LOCRI (RC) – «L’Università di Locri, nel silenzio generale delle istituzioni, è chiusa. Molti dicono solo per quest’anno…». Esordisce amaramente così la nota stampa di Livio Ravanese, rappresentante degli studenti del corso di laurea in Servizio sociale, sezione staccata della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Messina, il quale sottolinea che per gli interessati «le promesse ormai, servono a ben poco».
Gli studenti ritengono che la campagna elettorale regionale attualmente in corso abbia «manifestato a chiare lettere quanto attaccamento ci sia da parte dei politici», desiderosi «di sfruttare una popolazione studentesca solo come bacino elettorale. Noi però, come studenti, restiamo fermi sulla linea adottata in passato, non regalando il nostro voto a nessuno solo sulla base di mere promesse politiche».
Nel documento viene manifestata delusione totale e, a proposito delle imminenti elezioni, viene auspicato che l’argomento università di Locri non diventi un pretesto per raccogliere proseliti elettorali.
Gli studenti «combattenti» dicono di volersi guardare bene dallo schierarsi «da una parte piuttosto che dall’altra, in quanto il nostro unico obiettivo è quello di mantenere in vita un polo culturale, che possa essere una risorsa per tutto il comprensorio locrideo. Speriamo solo che chi andrà al governo di questa nostra Regione non si dimentichi (come spesso accade), della nostra situazione di precarietà».
I giovani ritengono che il risultato delle regionali rappresenti un momento «fondamentale per il futuro della nostra sede universitaria che, purtroppo, si è fermata per un anno».
Per il presente, come per il futuro, gli studenti sperano «che questo polo possa tornare in funzione, raggiungendo punti di eccellenza e di efficienza. Allo stato attuale, molti studenti sono pendolari verso Messina altri, invece, hanno preso casa ed i meno fortunati (quelli che non potevano continuare gli studi in altra sede), si sono ritirati».
Ai politici locali viene imputato di «non aver mai capito che un’università nella Locride sarebbe l’unica strada percorribile per molti giovani del nostro territorio. Accessibile, più economica di una privata e anche spendibile sotto il profilo dell’inquadramento didattico professionale».
Nella nota di Ravanese viene anche stilato un bilancio delle spese affrontate in un anno dalle famiglie dei trecento iscritti costretti a studiare a Messina: circa un milione di euro; una cifra che potrebbe essere in parte risparmiata mantenendo a Locri il corso di studi.
«Se pensiamo che la sede è stata chiusa per un debito di 700 mila euro su 4 annualità " scrivono amareggiati gli studenti " ogni sindaco, amministratore provinciale e chiunque non si sia impegnato per salvarla, dovrebbe solo vergognarsi».
Amarezza, delusione, rammarico e, nello stesso tempo, tanta speranza per il futuro nelle considerazioni del rappresentante degli studenti universitari di Locri evidentemente ancor più delusi dal fatto che il “polo universitario” della Locride pare occupi poco spazio nelle agende elettorali dei candidati alle prossime elezioni regionali.
Come dire: anni di proteste, impegni, manifestazioni e buoni propositi gettati alle ortiche; caduti nel dimenticatoio; tra l’indifferenza generale. Un’altra storia tutta italiana, e calabrese in particolare.
Antonio Condò
Gazzetta del sud
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