CATANZARO – Arrivano le prime ammissioni. Rispondendo alle domande del giudice per le indagini preliminari alcuni degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui furti dei test per l’accesso a Medicina avrebbero confermato di aver avuto le domande prima della prova scritta. «Ma chi, avendone la disponibilità, non l’avrebbe fatto?» avrebbero chiesto, mostrandosi comunque pentiti, alcuni degli indagati sentiti ieri dal giudice.
Posizioni singole che s’innestano in un mosaico complesso e capace, secondo il gip Tiziana Macrì che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare eseguita lunedì scorso dai carabinieri del comando provinciale, di «monopolizzare l’ingresso alla facoltà sanitarie a numero chiuso dell’Università Magna Græcia e garantire, a seguito dell’illecito ingresso, il superamento degli esami».
Carriere di carta “costruite”, secondo l’accusa, con la frode non solo per l’accesso ai corsi ma anche per il superamento di esami scritti di singole materie.
«Un sistema criminoso " scrive ancora il gip " del tutto radicato nell’Ateneo cittadino, alimentato e reso stabile attraverso contatti e rapporti intrattenuti con alcuni docenti universitari, attraverso l’abuso delle qualità inerenti i singoli indagati e soprattutto attraverso lo sfruttamento della locale Associazione nazionale carabinieri, che garantiva e garantisce la vigilanza degli spazi e delle aule dell’Università».
Secondo lo stesso gip, «le ipotesi delittuose non sono che lo squarcio di un vero e proprio compendio di abusi e mercimonio a scapito della formazione e della istituzione universitaria, un meccanismo quindi che non si limitava ad aggirare l’accesso a numero chiuso dei corsi di laurea, ma che riusciva financo a garantire agli studenti e ai parenti interessati il superamento degli esami, l’influenza benevola sui docenti etc…, il tutto agevolato dalla promiscuità dei contatti relazionali fra gli indagati e dalla vicinanza degli stessi alle strutture dell’Ateneo».
Passaggi pesanti, che tratteggiano una situazione meritevole della massima attenzione da parte degli stessi vertici dell’Università.
Gli interrogatori di garanzia dei destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare, in tutto 19, si sono conclusi ieri. I legali hanno fatto la loro parte chiedendo chi l’annullamento del provvedimento chi l’immediata scarcerazione del proprio assistito. La palla passa ora al gip che scioglierà ogni nodo nelle prossime ore. E certamente ci sarà una coda al Tribunale del Riesame, al quale ricorreranno numerosi avvocati.
Lunedì scorso sono finiti in manette Valter Mancuso, 42 anni, addetto alle pulizie dell’Università, Antonio Cuteri, 42, assistente tecnico addetto alle aule, arrestati già in passato nell’ambito di una prima tranche dell’inchiesta (Mancuso ha anche subito una condanna in primo grado).
Gli arresti domiciliari sono stati concessi a Giuseppe La Rocca, 29 anni, e Patrizia Scandale, 28, addetti alla vigilanza e studenti ed a Manuela Costanzo, 37, studentessa. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per: Raffaele Moniaci, 45, addetto alla vigilanza e studente; Caterina Rosselli, studentessa; Daniela Sacco, 44, addetta alla vigilanza e studentessa; Alba Assunta Valle, 25, studentessa; Saveria Lamanna, 54, addetta alla vigilanza; Vincenzo Laudadio, 31, studente; Lucia Muraca, 28, studentessa; Loredana Grieco, 37, studentessa; Emanuele Critelli, 24, mediatore della consegna di test ad Antonietta Occhiuto, 48; Alessandro Parentela, 34, impiegato dell’Ateneo; Davide Ricciardi, 26, studente; Daniela Corabi, 24, studentessa; Giuseppe Inguì, 81, presidente dell’Associazione nazionale carabinieri, alla quale è delegato il servizio di vigilanza nei locali dell’Ateneo.
Peculato, falso e ricettazione le accuse contestate a vario titolo dai sostituti procuratori Salvatore Curcio e Paolo Petrolo. Nei giorni scorsi Mancuso e Cuteri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre Manuela Costanzo ha respinto ogni accusa proclamandosi innocente.
Ha risposto al giudice anche La Rocca, che svolgeva attività di vigilanza nel luogo dove erano custoditi i test di ammissione del 2007 ed avrebbe spiegato di aver saputo del furto dei plichi, ma di non averlo impedito nè denunciato perchè gli sarebbe servita una raccomandazione di Mancuso per superare un esame.
Giuseppe Lo Re
Gazzetta del sud
Nessun commento
Commenta su Calabria Notizie
Devi fare il log in per commentare.