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Strutture ospedaliere, in gioco è il futuro del “sistema sanità” nel capoluogo – Il “nuovo Pugliese” a Germaneto ma fuori dal campus – Dal polo onco-ematologico la linfa per il futuro Irccs

CATANZARO – La questione Sanità a Catanzaro è tornata prepotentemente in primo piano anche per via della decisione della precedente Giunta regionale di rimodulare, attraverso due delibere adottate il 25 marzo 2010, il programma di realizzazione del nuovo ospedale in adempimento a quanto previsto dagli accordi a suo tempo stipulati con il Governo e successivamente nel piano di rientro del disavanzo del Servizio sanitario regionale.

Come è noto, la realizzazione del nuovo ospedale di Catanzaro (uno dei quattro previsti nell’ambito della riorganizzazione del sistema ospedaliero calabrese; gli altri tre sono a Vibo Valentia, nella piana di Gioia Tauro e nella Sibaritide) è stata ritardata, per tutto il 2009, a causa delle trattative tra Regione e Università in ordine all’ipotesi di integrazione tra Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio e policlinico universitario.

Una ipotesi che l’Università ha fermamente respinto, per cui solo recentemente si sono determinate le condizioni per la scelta dell’area su cui dovrà sorgere il “nuovo” ospedale Pugliese: sempre a Germaneto, ma fuori dall’area del campus universitario.

Si è aperto a questo punto il problema del presidio Ciaccio-De Lellis che ospita il polo onco-ematologico. La delibera del 25 marzo prevede il trasferimento del polo sempre a Germaneto ma non nel “nuovo Pugliese” ma all’interno del Campus universitario.

In sintesi, il disegno della vecchia Giunta regionale era di realizzare la fusione tra il polo oncologico della Fondazione Campanella e il polo onco-ematologico dell’Azienda ospedaliera, e ottenere così un polo unico di eccellenza più forte sul terreno dei “numeri”, di natura non più privatistica ma di diritto pubblico e pertanto potenzialmente in grado di trasformarsi in Irccs.

Forse per carenza di informazione, forse per prevenzioni ideologiche o per altro ancora, fatto sta che questa ipotesi ha scatenato in città un putiferio.

La Giunta comunale – ha approvato a tal proposito un documento – ritiene che quella delibera debba essere rivista, e a tal proposito un incontro è stato chiesto dal portavoce della Giunta di Palazzo De Nobili assessore Sabatino Nicola Ventura al presidente della Regione Giuseppe Scopelliti; in Consiglio provinciale è stato presentato, per la discussione (forse nella seduta odierna), un ordine del giorno con cui si sollecita la revoca della delibera; analoghe richieste sono state avanzate in sede sindacale.

L’intera questione merita, certamente, sereni approfondimenti che tengano conto di tutti gli elementi. A partire dal fatto che entro una decina di giorni il destino del nuovo ospedale dovrà essere definito.

Naturalmente diamo per scontato che dietro le opposizioni non vi siano interessi più o meno privati, orticelli in cui si coltivano piccole fette di “potere” da preservare a ogni costo, e via discorrendo. Né che vi sia in giro qualcuno convinto che la patria si serva anche facendo la guardia a un fusto di benzina.

C’è chi sostiene che le attuali strutture ospedaliere cittadine debbano essere mantenute, magari riconvertite. C’è da augurarsi in primo luogo che questa posizione, pur legittima, non costituisca alla fine – involontariamente – un alibi per la revoca dei finanziamenti necessari alla costruzione del nuovo ospedale.

In secondo luogo c’è da chiedersi se il Pugliese sia realmente recuperabile a miglior vita in considerazione dei mutati criteri antisismici rispetto a quelli vigenti all’epoca di costruzione della struttura. Mettere a norma il Pugliese da questo punto di vista costerebbe il doppio della sua costruzione ex novo.

Altra considerazione che riguarda in maniera specifica il presidio “Ciaccio”, di cui un po’ tutti chiedono il mantenimento come polo onco-ematologico: ma realmente sarà possibile, con il “Pugliese” trasferito a Germaneto, mantenere un centro così importante privo però di sala operatoria, di rianimazione, di terapia intensiva?

Oggi è possibile far fronte alle eventuali emergenze per via delle distanza ridottissima tra Pugliese e Ciaccio, ma un domani?

Chi si può assumere la responsabilità di mantenere il polo oncologico a chilometri di distanza da una sala operatoria o da altre unità d’emergenza?

È un rischio sopportabile, da correre a cuor leggero? Va da sé che una situazione del genere avrebbe come conseguenza immediata il ridimensionamento nei fatti della situazione di eccellenza che il polo onco-ematologico del Ciaccio ha conseguito in tanti anni di attività, e che non potrebbe certo essere ridimensionata dalla convergenza con la Fondazione Campanella, la cui “storia” è ben diversa.

La scienza e la conoscenza del polo onco-ematologico non meritano di finire alla stregua del fusto di benzina di cui sopra.

Altro è il problema della dismissione delle strutture non utilizzate, che siano il Pugliese o il Ciaccio o entrambe. C’è da augurarsi che l’area verde che le circonda (con particolare riferimento al parco del Ciaccio) non si trasformi in preda per i palazzinari.

Paolo Cannizzaro

Gazzetta del sud

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