12 marzo, 2010
Assalto stile Far West nella tabaccheria: il titolare reagisce, i banditi gli sparano – Ferito Serafino Aceto: la pallottola ha sfiorato l’arteria femorale sinistra
COSENZA – Il viaggio all’inferno e ritorno d’un tabaccaio inizia, suo malgrado, alle 19.15 d’un giovedì sera freddo e piovoso. Nella sua attività, che è anche ricevitoria Sisal, all’angolo tra via Panebianco e via Molicella, subito dopo la caserma “Settino”, i demoni si presentano armati di revolver per “prelevare” l’incasso della serata. «Piglia i sordi e movati…».
Serafino Aceto, 53 anni, è uno che si è sempre spaccato la schiena per la famiglia e non ci sta a diventare il bancomat di quelle tenere canaglie. Il loro volto è coperto ma l’uomo intuisce che quei cappucci nascondono facce di ragazzini. Forse non hanno neppure vent’anni quei due sbandati che s’atteggiano a germogli del crimine. Banditi che pretendono il sudore d’una giornata di onesto lavoro.
Ma il commerciante s’oppone alla rapina e tenta d’allontanare quelle iene affamate di quattrini: «I soldi non ve li dò…». I delinquenti, sorpresi dalla reazione di Aceto, sono disorientati, non sanno cosa fare e sparano. Premono il grilletto una sola volta.
La pallottola colpisce il cinquantatreenne alla gamba sinistra, sfiora l’arteria femorale e fuoriesce da dietro. Lo spartiacque tra la vita e la morte è ampio appena pochi millimetri. L’esercente si salva per miracolo mentre i banditi scappano. Forse, si dirigono in via Popilia, dove più tardi la polizia tenterà di stanarli.
Il caso è nelle mani della Sezione omicidi della Mobile (isp. sup. Giuseppe Mirabelli, isp. Dario Gargano, e assistenti capo Walter Gentile, Franco Adduca e Mario Guaglione), guidati dal vicequestore Fabio Ciccimarra, che, con gli specialisti della Scientifica, hanno eseguito un sopralluogo all’interno della struttura commerciale.
Il tabaccaio, invece, è stato trasportato in ospedale dove i medici di turno hanno, fortunatamente, escluso conseguenze gravi. Una dettagliata informativa è stata inviata al pm Donatella Donato che coordina l’inchiesta.
Dalle prime indagini non è emerso molto, anche se gl’investigatori del questore Giovanni Bartolomeo Scifo sembrano avere una pista che si preparano a seguire partendo da un paio di “colpi” analoghi consumati negli ultimi mesi. Due “colpi” stile Far West, al Gs di via Gramsci e all’Alvi di via Borsellino.
Assalti a mano armata che stanno rimodulando i vecchi protocolli adottati dalla mala cittadina. Pistole e fucili non restano più muti davanti alle reazioni dei negozianti. E così si rischia che prima o poi il tentativo maldestro di rapina possa sfociare in tragedia.
Tutto questo succede a Cosenza. Un grande territorio afflitto dal crimine, un perimetro urbano che sopravvive agli scippi ormai quotidiani, alla droga, al racket ed ai prestiti a strozzo. Un pezzo di Calabria che rischia di finire in mano ai ragazzini, sempre più avidi e spietati, sempre più feroci.
La pressione dei giovani alimenta l’inquietudine. La tensione serpeggia nella città piegata su se stessa, oppressa, tanto nelle sue viscere quanto nei quartieri bene, da una cappa di violenza sempre più fitta e invadente. E sono proprio i giovani guappi, aspiranti ad una vita da boss, a scavare il solco della follia.
(gi. pas.)
Gazzetta del sud
categorie: Notizie Cosenza, cronaca
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