LAMEZIA TERME – Con l’audizione della prime due vittime di un giro di usura il processo “Rainbow” è entrato nel vivo. Accusati di usura ed estorsione a vario titolo sono Angelo Torcasio 26 anni, Luigi Stranges di 60, Carlo Stranges di 35 (entrambi difesi dagli avvocati Francesco Balsamo e Leopoldo Marchese), Saverio Antonio Stranges 40 anni (difeso dagli avvocati Domenico Luciano Sinopoli e Leopoldo Marchese), Vincenzo Perri di 34 (avvocato Paolo Mascaro), e Francesco Muraca di 52 (difeso dagli avvocati Aldo Ferraro e Michele Amatruda).
Ancora prima che il processo avesse inizio con il dibattimento e le audizioni dei testimoni, l’avvocato Amatruda a nome di tutti gli avvocati in aula ha manifestato solidarietà al presidente Giuseppe Spadaro per le ingiuriose frase scritte contro di lui sul muro perimetrale del tribunale venerdì scorso.
Poi l’audizione della prima vittima: Nicola Provenzano, assicuratore. Che dopo alcune accezione mosse dall’avvocato Ferraro, difensore di Muraca, è stato ammesso come testimone indagato in procedimento connesso, ed assistito da un legale nominato d’ufficio. Provenzano ha risposto alle domande dell’accusa sostenuta dal sostituto procuratore Luigi Maffia, ed ha riferito in aula di avere presentato denuncia per usura perché costretto e perché si trovava sull’orlo della disperazione.
Il teste inoltre ha riferito che il 17 dicembre 2007 ha ricevuto una busta con due proiettili che ha consegnato alla guardia di finanza. Rispondendo alle domande dell’accusa ha riferito che «per far fronte ai suoi problemi la moglie ha dovuto fare dei debiti». Alla domanda se si sente tranquillo o meno Provenzano ha risposto di non sentirsi tranquillo e di «avere paura di camminare».
L’assicuratore ha raccontato anche di aver tentato il suicidio così come sua moglie. Ha poi riferito che «l’origine delle sue problematiche economiche nascono da un debito contratto dal fratello, a cui non ha potuto far fronte».
A farsene carico è stato Provenzano, che ha raccontato come ha conosciuto Muraca: tre anni fa nell’ufficio di un’impresa di costruzioni con la quale aveva dei rapporti di lavoro ed a cui forniva nella sua qualità di assicuratore della polizze. Il testimone ha ricostruito il giro dei titoli che consegnava in cambio di soldi in contanti sui quali avrebbe pagato dell’interesse a “strozzo”. Soldi che secondo Provenzano erano stati consegnati a Muraca da Peppino Buffone.
La presunta vittima di usura ha detto che con l’imprenditore Vincenzo Perri ha avuto solo rapporti di lavoro. Poi ha riferito di essere stato avvicinato da qualcuno che lo esortava a saldare il debito altrimenti sarebbero successe cose gravi. Ha detto di temere per la sua vita e quella dei suoi familiari. Al termine della sua testimonianza è stato accompagnato fuori dall’aula da due militari della guardia di finanza.
La deposizione di Provenzano non è piaciuta all’imputato Francesco Muraca che ha reso una testimonianza spontanea sostenendo che nei suoi confronti «è in atto un assurdo complotto». Sostenendo di «rischiare la vita» per i servizi resi allo Stato, consegnando sia al Sisde che alla Squadra Mobile di Catanzaro dettagliati rapporti sulla criminalità organizzata lametina.
Muraca ha aggiunto che «già nel 2007 aveva scritto che Provenzano era un usuraio», ed ha accusato «la procura lametina di essere sorda», di non credere alle sue relazioni con le quali descrive una scellerato rapporto tra criminalità e mondo politico. A tal proposito Muraca ha riferito di avere «contribuito con la rivelazione di alcuni particolari allo scioglimento del consiglio comunale», quello del 2001.
Muraca ha detto di temere d’essere ucciso. «Gli unici reati che ho commesso», ha dichiarato in aula, «è stata l’emissione di fatture false per pagare l’usura». Una versione, quella fornita in aula dal Muraca, che non combacia con la testimonianza di Provenzano e di un altro testimone, l’imprenditore crotonese Francesco Falcone. Il processo che non risprmia sorprese continua.
Giuseppe Natrella
Gazzetta del sud
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