrimoniali svolti dagli uomini della Dia di Catanzaro – coordinati dal dott. Antonio Cannarella – i quali hanno scandagliato per un lungo arco di tempo (ben 23 anni) la posizione economico-patrimoniale di Cuturello, dei suoi familiari e di prestanome.
Attività le cui risultanze – la sproporzione tra il reddito dichiarato ai fini delle imposte dirette e le attività economiche svolte – sono state fatte proprie dal procuratore Spagnuolo che ha chiesto al Tribunale la confisca del patrimonio ai sensi della normativa antimafia.
A seguito della notifica del decreto di confisca – che riguarda il supermercato “Vivo” a Limbadi, un’attività per la vendita di casalinghi, beni mobili e conti correnti bancari – il gip nominerà un custode giudiziario per la prosecuzione delle attività sotto amministrazione controllata. “Operazione” che, secondo gl’inquirenti, le sottrarrebbe alla gestione del clan di Limbadi, al quale Roberto Cuturello sarebbe organico, anche se le aggravanti mafiose contestategli sono finora cadute.
Secondo quanto rilevato dagli inquirenti, comunque, il quarantatreenne rivestirebbe un «preciso status» all’interno della “famiglia”, a cui peraltro è legato da vincoli di parentela essendo genero di una sorella del capo storico del clan, il defunto Ciccio Mancuso”, e di altre figure apicali del gruppo di Limbadi. Roberto Cuturello, inoltre, è fratello di Salvatore di 40 anni, a sua volta genero di Peppe Mancuso, figura al vertice della “famiglia” di Limbadi.
In particolare il quarantatreenne, all’interno della cosca, avrebbe svolto un ruolo di primo piano nel traffico di stupefacenti lungo l’asse Vibonese-Toscana, come sostenuto anche dal gip del Tribunale di Firenze che nel 1993 emise un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti. Provvedimento a seguito del quale Cuturello veniva condannato, nel luglio del 1995, a quattro anni e quattro mesi.
Inoltre nel febbraio del 2005 il Tribunale di Vibo Valentia, Sezione misure di prevenzione, lo aveva sottoposto alla sorveglianza speciale per quattro anni, ma il 7 dicembre dello stesso anno, la Corte d’Appello di Catanzaro accogliendo il ricorso proposto dall’interessato, revocava la sorveglianza speciale. Provvedimento di revoca diventato esecutivo il 31 dicembre del 2005.
A distanza di tre anni (ottobre 2008) Roberto Cuturello rimane coinvolto nell’operazione antiusura “Caorsa”. Il processo è in corso davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia e l’accusa è rappresentata dalla Procura ordinaria dopo l’esclusione (aprile 2009) delle aggravanti mafiose inizialmente contestate dalla Dda di Catanzaro.
Nel marzo del 2009 altra operazione antiusura – la “Pinocchio” – vede Cuturello tra le persone coinvolte, destinatarie di un ordine di custodia cautelare in carcere. Il 23 settembre dello stesso anno un’ordinanza del gip del Tribunale disponeva la sua scarcerazione, per cessazione di efficacia della misura cautelare, sostituendola con l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Per il reato di usura contestatogli nell’ambito dell’operazione “Pinocchio” , il pm Santi Cutroneo ha chiesto il rinvio a giudizio, sul quale il 27 aprile deciderà il gup.
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Gazzetta del sud
categorie: Notizie Vibo Valentia
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