CROTONE – Un sit-in di protesta inscenato dalla Cgil contro il nuovo ddl sul lavoro, si è svolto ieri mattina, davanti alla prefettura. Come è noto, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non ha firmato la legge, ma l’ha rimandata indietro alle camere, per opportuni approfondimenti. In particolare le obiezioni formulate da Napolitano riguardano quegli articoli, che definiscono una nuova procedura di conciliazione e arbitrato nei contratti di lavoro.
Anche qui, dunque, come in altre cento città d’Italia, la Cgil si è mobilitata, per ottenere la modifica del decreto. Un grande sventolio di bandiere ha evidenziato ieri mattina la presenza di una folta delegazione di lavoratori che, insieme al segretario generale provinciale Cgil, Antonio Spataro, hanno affollato gli spazi antistanti la prefettura.
C’erano i lavoratori agricoli, con il segretario della categoria Raffaele Falbo, gli edili con Antonio Cosco ed i pensionati Spi- Cgil, rappresentati da Nicola Scicchitano. La categoria della funzione pubblica era presente con Franco Grillo e la Scuola con Mimmo Denaro; per il dipartimento organizzativo, Nicodemo Iacovino.
Antonio Spataro è stato molto chiaro: «Chiediamo che il governo faccia dietro-front sul decreto». «Non si possono far passare come riforme " ha sostenuto " modifiche sostanziali dello statuto dei lavoratori, fatte a colpi di decreto, e senza rispettare i diritti costituzionali».
Il segretario generale provinciale Cgil ha spiegato anche che la legge, così com’è, provocherebbe lo stravolgimento e la violazione dei diritti dei lavoratori. Il contratto di lavoro, riformulato da alcuni articoli del ddl, contiene infatti una clausola compromissoria " contestata dalla Cgil " che implicherebbe la rinuncia del lavoratore al ricorso davanti al giudice in caso di controversie, da definire invece tramite arbitrato.
«Nella legge che il presidente della Repubblica non ha firmato " ha continuato Spataro " si prevede un contratto di lavoro individuale, in cui le condizioni vengono definite, anche in deroga al Contratto collettivo nazionale di lavoro, al momento dell’assunzione. É logico che, al momento della firma del contratto, il lavoratore non esprime pienamente la propria volontà».
Il segretario generale provinciale ha lamentato il mancato coinvolgimento dei sindacati da parte del governo, che non li avrebbe consultati affatto nella formulazione della legge, contestando anche una scarsa informazione sull’argomento data dai media ai cittadini.
«La Cgil " ha affermato il segretario Cgil " rispetta profondamente il ruolo del Capo dello Stato ed esprime grande soddisfazione per l’atto del presidente Napolitano, che ha rimandato indietro il testo di legge ed ha richiesto alle Camere la modifica di alcuni articoli».
Al sit-in di protesta hanno aderito anche diverse associazioni e, tra queste, “Libera” contro le mafie, rappresentata da Antonio Tata. Erano infatti due i volantini circolati ieri durante la manifestazione. Il primo inerente la protesta contro il ddl, era titolato: “No alla controriforma del diritto e del processo del lavoro”. L’altro, bianco con le scritte nere, conteneva all’interno l’immagine di una pianta di finocchio e lo slogan: «Fresco di legalità: dalle terre liberate dalla ndrangheta nel comune di Isola Capo Rizzuto».
Tata ci ha illustrato la nuova iniziativa messa in campo da Libera, insieme alle tre maggiori sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, al comune di Isola Capo Rizzuto ed alla provincia di Crotone. «Da qui " ha spiegato " partirà una particolare campagna contro le mafie, fortemente voluta dalla prefettura della città e dall’arcidiocesi di Crotone – Santa Severina, e grazie all’avvio della nuova cooperativa sociale Libera terra».
«Inizieremo infatti " ha proseguito Tata " la raccolta dei finocchi nei terreni confiscati alla famiglia Arena di Isola Capo Rizzuto. I finocchi verranno poi distribuiti a Rosarno, per la manifestazione nazionale del primo maggio, ed anche a Roma, in piazza san Giovanni ed a Bologna, in piazza Maggiore».
Duplice l’obiettivo di questa iniziativa contro la mafia: riappropriarsi, grazie al lavoro onesto, delle terre confiscate alla ndrangheta e far conoscere meglio la coltivazione del finocchio crotonese, prodotto che, nella zona, rappresenta un’eccellenza in agricoltura. «Non vogliamo esportare mafia " ha chiarito Tata " ma i nostri ottimi finocchi!».
Marina Vincelli
Gazzetta del sud
Nessun commento
Commenta su Calabria Notizie
Devi fare il log in per commentare.