9 marzo, 2010 

Processo alle montagne nere

CROTONE – Compariranno davanti al giudice dell’udienza preliminare Giulia Proto il prossimo 11 maggio le 45 persone coinvolte nell’indagine condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Crotone Pierpaolo Bruni sullo smaltimento illegale delle scorie tossiche provenienti dal vecchio stabilimento Pertusola sud.

Un’indagine, denominata “Black mountains”, che ha avuto una prima clamorosa svolta nel settembre 2008, quando la magistratura ha sequestrato diciotto siti a Crotone e in provincia nel cui suolo sarebbero state interrate le scorie inquinanti e ha iscritto sul registro degli indagati sette persone.

Ma l’elenco, nel prosieguo dell’indagine, è andato via via allungandosi fino a includere complessivamente 46 nomi, compreso quello del ministro dell’Ambiente dell’epoca Edo Ronchi, la cui posizione processuale tuttavia è stata stralciata per essere sottoposta al vaglio del tribunale dei ministri. Per gli altri 45 indagati, invece, il sostituto procuratore Bruni ha chiesto il rinvio a giudizio; l’udienza preliminare è fissata fra due mesi.

Secondo quanto ricostruito dal pm Bruni, che nel giro di un anno ha portato a conclusione una vicenda che si trascinava da un decennio, nel 1997 gli alti dirigenti della società Pertusola sud, ormai destinata a morte certa tramite liquidazione, avevano un problema enorme: liberarsi di circa 400 mila tonnellate di scarti provenienti dal processo produttivo dello stabilimento metallurgico, le famose ‘scorie di cubilot’ contenenti arsenico, zinco, piombo, indio, germanio, mercurio, tutti metalli ritenuti altamente cancerogeni per i quali la legge prevedeva lo smaltimento in apposite discariche.

Gli amministratori della società, evidentemente poco propensi ad accollarsi i costi dell’operazione, pensarono bene che quelle scorie potevano essere spacciate come materiale da riempimento per sottofondi stradali ed altre opere di edilizia. Meglio ancora se fossero state classificate come rifiuti non pericolosi.

Iniziarono così il pressing sul ministero dell’Ambiente per far includere le scorie del cubilot nel decreto che il governo si apprestava ad emanare; e le indicazioni dei dirigenti di Pertusola in effetti si ritroveranno nel decreto Ronchi del 5 febbraio 1998 che classificava il cubilot come rifiuto non pericoloso, malgrado alcuni dei componenti del gruppo di lavoro incaricato dal ministro di studiare la materia ne avessero chiaramente denunciato i gravi rischi.

Fu allora che le scorie di cubilot finirono, insieme alla ‘loppa d’alto forno’ proveniente dall’Ilva di Taranto, in una miscela chiamata ‘conglomerato idraulico catalizzato’, l’ormai famigerato Cic con il quale, a partire dal 1999, sono stati riempiti i piazzali della scuola elementare ‘San Francesco’ in via Cutro, dell’Istituto tecnico commerciale di via Acquabona, della scuola elementare ubicata nel rione Pozzoseccagno a Cutro, ma anche di centri commerciali, alloggi popolari e villette private, strade e persino della Questura e della banchina di riva del porto di Crotone.

Per l’esattezza diciotto siti, che nel settembre 2008 sono stati sottoposti a sequestro a conclusione del primo filone dell’indagine. In quel momento gli inquirenti hanno iscritto sul registro degli indagati sette persone: il legale rappresentante della Pertusola sud e quelli delle imprese private che hanno utilizzato il Cic, fornito gratuitamente dalla società metallurgica che le avrebbe addirittura incentivate con un piccolo contributo per il costo del trasporto.

In quel momento, soprattutto, sono scoppiate le polemiche sui rischi per la salute dei cittadini che hanno convissuto per anni con le scorie tossiche; e in effetti le analisi sui luoghi e sulle persone, disposte dal procuratore della repubblica Raffaele Mazzotta, hanno confermato la presenza di un forte inquinamento e seri rischi per la salute.

ilcrotonese.it

categorie: Notizie Crotone

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