COSENZA – E’ in corso un’operazione della Guardia di finanza per l’esecuzione di 24 misure cautelari nei confronti di altrettante persone coinvolte in una truffa ai danni dello Stato e dell’Unione europea, con diramazioni internazionali in Spagna, Germania e Romania. I finanzieri hanno sequestrato, in Calabria, Piemonte, Puglia, Veneto, Lombardia e Toscana, beni per una valore di oltre 35 milioni di euro.
Cinquanta le persone indagate tra imprenditori, consulenti e funzionari di banca accusati di associazione per delinquere, truffa aggravata, frode ed evasione fiscale.
Obiettivo dell’organizzazione, che faceva capo a imprenditori tedeschi e faccendieri dell’area cosentina, era quello di percepire indebitamente sovvenzioni pubbliche concesse per un importo complessivo di circa 25 milioni di euro.
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Sono sette gli stabilimenti sequestrati nell’ambito dell’operazione condotta dalla Guardia di finanza contro un’organizzazione internazionale con base nel cosentino dedita ad una truffa allo Stato e alla Unione europea.
I finanzieri hanno sequestrato anche attrezzature, impianti e quote societarie nonché numerosi rapporti bancari di cui al momento non si conosce l’entità.
Secondo quanto emerso dall’indagine della finanza, per garantire la dovuta copertura, gli artefici dell’inganno hanno creato 11 società cartiere operanti in Italia, Panama, Spagna, Germania, Romania ed Emirati Arabi Uniti e acceso circa un centinaia di conti correnti bancari, anche on-line in svariati istituti di credito europei, oltre che a Dubai.
Grazie allo “schermo” societario e ai numerosi rapporti bancari, ingenti quantitativi di denaro, accumulati inizialmente attraverso cessioni di crediti inesistenti a imprese di factoring, prendevano la via dell’estero e, dopo una girandola di operazioni “estero su estero”, rientravano nelle casse delle imprese aderenti ai programmi di finanza agevolata sotto forma di apporti fittizi di capitale da parte dei soci esteri.
(Ansa)
1 commento
Charlie 15 gennaio 2011 alle 19:50
La nostra tragedia più grande è che il talento, lo spirito imprenditoriale e l’ingegno nella nostra regione, sia finalizzato solo all’illecito e all’arricchimento personale. Non esiste etica sociale, non esiste bene comune o imperativo categorico. Chi lo possiede, lo mette al servizio di terzi: emigra, abbandona la calabria con uno spreco immane di risorse umane.
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