11 marzo, 2010
Il “Lamezia Hospital” nel cuore dell’Africa – «La postazione serve un territorio molto vasto, ma avrebbe anche bisogno di maggiori servizi e una cucina»
LAMEZIA TERME – Si chiama “Lamezia Hospital” ed è una struttura sanitaria costruita a Rushere-Kiruhura in Uganda, nel cuore dell’Africa. L’ospedale è stato costruito anche grazie alle donazioni dell’amministrazione comunale devolute alla missione di Paolino Tomaino, missionario comboniano nel continente nero dal 1964.
Ieri mattina padre Paolino ha fatto visita al sindaco Gianni Speranza per mostrargli le fotografie e le testimonianze tangibili di come sono stati spesi i soldi donati dall’ente e da tutti i lametini che da sempre sostengono l’opera missionaria del sacerdote. Il religioso ha spiegato che è stata realizzata una prima struttura che porta il nome di Lamezia e che è adibita a day hospital oltre che ad ambulatorio di diagnostica e farmacia.
L’edificio comprende anche un’ala di 12 stanze con 50 posti letto. L’ospedale, ha spiegato il missionario comboniano, per la popolazione africana ha un altissimo significato.
«Per la prima volta la gente di questa zona dell’Uganda ha la speranza di poter essere guarita in caso di malattia o incidente», ha sottolineato il sacerdote, «la gente si è precipitata all’interno della struttura quando mancavano ancora porte e finestre. La struttura serve un territorio vastissimo, comprese le missioni e le province vicine a quelle di Rushere».
Il missionario ha aggiunto che la struttura sanitaria è stata dotata di pannelli solari ed elettricità; mentre per l’acqua sono state predisposte delle cisterne per raccogliere quella piovana. Essere riusciti ad edificare una simile struttura nell’Africa equatoriale è certamente un traguardo importante, ma sono ancora molte le carenze all’ospedale di Rushere.
«Nonostante abbiamo tutte le medicine, c’è una sola infermiera», ha detto padre Paolino, «inoltre mancano le strutture per alloggiare il personale, e i reparti di pediatria e maternità per poter ospitare i degenti in una sede separata, perché attualmente uomini e donne sono insieme. Manca pure una cucina per preparare i pasti».
Servirebbero insomma altri fondi perché l’ospedale fosse completamente attrezzato, funzionante e soprattutto autonomo. A questo proposito, il sacerdote ha lanciato l’ennesimo grido d’aiuto, appellandosi alla generosità dei lametini che nei confronti della sua missione hanno sempre manifestato solidarietà continua e concreta.
Il religioso ha anche chiesto al primo cittadino di visitare la missione e di inaugurare l’ospedale: «Abbiamo un grande salone, il “Lamezia Hall” realizzato da un’amministrazione passata, che non è stato mai inaugurato. Ci farebbe piacere avere nostro ospite il sindaco che è stato tanto sensibile e disponibile per la nostra causa».
A conclusione dell’incontro, il missionario ha ricordato l’impegno di tutte le parrocchie lametine che si sono gemellate con le scuole e la sua missione in Uganda. «Non voglio nessun merito», ha sottolineato, «cerco di usare al meglio gli aiuti che vengono dai sacrifici delle persone. Ho chiesto al Signore di farmi vivere ancora qualche anno perché voglio realizzare tante opere per la popolazione della mia missione, per i bambini in particolare».
Speranza ha ribadito che «padre Paolino è un grande lametino, perché rappresenta il cuore e la generosità di tutta la comunità locale. Siamo contenti», ha affermato il sindaco, «di aver contribuito come amministrazione comunale a realizzare l’ospedale che porta il nome di Lamezia. Il contributo di 75 mila euro che abbiamo donato alla missione è stato senza dubbio speso bene e per una lodevole causa. L’auspicio è che anche nei prossimi anni il Comune sostenga questa importantissima missione in Africa».
Maria Scaramuzzino
Gazzetta del sud
categorie: Notizie Catanzaro, sociale
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