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I nuovi arresti a Medicina, così i test finivano nelle mani degli “amici” – Il racconto di una mamma che procura le domande per il figlio: mi sono pentita di ciò che ho fatto

CATANZARO – Cosa non farei per mio figlio… Nell’inchiesta su test d’ammissione e prove d’esame alla facoltà di Medicina spunta anche il “cuore di mamma”. È la stessa indagata a confessarlo agli inquirenti, messa con le spalle al muro da prove schiaccianti: secondo l’accusa ha ottenuto illecitamente il contenuto dei test d’accesso relativi al corso di laurea in professioni sanitarie per l’anno 2005.

E poi ha girato le domande ad uno dei figli ed alla fidanzata dell’altro. «Siccome il mio collega… (omettiamo il nome, ndr) sapeva che mio figlio doveva sostenere i test d’accesso " racconta la donna catanzarese agli inquirenti " la sera prima delle prove, in una strada della città, mi ha dato parte delle domande che formavano tali test.

Ho avuto modo di pensare che il possesso di tale domande non fosse legale. Ho accettato pali domande esclusivamente per amore di mio figlio e per poterlo in qualche modo aiutare; ma alla luce di quanto sta accadendo mi pento amaramente di aver accettato le domande dei test d’accesso».

La mamma, ma anche il nonno. Di quest’altro caso abbiamo già accennato nell’edizione di ieri. Protagonista è un 81enne, che ha ottenuto le domande per fornirle al nipote il quale, a sua volta, le ha date anche alla fidanzata. Affetti ed interesse s’intrecciano nell’inchiesta. E tratteggiano un quadro ampiamente variegato dei fruitori dei servigi del principale indagato, Valter Mancuso, l’addetto alla pulizia delle aule finito in manette insieme all’impiegato Antonio Cuteri.

Ai due è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dai pm Salvatore Curcio e Paolo Petrolo e vergata dal gip Tiziana Macrì. Ad altre tre persone sono stati concessi gli arresti domiciliari ed a 14 è stato inflitto l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. Gli inquirenti ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dal furto aggravato all’abuso d’ufficio, dal peculato al falso e alla ricettazione.

Secondo l’accusa è stato smantellato un vero e proprio sistema che gestiva test d’accesso alle facoltà a numero chiuso e prove d’esame scritte. Nel primo caso sarebbero state trafugate le buste contenenti le domande per l’ammissione a Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria negli anni accademico 2005-2006, 2006-2007 e 2007-2008; nel secondo caso sarebbero state consegnate in anteprima agli studenti “amici” le domande che Mancuso sarebbe riuscito ad ottenere perché incaricato in buonafede dai docente di fare le fotocopie alla vigilia dello svolgimento degli esami scritti.

Carriere di carta costruite, secondo l’accusa, sull’imbroglio. In barba, dunque, al principio meritocratico che regola l’accesso ai corsi a numero chiuso. D’altra parte, nella stessa ordinanza di custodia cautelare applicata dai carabinieri, si racconta la vicenda di una studentessa di 37 anni che, la sera del 31 agosto 2007, alla vigilia dello svolgimento delle prove d’ammissione a Medicina, avrebbe ottenuto le domande da Mancuso.

La consegna sarebbe avvenuta in piazza Matteotti. La studentessa ha quindi sostenuto i test e si posizionata all’undicesimo posto nella graduatoria finale, con una votazione di 59,35. Lo svolgimento dei quiz è stato poi annullato dopo la denuncia dell’Università che ha dato il via all’inchiesta. E alla ripetizione delle prove l’indagata si piazzata al posto 620.

Improvviso “black out”? Second l’accusa, più semplicemente, la studentessa alla prova-bis non si è avvalsa del sospetto aiuto illecito. D’altra parte, che dopo l’avvio dell’inchiesta le cose fossero cambiate lo attesterebbero anche alcune intercettazioni telefoniche. «Chi ti dice “ti aiuto” ti sta solo prendendo in giro», dice Mancuso a un interlocutore. «Se avevo qualcosa, figurati, tu lo sai…», garantisce a un altro.

Ancora più chiaro il concetto espresso qualche giorno dopo, sempre al telefono: «Non c’è niente perché siamo sotto inchiesta! Abbiamo anche i telefonini controllati, è successo un pochettino di tutto, non c’è niente».

Giuseppe Lo Re

Gazzetta del sud

1 commento

  1. angela 24 marzo 2010 alle 13:22

    vergogna!!!!! andate a zappare le terre sia chi ora si è pentita sia chi si è prestato a infiltrarsi e sia chi ne ha avuto vantaggi!!!!!!

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