«E’ totalmente destituito da qualsivoglia fondamento ogni collegamento fra il ministero dell’Ambiente e il signor Attanasio». Per la seconda volta, il ministro Prestigiscomo chiude il caso Cunsky, la nave del cui affondamento a largo delle coste calabresi di Cetraro si è autoaccusato il pentito Francesco Fonti. Questa volta, il motivo del contendere non è l’identità del relitto sotto le acque calabresi, bensì le modalità, contenuta in un rapporto dell’associazione ambientalista Greenpeace, che portarono la nave Mare Oceano a condurre le operazioni di ricerca.
Nel dossier Le navi tossiche, in fatti, si legge che «la decisione del governo di assegnare il contratto di ricerca alla famiglia Attanasio, proprietaria della Mare Oceano lasciò diverse persone sorprese. A dire di David Mills e del Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi, Diego Attanasio avrebbe pagato 600.000 dollari all’avvocato inglese David Mills.
Nel dossier di Greenpeace si legge ancora: «I procuratori italiani ritengono che la somma sia stata un "regalo" da parte di Silvio Berlusconi all’ex marito di Tessa Jovell – l’ex ministro laburista dello sport e attuale Mep del labour, – come premio per la falsa testimonianza rilasciata in soccorso del Primo Ministro italiano.
Nel febbraio del 2010 la Corte di Cassazione ha deciso che le accuse contro Mills fossero annullate senza rinvio per estinzione del reato per decorrenza dei termini».
Nel dossier, poi, è contenuta anche un’altra accusa: «Dalla documentazioni di cui siamo venuti in possesso emerge che il Ministero della difesa britannico avesse fatto un’offerta per la ricerca del relitto della nave a Cetraro ad un prezzo più basso di quello offerto dai proprietari della Mare Oceano. Non si conosce la ragione per il rifiuto dell’offerta britannica, come non si sa nulla dei termini del contratto con la Mare Oceano».
Quello che invece emerge dalla nota diramata dal ministero dell’Ambiente è, invece, un altro scenario nel quale Aldo Cosentino, direttore generale del ministero, riceve un’offerta dall’Eni «che disponeva di mezzi adatti alle ricerche che erano state richieste dalla Procura della Repubblica competente. Resasi poi indisponibile la nave che era stata indicata dall’Eni, fu la stessa Eni a segnalare la disponibilità in un porto Italiano della Mare Oceano, della società Geolab quale mezzo in grado di eseguire le ricerche richieste».
La ricostruzione del ministro Prestigiacomo continua ricordando come «il Ministero, nonostante la segnalazione ricevuta da Eni, ha ritenuto di sondare il mercato per verificare se vi erano altri mezzi in grado di svolgere quel tipo di ricerca immediatamente. Non è emerso fra i vari soggetti interpellati nessuno che disponesse delle attrezzature necessarie e fosse in grado di intervenire immediatamente.
E’ stata così incaricata la Geolab, società fino a quel momento totalmente sconosciuta al Ministero dell’Ambiente, con la quale è stato stipulato un contratto che ha superato poi il vaglio di tutte le autorità di controllo.
Pertanto è totalmente destituito da qualsivoglia fondamento ogni collegamento fra il ministero dell’ambiente e il ruolo del signor Attanasio, che secondo Greenpeace sarebbe proprietario della Mare Oceano, all’interno della vicenda processuale del presidente Berlusconi.
Inoltre – conclude la nota – non risponde al vero quanto affermato nel rapporto di Greenpeace laddove si afferma che il Ministero della Difesa Britannico avesse fatto una offerta per la ricerca del relitto. Nessuna offerta è mai giunta al Ministero dell’Ambiente dal governo britannico».
La nave dell’Eni a cui fa riferimento il comunicato e entra ufficialmente in scena nella vicenda il 7 ottobre, quando nel corso del question time il ministro Prestigiacomo aveva annunciato che una nave della Saipem, società affiliata al gruppo Eni si era offerta gratuitamente per condurre le indagini e stava già partendo da Cipro per arrivare a Cetraro e compiere gli accertamenti sul relitto.
Quella nave non lasciò mai Cipro, sostituita proprio dalla Mare Oceano. Provvista di un robot "Rov", in grado di operare in profondità e di rilevare la radioattività dei campioni prelevati, ma non attrezzata per il recupero dei fusti contenuti all’interno della nave, cosa che invece, stando alle dichiarazioni del Ministro Prestigiacomo sarebbe dovuta avvenire in tempi rapidi.
Vincenzo Mulè
2 commenti
trasparency international 19 febbraio 2011 alle 10:23
Dal portale Indymedia:
http://piemonte.indymedia.org/article/11741
ERG – Priolo: Vincenzo Roppo scrive a Deloitte.
