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L’intelligenza dei Meridionali? Giù il cappello, mister Lynn!

Tardigrado, forse anche troppo. Ma, alla fine, pur procedendo con estrema lentezza, ce l’ha fatta. All’età di 80 anni, un emerito professore inglese, lo psicologo Richard Lynn, è finalmente riuscito ad escogitare una trovata per fare in modo – a nostro avviso – che anche in Italia si parlasse di lui. Che cosa ha fatto? Ha portato a compimento, badate bene, un suo «studio» sull’intelligenza degli italiani, attraverso il quale – senza riuscire ad evitare di essere investito da una fiammata di ridicolo e di grottesco, sublimi ingredienti involontari che non aveva previsto – ha tentato di farci credere che «al Nord la gente è più intelligente di quella del Sud».

Secondo questo ottuagenario britannico dai neuroni ancora freschi, che prima di collocarsi in pensione ha fatto il docente universitario, i più intelligenti sarebbero i friulani mentre la maglia nera dei meno dotati d’intelletto spetterebbe invece ai siciliani. Il primo a diffondere la notizia nel nostro Paese è stato il «Corriere della Sera».

Lo scalpore vero e proprio, però, si è registrato soltanto nel pomeriggio del 12 marzo, quando Lamberto Sposini ha deciso di dedicare una puntata della sua «Vita in diretta» su Raiuno, invitando in studio – oltre al direttore del «Corriere del Mezzogiorno» Marco Demarco, a Franco Di Mare e a qualche altro opinionista – anche un albergatore meneghino, una sorta di «siur Brambilla», che senza timore di essere spernacchiato ne ha sparate di cotte e di crude sui meridionali e sul meridione.

Per di più, a dargli man forte ci ha pensato – in collegamento da Lugano – anche il leader della Lega dei Ticinesi, Giuliano Bignasca. «Cosa aspettate», ha detto l’italo-elvetico, «a dividere questa Italia?»

Nel sentirlo parlare ci è sembrato per un attimo di vedere l’incarnazione della buon’anima di Gianfranco Miglio. Ve lo ricordate quell’anziano signore (pace all’anima sua) dalla pelata lombrosiana e dagli occhi torvi che avrebbe voluto dividere l’Italia in tre repubbliche, «Padania», «Etruria» e, udite udite, «Repubblica Terronia»?

Quel «profesùr» con la fissa del federalismo-secessionistico una volta disse al capo della Lega Nord: «Bossi, lei mi deve fare un favore: deve farmi morire cittadino della Libera Repubblica di Padania». Ci credeva molto, il Miglio, in quella fantomatica repubblica e finì per portarsi nella tomba il suo utopistico convincimento, sognando ad occhi aperti – fino all’ultimo – monumenti e strade in suo onore, per averla ideata.

A tutt’oggi, a distanza di molti lustri dalla sortita migliana, nella base del Carroccio – o, per meglio dire, nel Nord diventato Sud d’Europa – purtroppo, non manca chi ancora crede in queste assurdità. «Credo quia absurdum» verrebbe voglia di dire, prendendo in prestito una massima attribuita a Tartulliano.

Cosa c’entra tutto questo con la «tesi» di Lynn sull’intelligenza? C’entra c’entra.

A parte il fatto che i significati attribuibili al termine «intelligenza» potrebbero essere tanti, che cos’è la credulità? Esiste, per caso, qualche menzogna al mondo, o qualche emerito imbroglione, senza una vittima credula? No, diventa davvero difficile finanche a pensarlo.

La cosiddetta credulità strutturale è spesso presente proprio in individui la cui intelligenza è un po’ limitata dalla nascita o si è deteriorata con l’età, oppure in seguito a qualche malattia. Queste persone, si sa, conducono una vita quotidiana all’apparenza normale ma sono molto vulnerabili a ogni nozione nuova o sconosciuta.

Quanti, dunque, nel buio dell’ignoranza o nella luce della conoscenza, in Italia hanno creduto e credono a questa bizzarra «teoria» che Richard Lynn, con una buona dose di egocentrismo, ha recentemente sbandierato ai quattro venti?

Il solo fatto che si parli di Sud geografico, se andiamo vedendo, denota già di per sé scarsa intelligenza. Ognuno di noi, infatti, è sempre più a sud o più a nord di qualcun altro. Per gli eschimesi del Polo Nord, ad esempio, è Sud anche la Norvegia, per non parlare della zona in cui risiede lo stesso Lynn.

In Italia, poi, come è capitato spesso di sentire, per Bergamo è Sud anche Milano, i cui abitanti sono definiti dai bergamaschi «terroni del Nord».

«Bergamo Nazione, tutto il resto è Meridione», si diceva una volta. Anche se, con buona pace degli stessi bergamaschi e di tutti coloro che continuano a bearsi negli slogan, senza neppure accorgersi di tutti gli aspetti positivi che questa parte del Paese offre, noi del Meridione siamo molto orgogliosi – non foss’altro che per il clima e per il sole che splende quasi tutto l’anno – e non ne cederemmo neppure un pezzetto alle brumose valli della Brembana o Seriana.

Ma tralasciamo questo discorso.

Tornardo al britannico Richard Lynn e al suo recente «capolavoro» sull’intelligenza («opera» che anche gli stessi friulani hanno rispedito subito al mittente, in quanto non è riuscita a far presa su nessuno in una regione che vanta cultura, civiltà e forti tradizioni italiche), ci sarebbero ancora moltissime cose da dire. Il discorso però diventerebbe troppo lungo. Per cui, preferiamo chiudere qui la partita, limitandoci a riportare, in conclusione, soltanto una sua boutade.

Durante quel suo colloquio televisivo, di cui parlavamo all’inizio, l’intervistatrice di Raiuno a un certo punto chiede a Lynn: «Dopo quello che ha detto e scritto sui Siciliani, andrebbe in Sicilia?»

E lui: «Sono stato già invitato da un’Università siciliana per relazionare sull’argomento in un apposito convegno-dibattito. Ma se ci vado, quante probabilità ci sono che io venga ucciso?».

Ah ah ah, che ridere! Solo per una risposta del genere, nell’antica Grecia, un signore di nome Cratete lo avrebbe certamente invitato a sfidare il dileggio della gente, attraversando un affollato quartiere, con una pentola piena di lenticchie sulle spalle!

Vincenzo Pitaro

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