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Pignatone conquista i giovani reggini – Musella, presidente di Riferimenti: agli applausi rispondiamo con le lenzuola bianche

REGGIO CALABRIA – Dopo i cattivi esempi, spazio ai buoni maestri. Spazio agli uomini di pace, quelli veri, rappresentati da gente come il procuratore Giuseppe Pignatone, il colonnello Luca Cervi, il capitano Nicola De Tullio e il tenente Francesco Rampielli, che ieri pomeriggio hanno incontrato a Palazzo San Giorgio gli studenti delle scuole medie di Reggio (“Vittorino da Feltre” e “Galileo Galilei”), Rosarno e Locri, e i ragazzi del “Progetto Insieme” seguiti dall’Ufficio servizi sociali per minorenni del Ministero della Giustizia.

Un’occasione importante per parlare di legalità, per far comprendere a questi giovani qual è il confine tra bene e male, chi sono i buoni e chi i cattivi, ma soprattutto qual è il vero prezzo che si paga per chi sceglie di delinquere. L’occasione è stata fornita dall’incontro organizzato dal presidente del coordinamento antimafia Riferimenti, Adriana Musella, nell’ambito delle iniziative della “Gerbera Gialla”.

Tante sono state le domande dei ragazzi e non sono mancate quelle sulla cattura del boss della ‘ndrangheta Giovanni Tegano. Per esempio quella di uno studente che ha chiesto al procuratore Pignatone «come mai Tegano è stato definito un “uomo di pace”», che fa comprendere bene qual è il messaggio che certi organi d’informazione sono riusciti a fare passare.

La risposta di Pignatone è stata chiara e scevra da ogni ambiguità o strumentalizzazione: «Nessuno ha detto che Tegano è un uomo di pace. Chi ha gridato “uomo di pace” è stata solo una strettissima parente del boss. Così come gli applausi e le braccia alzate sono state la manifestazione di un piccolo gruppo di amici e parenti di Tegano, che hanno reagito così davanti alla prospettiva di non vedere più libero il loro congiunto, visto che su di lui pende la pena dell’ergastolo.

A me gli applausi e le braccia alzate sono sembrati più una manifestazione di sconfitta che un inno alla gioia, tenuto conto delle pesanti condanne che Tegano dovrà scontare. Sicuramente " si rammarica Pignatone " la scena più triste è avere notato decine di persone mescolate nella folla che guardavano semplicemente lo spettacolo senza reagire, come se nulla li riguardasse. La gente deve invece capire, che la cattura di un latitante come Giovanni Tegano rappresenta un frammento in più di conquistata libertà».

Il procuratore, rivolgendosi poi direttamente agli studenti, ha detto che «chiedere raccomandazioni o favori a un mafioso significa perdere per sempre la libertà, una svolta di vita da cui non è possibile tornare indietro. È pericoloso cadere nella trappola mafiosa, finendo per molti anni in galera, in miseria, o peggio ancora assassinati. Non meravigliatevi di questo, anche se poi sentite dire spesso che le mafie sono ricchissime.

Quelle ingenti fortune, su cui noi lavoriamo per confiscarle e restituirle allo Stato, sono nelle mani di pochissimi capi, mentre il resto dei “soldati”, cioè la manovalanza, vive una realtà intrisa di difficoltà e spesso di miseria. Lo capiamo dai contenuti di molte lettere di detenuti che imprecano contro la cattiva sorte e talvolta rimpiangono di non potere più tornare indietro e riunirsi con le mogli ed i figli. Per questo vi dico: fate la scelta di essere liberi e non schiavi».

Anche il vicesindaco Giuseppe Raffa condanna i «vergognosi» applausi dei pochi familiari e amici di Tegano e invita a non generalizzare «anche se " aggiunge l’esponente di Palazzo San Giorgio " esiste una subcultura mafiosa, un rumoroso silenzio che rende ancora più difficile il percorso di legalità che da qualche anno Reggio ha intrapreso.

Ecco, allora, che per combattere questa subcultura mafiosa è necessario che ci sia una rivoluzione culturale che parta dal basso e coinvolga soprattutto i giovani. Oggi si respira un’aria di speranza in città, facciamo di tutto per non vanificare questo clima».

Adriana Musella ha poi ricordato l’appuntamento di lunedì prossimo con la giornata d’apertura del percorso nazionale della “Gerbera Gialla”, alla quale sarà presente il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Il coordinamento nazionale “Riferimenti” ha infatti invitato la popolazione di Reggio ad appendere, quel giorno, lenzuola bianche alle finestre e ai balconi.

«Sarà questa " spiega Adriana Musella " una risposta al vergognoso gesto con il quale i mafiosi, parenti del boss Giovanni Tegano, hanno dimostrato sotto la Questura. “Riferimenti” invita i cittadini a dissociarsi, dando piena solidarietà alle forze dell’ordine. I lenzuoli bianchi saranno simbolo di reazione alla ‘ndrangheta, per dimostrare che Reggio Calabria non è abitata soltanto dai mafiosi e non può essere criminalizzata».

Emozionante, infine, la poesia che un giovanissimo studente, Marco Russo della scuola media “Galileo Galilei” ha voluto dedicare a Gennaro Musella, l’imprenditore salernitano fatto saltare in aria dalla ‘ndrangheta il 3 maggio 1982

Domenico Malara

Gazzetta del sud

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