Come si dice in avvocatese quando una società è nella bratta fino al collo per crimini ambientali però non è bene darlo ad intendere ai revisori che te ne chiedono conto?
Se vi girano i coglioni perchè siete moralisti e credete ancora all’uguaglianza, alla giustizia e ad altre cretinerie del genere siete pregati di non leggete questa lettera.
Dopo aver relazionato alla società di revisione Reconta Ernst & Young Spa (il 22 dicembre 2010 sulle potenziali passività di Syndial Gruppo ENI relativamente al disastro ambientale del sito industriale di Avenza-MS) ora il Prof. Avv. Vincenzo Roppo (Studio Legale Roppo & Canepa) scrive alla società di revisione Deloitte & Touche – e per conoscenza al quartier generale di ERG Spa – in ordine agli scempi ambientali cagionati a Priolo Gargallo (Sicilia) dal Gruppo di Riccardo Garrone.
Scrive l’esimio Prof. Avv. Vincenzo Roppo l’ 8 febbraio 2011:
"Oggetto: Bilancio al 31 dicembre 2010. Egregi Signori, su cortese richiesta di Erg Spa, provvedo a comunicarvi le seguenti informazioni. Il mio studio no segue controversie giudiziali di cui sia parte ERG Spa o altra società del gruppo, né sono a conoscenza di controversie di imminente inizio nei confronti di tali soggetti. Nel corso dell’anno 2009, tuttavia, ho reso due pareri in favore di Erg Raffinerie Mediterranee Spa ("ErgMed") in merito a problematiche giuridiche concernenti il sito industriale di Priolo Gargallo oggi di proprietà di ISAB Srl (controllata al 51% da ERGMed). Il primo dei predetti pareri (reso in data 25 marzo 2009) ha riguardato le possibili responsabilità di ERGMed – in allora proprietaria del sito – per la bonifica dello stesso ed il risarcimento dell’inerente danno ambientale, essendo il medesimo caratterizzato da criticità ambientali, che hanno tra l’altro dato corso a un complesso contenzioso amministrativo. Il secondo parere (reso in data 11 dicembre 2009) invece, ha riguardato i rapporti tra ERGMed e Lukoil Europe Holding BV (azionista di minoranza di ISAB), ENI (che ha incorporato Agip Petroli, dante causa di ERG Raffinerie Mediterranee nella proprietà del sito poi trasferito a ISAB) e il Ministero dell’Ambiente con riferimento alla ripartizione della responsabilità ambientale per l’inquinamento del sito. ERGMed e ISAB infatti, potrebbero essere chiamate a rispondere in parte e se del caso solidalmente nei confronti del Ministero dell’Ambiente degli oneri di bonifica e del risarcimento dei danni ambientali dipendenti dall’inquinamento del sito. Inoltre, le passività eventualmente sostenute a questo riguardo chiamerebbero in gioco sia le dichiarazioni e garanzie rese da Agip Petroli a ERGMed al momento dell’acquisto del sito, sia le dichiarazioni e garanzie rese da ERGMed a Lukoil Europe Holding in relazione al trasferimento a quest’ultima di una quota di capitale di ISAB. Nel secondo parere, pertanto, l’interazione di tutti questi profili è stata oggetto di valutazione, muovendo anche da un’ipotesi di accordo transattivo che il Ministero dell’Ambiente aveva ventilato. Infine, nel corso dell’anno 2010, mi è stato chiesto di comunicare a ERGMed una quotazione di compenso con riferimento all’attività di assistenza che avrebbe potuto essermi richiesta in relazione alla eventuale negoziazione di una possibile soluzione conciliativa con tutti i soggetti coinvolti nella vicenda; quotazione che ho comunicato senza che vi sia però stato sino ad oggi un seguito. In ogni caso maggiori informazioni su tutto quanto sopra possono ovviamente essere rinvenute tramite la lettura dei pareri che ho citato, mentre la natura pareristica dell’attività da me svolta e il limitato numero di informazioni che ho conseguentemente esaminato, non mi consentono di fornire indicazioni circa la consistenza del rischio di ERGMed di andare incontro ad effettive passività in relazione alle problematiche quì evidenziate e tanto meno di ipotizzare una quantificazione economica dei possibili pregiudizi, considerato anche che la questione si pone nell’ambito di un quadro normativo e fattuale estremamente complesso. Per quanto occorrer possa, aggiungo, poi, che i miei onorari per l’attività sin qui svolta sono stati integralmente pagati. Restando in ogni caso a disposizione per eventuali chiarimenti, invio i miei migliori saluti. Prof. Avv. Vincenzo Roppo."
Gli onorari al Prof. Roppo son stati integralmente pagati. Questa è una buona notizia. Ben per lui.
Invece gli ingentissimi danni causati da ERG, ENI e le altre industrie petrolkiller a tutti i siciliani, all’ambiente, all’ecosistema, a tutti gli italiani… quando lo saranno?
