CATANZARO – Di grande interesse e quanto mai attuale il tema della lezione " “La confisca antimafia: sequestri e provvedimenti definitivi” " tenuta ieri pomeriggio dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, nell’aula Giovanni Paolo II dell’edificio riservato all’Area Giuridica del campus Salvatore Venuta dell’ateneo Magna Græcia.
Un appuntamento che si inquadra nel ciclo di seminari (promosso dall’ateneo con sede a Germaneto, in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati del capoluogo) denominato “Le misure di prevenzione nella legislazione antimafia”, concepito dal professore aggregato di Procedura Penale Mario Murone, e previsto tra le attività del Master in Diritto del Lavoro, presieduto dal docente universitario Antonio Viscomi, nonché della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, diretta dal professore Alberto Scerbo.
Estremamente dettagliata la disamina del fenomeno ‘ndranghetista " sempre più in grado di pervadere il tessuto sociale e, di riflesso, settori chiave quali l’economia e la pubblica amministrazione " compiuta dall’alto magistrato nato a Caltanissetta il 1949 (già procuratore della Repubblica Aggiunto di Palermo), che vanta una profonda conoscenza delle varie organizzazioni criminali anche alla luce della pluridecennale esperienza maturata nella lotta a Cosa Nostra.
Per ascoltarne l’atteso intervento, hanno gremito l’aula del campus tantissimi studenti e avvocati ma anche, fra gli altri, il leader antiracket Tano Grasso, il procuratore della Repubblica aggiunto di Catanzaro Salvatore Murone, il comandante regionale dell’Arma, generale Marcello Mazzuca, il comandante provinciale, colonnello Claudio D’Angelo, il viceprefetto aggiunto del capoluogo Eugenio Pitaro e l’esponente del Partito Democratico Pino Soriero.
L’ateneo catanzarese, con questa serie di incontri di elevatissimo valore tecnico-scientifico, ha testimoniato la volontà di contribuire alla maturazione di una coscienza collettiva, in netta contrapposizione rispetto a ogni forma di illegalità, manifestando anche solidarietà alla magistratura calabrese e in particolare a quella operante nella città dello Stretto e nel suo vasto comprensorio, che di recente ha subìto gravi forme di intimidazione rivolte a singoli pubblici ministeri e non solo.
«L’accumulo di beni è la ragione sociale delle cosche. Non l’unica, ma una delle più rilevanti». Ha esordito così Pignatone, che ha citato un episodio per affermare l’importanza della requisizione degli ingenti patrimoni appartenenti ai clan: «Tempo fa, quando lavoravo in Sicilia, dall’intercettazione ambientale di un colloquio in carcere tra un esponente di spicco della famiglia Inzerillo e il nipote, successivamente arrestato, che era andato a trovare lo zio, emerse questa frase: “Peggio della confisca dei beni per la mafia non c’è”».
«Le consorterie malavitose " ha spiegato il Procuratore " hanno bisogno di enormi risorse economiche per sostentarsi e proliferare. Spese sostenute dai boss non soltanto per acquistare immobili e oggetti molto lussuosi, ma anche per pagare i legali e per dare dei soldi ai latitanti, alla cosiddetta manovalanza, ai parenti degli affiliati reclusi nei penitenziari e altro ancora».
«Lo Stato " ha concluso il magistrato " non deve mai sopprimere i diritti costituzionali, altrimenti abdicherebbe alla propria funzione di garante della democrazia, ma in taluni casi può comprimere alcuni diritti individuali per contrastare efficacemente lo strapotere di tutte le organizzazioni criminali».
Danilo Colacino
Gazzetta del sud
Nessun commento
Commenta su Calabria Notizie
Devi fare il log in per commentare.