9 marzo, 2010 

“Omnia”, Sospetti e veleni del maxi processo al vaglio del Tribunale di Castrovillari – È stato ipotizzato un complicato iter per avvicinare uno dei togati

COSENZA – Il testimone inattendibile e l’amico del giudice. Nell’udienza del 5 novembre scorso alcuni avvocati hanno depositato un verbale scottante al Tribunale di Castrovillari chiamato a giudicare quarantadue imputati del maxi processo “Omnia”. Cinquantasei pagine nelle quali sono riportate una serie di intercettazioni ambientali relative a colloqui tra i familiari d’uno dei presunti usurai e un imprenditore che avrebbe ricevuto denaro a strozzo proprio da lui.

Nei dialoghi rubati dalle “cimici” piazzate dagli investigatori, l’usurato nega d’avere accusato il presunto strozzino, assicurandolo ai famigliari preoccupati per la lunga detenzione del congiunto.
Ma nelle cinquantasei pagine c’è anche e soprattutto il riferimento a uno dei giudici del collegio che stava giudicando gli imputati inseriti nel filone castrovillarese del processo.

A sentire sempre lo stesso imprenditore, sarebbe riuscito ad avvicinare un amico stretto d’uno dei togati, al quale avrebbe chiesto un “aiuto” per alleggerire la posizione dell’imputato, anzitutto attraverso una misura cautelare meno afflittiva della detenzione in carcere.

Parole pesanti come macigni, messe nere su bianco dagli investigatori che hanno intercettato per mesi prima presunti boss e picciotti e poi, dopo gli arresti scattati nell’estate del 2007, i loro congiunti.

Il Tribunale ha registrato la deposizione dei fascicoli carichi di sospetti che però non hanno avuto alcun esito a giudicare dalle pesanti condanne emesse nei giorni scorsi dal collegio giudicante a trentasette dei quarantadue imputati, compreso il presunto cravattaro che doveva essere aiutato dall’amico degli amici.

I togati castrovillaresi hanno inflitto loro quasi quattro secoli di carcere, cioè cento anni in più rispetto a quanto chiesto dal pubblico ministero Vincenzo Luberto. Il Tribunale ha comminato pene molto pesanti a quasi tutti gli imputati considerati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro affiliati alla presunta cosca Forastefano di Cassano Ionio, con egemonia criminale in tutto l’Alto Jonio cosentino.

Il blitz, eseguito dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) di Cosenza, è scattato all’alba del 10 luglio 2007 quando sono finiti in manette sessanta persone accusate a vario titolo di usura, droga, estorsioni, armi e altri reati. Nei mesi successivi il fascicolo investigativo s’è ingrossato con altri arresti, sino ad arrivare ad oltre ottanta imputati.

Quando è giunta alla fase processuale, però, l’inchiesta è stata divisa in due tronconi: quarantadue hanno scelto il rito ordinario e quindi sono stati giudicati dal Tribunale di Castrovillari, gli altri hanno optato per l’abbreviato e quindi la loro sorte giudiziaria è stata affidata al gup distrettuale di Catanzaro.

Domenico Marino

Gazzetta del sud

categorie: Notizie Cosenza

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