Garrone pensa di lavarsi la coscienza con 90 milioni di euro. Posto che non esiste risarcimento al mondo che possa ripagare i crimini e gli scempi perpetrati per oltre mezzo secolo a Priolo Gargallo, ci dica Egreggio Professore (petrolchimicamente parlando) i siciliani quando saranno "integralmente" pagati?
Si quando? Almeno saperlo.
Chiediamo t-roppo?
—————————————–
Doc. pdf: “Lettera_Roppo_ERG_Deloitte_Priolo_Gargallo”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/feb2011/lettera_roppo_erg_priolo_gargallo.pdf
Doc. pdf: “Parere_Roppo_ERG_Priolo_Gargallo”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/feb2011/parere_roppo_erg_priolo_gargallo_nov_09.pdf
INeuropa 4 novembre 2010 alle 09:56
Dal portale Indymedia al link:
http://piemonte.indymedia.org/article/10521
ENI: colpo di spugna sui più gravi disastri ambientali della nostra storia.
Pronto per l’ENI un decreto "ad personam" ed un accordo riservato con il Ministero dell’Ambiente per cancellare il passato. Benefici colossali anche per Erg (sito di Priolo Gargallo).
Toglietevelo dalla testa. Non ci sarà nessuna resa dei conti per i danni causati dall’ENI a, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Priolo Gargallo, Gela, Porto Torres. Alcuni dei più gravi disastri ambientali causati dall’Eni nel nostro paese saranno cancellati con un colpo di spugna. Per sempre. Svaniranno come il gas flaring nell’aria del delta del Niger. Tanto per non farci mancare niente anche in Africa abbiamo esportato il peggior "made in Italy". Made in Italy criminale" targato ENI. Bisogna francamente ammettere che l’Eni una bella mano a distruggere il pianeta l’ha data.
Quali sono le geniali menti che hanno concepito un Condono tombale/ambientale di tal sorta?. Eppure l’avvelenamento del territorio ha determinato la violazione di numerosissimi diritti tra cui quello alla salute, alla vita, ad un ambiente sano, a un salubre standard di vita. Chi se ne fotte del rispetto dei diritti umani, direte voi. Sta anche scritto sulla carta (e lì rimane). D’altronde è una logica conseguenza. Che ci potevamo aspettare da un’esecutivo che legifera "ad personam" e che dispensa impunità alla bisogna (tutelando chi delinque). Se pensate che lo scudo ambientale per l’ENI cade in una stagione del tutto casuale vi sbagliate di grosso. In questo particolare momento sta per incombere sull’Eni la mannaia delle Procure per gravi fatti di inquinamento. Paolo Scaroni (amministratore delegato dell’ENI) è reduce da una recentissima sentenza del Tribunale di Torino che ha pesantemente sanzionato l’ENI condannandola a pagare 1.833.475.405,49 Euro (disastro ambientale determinato da decenni di velENI nel Lago Maggiore dello Stabilimenti ENI di Pieve Vergonte).
- "Inquinamento del Lago Maggiore. Condannata l’E.N.I. Spa per disastro ambientale".
http://piemonte.indymedia.org/article/5590
Tra non molto potrebbero aggiungersi a Pieve Vergonte decine di altri siti industriali dove l’ENI è acclarato essere stata la diretta responsabile di paurosi scempi ambientali. Vedi per l’appunto Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela, Porto Torres.
Come ne uscirà stavolta l’Eni? Direi elegantemente.
La società energetica si sta confezionando all’uopo un "Protocollo transattivo" che dovrebbe metterla al riparo da ogni contestazione. Questo protocollo dovrebbe essere siglato a breve con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATT). Fonti molto ben informate che hanno potuto visionare questo delicato carteggio hanno rivelato che le bozze degli atti transattivi son già tutte pronte e potrebbero essere già controfirmate nei prossimi giorni dal Ministro Prestigiacomo e al numero uno dell’ENI.
Il documento chiave del dossier titola:
"Protocollo d’intesa per la determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini della sottoscrizione di atti transattivi in materia di danno ambientale con riguardo ai siti di interesse nazionale di Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela e Porto Torres".
Dovrebbe essere una cosa del tipo saldi di fine stagione e/o supermercato. Inquini 10 paghi 1. Risarcisci a forfè. Ecco come l’Eni dribblerà la sanzione del Tribunale di Torino (secondo la giurisprudenza è importante che ci sia una generica riparazione del danno non è importante che si paghi realmente tutto il danno).
