ROSARNO (RC) – 11 giugno 1980 – 11 giugno 2010: l’11 giugno 2010 alle ore 16 presso l’auditorium del Liceo Scientifico a Rosarno, a trent’anni dal tragico omicidio politico-mafioso di Peppino Valarioti, “vogliate essere presenti e testimoni”: questo lì’invito per la presentrazione de “IL CASO VALARIOTI” di Danilo Chirico e Alessio Magro (con gli interventi di Giorgio Bocca, Enrico Fontana e Giuseppe Smorto, prefazione Filippo Veltri, postfazione Giuseppe Lavorato, 354 pagine Round Robin Editrice).
L’Impastato calabrese, una storia dimenticata. E’ quella di Giuseppe Valarioti, professore e dirigente della sezione del Pci di Rosarno, ucciso dalla ‘ndrangheta l’11 giugno del 1980.
A trent’anni di distanza, nel giorno dell’anniversario della tragica scomparsa, a Rosarno una targa, un libro e un’assemblea pubblica ne celebreranno il ricordo. Il comune (ancora sciolto per mafia e guidato da una commissione straordinaria dal 2008), in collaborazione con l’associazione Arci dedicherà a Valarioti una targa nella piazza principale del paese che già porta il suo nome.
Alle 16, nell’auditorium del Liceo Scientifico “R. Piria”, un dibattito organizzato da Libera contro tutte le mafie, daSud Onlus e l’Associazione per il rinnovamento della sinistra, ripercorrerà la sua vicenda, un simbolo per la lotta antimafia in Calabria.
All’incontro parteciperanno esponenti della politica, dei sindacati, del volontariato e dell’associazionismo, insieme all’ ex sindaco di Rosarno Giuseppe Lavorato e ad Alessio Magro e Danilo Chirico, autori del libro che verrà presentato a Rosarno in anteprima e raccoglie cinque anni di ricerche dei giornalisti reggini Magro e Chirico, nel tentativo di risollevare dall’oblio la storia di Giuseppe Valarioti, un giovane professore di lettere, appassionato di studi archeologici sulla Rosarno magno-greca, l’antica Medma.
Ma soprattutto un attivista politico, che guidava la sezione rosarnese del Pci e che fu trucidato a soli trent’anni di età a colpi di lupara nella notte, all’ uscita da un ristorante dopo avere festeggiato la vittoria del partito comunista alle elezioni amministrative.
Un delitto efferato che arrivò al termine di una campagna elettorale con la tensione alle stelle, segnata da attentati contro gli esponenti e la sede comunista. E da un segnale minaccioso: i manifesti appena affissi dai militanti comunisti venivano capovolti dai mafiosi. Non stracciati, ma girati al contrario, segno che gli uomini della ‘ndrangheta seguivano passo passo le mosse degli attivisti politici.
Un crimine su cui la giustizia non ha mai fatto piena luce, rimasto impunito. E fino a questo momento anche sconosciuto ai piu’, sia in Italia sia in Calabria. Una storia che somiglia a quella di Peppino Impastato a Cinisi, con l’eccezione che Valarioti non apparteneva a una famiglia legata alla mafia.
L’incontro dell’11 giugno arriva a cinque mesi esatti dalla rivolta degli africani e dalla caccia ai neri a fucilate.
L’obiettivo, si legge sul manifesto, è quello di “unire giovani, immigrati, agricoltori e lavoratori onesti per difendere i diritti di tutti, liberare le popolazioni dall’ oppressione mafiosa, costruire lo sviluppo democratico, sociale e civile”.
(Ansa)
3 commenti
Edmondo 9 giugno 2010 alle 18:05
Caro Emilio, secondo me la faccenda e’ ancora piu’ triste.
Non solo “i politici” sono pienamente consapevoli della triste realtà calabbbrese, ma ci campano! … pochi sono gli onesti, mentre la maggior parte vive in un vastissimo limbo in cui l’unica differenza tra la vita del politico e quella del mafioso consiste nella mancanza di riti di iniziazione e nella più o meno evidente presenza pubblica e mediatica “pulita” (oltre alla partecipazione NON diretta in fatti più “delittuosi” nel senso comune del termine). Che sia destra, sinistra o centro, se ne salvano pochi!! …
Forse il prossimo, imminente cataclisma economico/finanziario riuscirà a dare una “pulita”, ma io ne dubito fortemente! …
Emilio 9 giugno 2010 alle 08:56
Cosa è cambiato rispetto a 30 anni fa, se i problemi atavici della nostra terra sono sempre gli stessi: malavita, mafia, corruzione, omicidi, disoccupazione, fama di lavoro?
Manca, e sembra un paradosso, fra le forze politiche la consapevolezza della triste realtà che vivono i calabresi!!!!!!!!!
Edmondo 8 giugno 2010 alle 15:57
In effetti neanche io conoscevo (ricordavo) questa triste storia … speriamo che targhe e parole rispecchino almeno un po’ un reale sentimento di giustizia e legalità!!
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