CATANZARO – Sono stati praticamente tutti accolti dal Tribunale del riesame i primi sette ricorsi presentati da altrettanti indagati contro il recente provvedimento cautelare emesso nell’ambito del nuovo filone dell’inchiesta sulla manomissione dei plichi contenenti i test per l’ammissione a facoltà a numero chiuso dell’Università Magna Græcia negli anni dal 2005 al 2008.
Il Collegio del riesame (presidente Anagnino, a latere Natale e Scuteri), ha sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per Valter Mancuso (difeso dall’avvocato Giuseppe Fonte), ha rimesso completamente in libertà Antonio Cuteri (difeso da Wanda Bitonte e Saverio Loiero), e Manuela Costanzo (difesa da Piero Chiodo), ed ha revocato l’obbligo di presentazione alla pg per Alessandro Parentela, Saveria Lamanna, Vincenzo Laudadio e Alba Assunta Valle (tutti difesi da Chiodo).
Proprio l’avvocato Chiodo, durante la sua discussione davanti ai giudici, avrebbe chiesto la trasmissione degli atti alla Procura in quanto lo stesso Mancuso, nelle sue dichiarazioni, avrebbe calunniato alcuni dei suoi assistiti.
In particolare l’uomo avrebbe, sempre secondo il legale, dichiarato che un suo assistito sarebbe stato presente in determinati momenti quando invece il legale avrebbe dimostrato che si trovava ricoverato in ospedale mentre per un secondo indagato Mancuso avrebbe effettuato delle dichiarazioni contrastanti.
L’avvocato Chiodo ha anche evidenziato che dal giudice per le indagini preliminari Tiziana Macrì pende ancora una richiesta di revoca della misura cautelare che era stata avanzata nell’interesse dei suoi assistiti qualche giorno fa.
Peculato, falso e ricettazione sono le accuse contestate a vario titolo dai sostituti procuratori Salvatore Curcio e Paolo Petrolo, che ritengono di aver ricostruito uno stabile sistema illecito grazie al quale i testi delle prove per l’ammissione ai corsi di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria dell’Ateneo calabrese venivano rubati in modo che i quesiti potessero essere comunicati prima degli scritti a candidati da agevolare, i quali li pagavano con soldi o favori.
L’ordinanza cautelare impugnata da molti difensori aveva portato in carcere i due principali accusati, Valter Mancuso e Antonio Cuteri, entrambi catanzaresi di 42 anni, impiegato come addetto alla manutenzione uno ed assistente tecnico l’altro delle aule di Medicina all’Università Magna Graecia; ed ai domiciliari Giuseppe La Rocca, di 29 anni, all’epoca impiegato con contratto di prestazione d’opera, Manuela Costanzo, 37, Patrizia Scandale, 28, entrambe studentesse all’epoca dei fatti contestati.
Nei giorni scorsi i primi due, nel corso dell’interrogatorio, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre la sola Costanzo ha respinto ogni accusa proclamandosi innocente. Ha invece ammesso la propria responsabilità La Rocca, che svolgeva attività di vigilanza nel luogo dove erano custoditi i test di ammissione del 2007, ed ha spiegato di aver saputo del furto dei plichi, ma di non averlo impedito nè denunciato perchè gli serviva una raccomandazione di Mancuso per superare un esame.
Allo stesso modo quasi tutti gli indagati sottoposti all’obbligo di firma hanno ammesso di aver avuto i test in anticipo, mostrandosi pentiti.
Posizioni singole che s’innestano in un mosaico complesso e capace, secondo il gip Tiziana Macrì che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare eseguita lunedì scorso dai carabinieri del comando provinciale, di «monopolizzare l’ingresso alla facoltà sanitarie a numero chiuso dell’Università Magna Græcia e garantire, a seguito dell’illecito ingresso, il superamento degli esami».
Carriere di carta “costruite”, secondo l’accusa, con la frode non solo per l’accesso ai corsi ma anche per il superamento di esami scritti di singole materie.
«Un sistema criminoso " scrive ancora il gip " del tutto radicato nell’Ateneo cittadino, alimentato e reso stabile attraverso contatti e rapporti intrattenuti con alcuni docenti universitari, attraverso l’abuso delle qualità inerenti i singoli indagati e soprattutto attraverso lo sfruttamento della locale Associazione nazionale carabinieri, che garantiva e garantisce la vigilanza degli spazi e delle aule dell’Università».
Giuseppe Mercurio
Gazzetta del sud
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