11 marzo, 2010
Muore in solitudine il fotografo Perini – I familiari: era un testone non amava la compagnia. Ruello: un maestro del bianco e nero
VIBO VALENTIA – I vicini non lo vedevano da giorni, ma ieri mattina un signore che abita al piano superiore dello stabile si è insospettito. Ha chiamato i vigili del fuoco e la polizia e fatto sfondare una finestra per poi accedere all’abitazione. Sul letto, seminudo, un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Se n’è andato in questo modo, nel peggiore dei modi, in condizioni di indigenza, il fotografo Antonio Perini, 92 anni, meglio noto come “professore”.
Il suo insegnamento è stato sempre quello della fotografia, la passione per gli scatti. La sua morte, secondo quanto è stato accertato dai sanitari del Dipartimento di medicina legale dell’Asp (il dott. Filippo Cugliari e il dott. Antonino Tropeano) risale a circa 10 giorni fa.
Secondo l’ispezione cadaverica sul corpo dell’anziano nessun segno di violenza o da corpo contundente. Tutto lascia presupporre che Perini sia morto per cause naturali. Il magistrato di turno, infatti, il dott. Santi Cutroneo, ha ritenuto di non predisporre neanche l’autopsia e pertanto la salma è stata messa a disposizione dei familiari.
Il decesso del “professore” ha destato una profonda commozione in città. La sua notorietà, il suo rapporto con la gente, la profonda conoscenza dei luoghi, di tutti gli angoli della vecchia Monteleone più volte finiti nell’obiettivo del noto fotografo, hanno fatto di lui un testimone unico degli usi e del modo di vivere di questa città. Le foto di Perini sono ormai “documenti storici”, immagini uniche. Nel suo laboratorio si sono formati tanti giovani, tutti con la passione della fotografia.
Particolarmente colpiti per la scomparsa di Perini, i suoi familiari.
«Era un testone – dice la nipote Rosy – nonostante le tante insistenze non è mai voluto venire da noi. Ha sempre preferito restare da solo. Avevamo più volte tentato di mettere vicino a lui una badante, ma niente… Per il resto che dire, è stato un maestro, è quello che ha portato la fotografia in questa città, è stato testimone di tanti disastri ma anche di tanti eventi. Mi diceva che la sua emozione più bella è stata quando è riuscito a fotografare componenti della famiglia Reale».
E di fronte alla scomparsa del professore Perini, non poteva non mancare la testimonianza di un altro fotografo di rango, Nello Ruello.
«Sì, Perini era un maestro della fotografia, è inutile nasconderlo. È stato un pioniere, il primo “scattista” sulle spiagge di Bivona e Vibo Marina. È stato un vero maestro del bianco e nero. Passava giornate intere in camera scura, era puntiglioso e preciso. Migliaia e migliaia i sui servizi fotografici. Peccato che si sia lasciato andare in questo modo. Quello che posso dire, comunque, è che è stato sempre un uomo che ha vissuto con grande dignità».
Quando, ieri, vigili del fuoco e polizia hanno fatto irruzione nella sua abitazione all’angolo di piazza Morelli si sono trovati davanti uno “spettacolo” incredibile, fatto di miseria e povertà, un mondo con il quale Perini, purtroppo, da tempo aveva “deciso” di convivere. Così, il momento di commozione, ha ceduto il passo alla riflessione.
In un’epoca in cui ci si dimentica, spesso, del vicino. In cui le istituzioni non sempre fanno il loro dovere. Dove ai valori si sovrappongono strutture che hanno perso di vista l’uomo. Il suo essere, il suo sentire. E così si vive in fretta, senza guardare, senza ascoltare.
La richiesta di aiuto del vicino, la disperazione che a volte abbiamo accanto. Che è silenziosa e che l’ovatta che abbiamo intorno non ci fa più sentire. Così accade che a volte si muoia da soli, chiusi nella gabbia della solitudine. Vittime di un sistema che, forse, abbiamo contribuito a costruire. Ma dal quale quasi mai giunge una mano.
Nicola Lopreiato
Gazzetta del sud
categorie: Notizie Vibo Valentia
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