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Crivellato di colpi al volante dell’auto – Il suo passato non suggerisce molto. Nessun legame con Pietro Chiefari assassinato un mese e mezzo fa

SANT’ANDREA JONIO (CZ) – Probabilmente ne studiavano da tempo abitudini e spostamenti, per evitare eventuali falle nel loro piano delittuoso, e non hanno esitato a mettere a frutto questo “studio” per porre brutalmente fine all’esistenza di Domenico Chiefari, bracciante agricolo ed ex boscaiolo 67enne freddato ieri mattina a Guardavalle.

I suoi assassini hanno compiuto un omicidio che realizza l’ennesimo squarcio criminale su un territorio, quello del basso Jonio catanzarese, colpito duramente negli ultimi anni da eventi legati alla criminalità organizzata. E su quest’ultimo gli inquirenti indagano per verificare con certezza la matrice, anche se è la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catanzaro a coordinare le indagini.

Stando ai primi elementi raccolti sul posto, la missione omicida è stata messa in atto nelle campagne collinari della cittadina ionica intorno alle 7.30. Un orario nel quale Chiefari era solito recarsi in un appezzamento di terreno di sua proprietà, in località Bonsignana della vicina S. Caterina Jonio.

Il tragitto era sempre lo stesso: dalla propria abitazione, l’uomo imboccava l’arteria provinciale che collega il centro di Guardavalle con il borgo di S. Caterina, attraversando diverse aree agricole, tra le quali quella di Chiefari. Ieri mattina, però, la sua corsa è stata bruscamente interrotta all’altezza di località Cisana di Guardavalle. Qui, una serie di colpi di arma da fuoco lo ha raggiunto mentre si trovava alla guida del proprio fuoristrada, un vecchio Dahiatsu Feroza.

I killer – l’ipotesi più accreditata è quella di più persone e più armi, vista la massa di piombo esplosa sul posto e gli effetti sull’auto e sul corpo dell’uomo – probabilmente erano appostati in un casolare abbandonato, posto proprio sul ciglio della strada. Da quel punto, in effetti, si può osservare l’intero tracciato stradale senza essere notati.

Dunque, constatato l’avvicinarsi del fuoristrada di Chiefari, il commando si è portato all’esterno, sorprendendo il 67enne che non ha potuto nemmeno tentare di darsi alla fuga, rimanendo vittima della pioggia di proiettili che hanno prima crivellato la carrozzeria e i vetri dell’autovettura, ferendolo mortalmente. I proiettili, si ipotizza circa una decina, sono stati esplosi sulla fiancata del lato passeggero dell’auto.

Poi, una volta arrestato il mezzo, altri colpi sono stati esplosi contro il parabrezza, uno dei quali in linea con il posto di guida, quasi come se i killer avessero voluto “finire” Chiefari. Di colpo, dopo il martellamento delle armi da fuoco (si pensa all’utilizzo simultaneo di pistola e fucile caricato a pallettoni) sulla località è calato nuovamente il silenzio della campagna, che ha avvolto la fuga del gruppo di fuoco.

A scoprire il cadavere di Domenico Chiefari è stato un uomo che passava per caso proprio da quella strada: notato il fuoristrada fermo in piena curva, il passante si è avvicinato facendo così la macabra scoperta. Una volta avvisate le forze dell’ordine, la zona è stata blindata. I carabinieri hanno avviato serrate indagini e controlli a tappeto in tutta l’area.

Un elicottero dell’Arma ha sorvolato il comprensorio alla ricerca di possibili mezzi sospetti abbandonati, mentre sul posto i militari del Reparto operativo del Comando provinciale, guidati dal colonnello Giorgio Naselli, i colleghi della Compagnia di Soverato, guidati dal capitano Emanuele Leuzzi, gli uomini del Reparto investigazioni scientifiche e i militari della stazione di Guardavalle hanno effettuato i primi rilievi e tentato una possibile ricostruzione dell’accaduto. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Vincenzo Capomolla.

Di Chiefari, sposato e con quattro figli (tutti residenti fuori regione), non si sa molto e gli inquirenti non si sbilanciano affatto. L’uomo avrebbe avuto in passato un qualche “contatto” con ambienti legati alla malavita – si è, tra l’altro, proprio nel cuore del territorio dove ha allignato la cosca Gallace-Novella – ma a parte questo, va anche valutato l’eventuale collegamento con gli altri omicidi avvenuti di recente nel soveratese.

L’ultimo è quello di Pietro Chiefari, commerciante originario di Torre di Ruggiero ucciso a Davoli lo scorso 16 gennaio. Proprio rispetto a tale omicidio, però, gli inquirenti escluderebbero collegamenti (né vi sono vincoli di parentela). Gli inquirenti preferiscono in queste ore puntare l’attenzione su eventuali legami con altri omicidi: quello di Vito Tolone nel gennaio 2008, di Vincenzo Varano il 3 luglio 2009, di Luciano Bonelli il 24 luglio 2009.

Tutti questi, infatti, sono in qualche modo legati al filo conduttore dell’operazione Mithos, l’indagine della Dda catanzarese proprio sulla cosca Gallace-Novella. Vicenda giudiziaria nella quale, comunque, Domenico Chiefari non era stato coinvolto.

Per avere un quadro complessivo della situazione e dei possibili collegamenti, però, non va dimenticato un agguato avvenuto nel territorio di Guardavalle lo scorso 26 gennaio, nella frazione montana di Elce della Vecchia, nel quale è stato gravemente ferito il 26enne Giuseppe Santo Procopio. Un tentato omicidio sul quale indaga la Dda catanzarese.

Francesco Ranieri

Gazzetta del sud

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