Sulla falsariga dell’Eni è in serbo un pacchetto di offerte speciali anche per il Gruppo ERG. Come degno successore dell’ENI, a Priolo Gargallo (provincia di Siracusa) ha seguitato ad avvelenare per decenni le falde e la rada. Secondo quanto riportato in un autorevole Parere Pro Veritate reso alla società ERG Spa qualche mese fa dal chiarissimo (sicuramente molto più dell’acqua di Priolo) Prof. Avv. Vincenzo Roppo, il gruppo petrolifero di Riccardo Garrone se la dovrebbe poter cavare indennizzando 70-90 milioni di euro… briciole (un’inezia se si considera che talune fonti qualificate hanno quantificato il danno prodotto all’ambiente in non meno di 50 miliardi di euro). Questi quattrini, per di più sarebbero dilazionati in 10 anni senza interessi e con la possibilità di effettuare compensazioni con eventuali investimenti di ERG MED sul sito inquinato. Genialoidi che non sono altro (così se Garrone nell”arco d’un decennio fa risultare d’aver investito 90 milioni di euro in impianti pseudoecologici non risarcisce più manco un cent al Ministero dell’Ambiente)..
Priolo Gargallo, Melilli, Augusta Siracusa. Una provincia con la più grande concentrazione di inquinanti e di industrie petrolchimiche d’Europa. S’è scoperto che gli scarichi degli stabilimenti non erano manco filtrati. Tonnellate di Mercurio puro versato direttamente nei tombini. A Priolo uno su tre è morto di tumore. Come l’operaio escavatorista che copriva i veleni che andava a buttare. Bambini malformati nati senza ossa. Nello specchio di mare davanti allo stabilimento Enichem è stata riscontrata una concentrazione di mercurio superiore di 20.000 volte i limiti consentiti dalla legge. Se andate a Priolo è vietata la caccia (ma non è proibito inquinare).
Sento forte puzza di beffa per i siracusani. Chissà che ne pensa il Ministro dell’Ambiente la siciliana On.le Stefania Prestigiacomo. Guardacaso pure lei Siracusana doc..
Forse l’imminente stagione delle offerte speciali fa comodo anche a lei (non so se è notorio che due aziende chimiche controllate dalla Fam. Prestigiacomo – Coemi e Finche – hanno contribuito generosamente ad ammazzare l’ecosistema siciliano scialando anche loro migliaia di tonnellate di mercurio nell’ambiente). Mai prima d’ora, nella storia d’Italia, un ministro della Repubblica s’è trovato nel posto giusto al momento giusto.
Rimembro l’illuminato pensiero dell’esimio Prof. Giulio Sapelli: "il mercato punisce sempre chi sbaglia … l’ex amministratore delegato della Enron, è stato condannato a 24 anni di carcere. Soprattutto oggi la Enron è scomparsa. Il mercato ha sanzionato". (ma non sosteneva che "il mercato non esiste"? boh …)
Se così fosse non dovrebbe esistere più manco l’ENI (e neppure ERG e Prestigiacomo & C.).
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Link più o meno correlati:
Doc. pdf: “Protocollo_intesa_ENI_Minambiente”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2010/protocollo_intesa_eni_matt_2010.pdf
- Video di Giulio Sapelli all’ENI Corporate University
http://it.tinypic.com/r/qp13ir/7
http://it.tinypic.com/r/23sya8l/7
- "L’Italia diffida l’Eni a pagare subito 2 miliardi di euro"
http://piemonte.indymedia.org/article/9593
- "Tangenti Nigeria: ENI rischia grosso (e paga cash)"
http://piemonte.indymedia.org/article/8981
- "ENI, “codice etico” e Servizi Segreti"
http://piemonte.indymedia.org/article/5520
– "Tangenti in NIGERIA: eccome come l’ENI pagava!"
http://piemonte.indymedia.org/article/5988
– "Altro casino abientale dell’ENI: Syndial AVENZA (MS)"
http://piemonte.indymedia.org/article/5958
- "L’ENI avvelena il Kazakistan"
http://piemonte.indymedia.org/article/10372
- "Eni aggiusta-processi: ecco come far rottamare un giudice ostile".
http://piemonte.indymedia.org/article/10392
- "ENI fuori controllo: "fomentiamo la rivoluzione in Iran".
http://piemonte.indymedia.org/article/10468
- "Lodo TAV " Il Gruppo Ferrovie dello Stato diffida l’ENI"
http://piemonte.indymedia.org/article/6152
- "AV/AC Milano-Verona: Consorzio Cepav2 (volponi che non siete altro)"
http://piemonte.indymedia.org/article/6131
- "Porto Torres al Ministero: “Toglieteci l’ENI dai coglioni”
http://piemonte.indymedia.org/article/2046
- "Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)"
http://piemonte.indymedia.org/article/5620
- "Enichem Porto Marghera"
http://italy.indymedia.org/news/2004/02/480143.php
- "Ecco come il cartello si spartiva il business del riciclaggio batterie".
http://piemonte.indymedia.org/article/9715
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