JANO’ (CZ) – Mancano ormai meno di due settimane alla scadenza dell’ultimatum: hanno l’acqua alla gola le famiglie evacuate da Janò in seguito alla frana dello scorso febbraio, che entro il 10 luglio dovranno lasciare l’albergo dove sono ospitate da 4 mesi a spese del Comune. Ieri mattina le 36 famiglie interessate, in tutto 130 persone, sono state ricevute dall’arcivescovo mons. Antonio Ciliberti, al quale hanno espresso tutte le loro preoccupazioni.
Le difficoltà sono concrete: secondo l’ordinanza notificata dal Comune a ciascuna famiglia, entro il 10 luglio dovranno trovare una casa dove andare in affitto con un contributo di 100 euro per ogni componente del nucleo fino ad un massimo di 400 euro.
Per il Comune – che da Roma nonostante le promesse non ha ancora ricevuto un euro – non ci sono alternative: mancano i soldi per continuare la costosa permanenza in hotel e il limite di 400 euro per il contributo mensile è stato deciso da un’ordinanza della Protezione civile.
Gli interessati ribattono con un duplice ordine di problemi: i tempi per trovare sistemazione sono troppi ristretti e la cifra messa a disposizione è troppo bassa (si pensi ad una coppia che disporrebbe di 200 euro o ad un anziano solo che dovrebbe farsi bastare 100 euro). Da qui lo stato d’agitazione e l’ennesima, disperata, richiesta d’aiuto.
L’arcivescovo, contattato nei giorni scorsi dal padre spirituale della comunità di Janò, don Maurizio Olivadoti, si è dimostrato prontissimo a raccogliere l’allarme. D’altra parte la Chiesa è stata sempre molto vicina agli sfollati, sin dal giorno della frana.
L’arcivescovo, sentite le ragioni degli sfollati oggi “sfrattati”, ha evidenziato la necessità di «un’azione sinergica da parte di tutti», dando ognuno il proprio contributo «nello spirito della massima solidarietà». Per mons. Ciliberti «bisogna adesso lavorare tutti insieme per trovare altri luoghi» in cui ospitare le famiglie. Ma se ciò non fosse possibile, «sarebbe il caso di prolungare la permanenza delle famiglie nell’attuale luogo d’accoglienza».
Altra ipotesi, caldeggiata dagli stessi sfollati, è quella dell’allestimento di un’area con prefabbricati della Protezione civile in attesa dell’esecuzione degli auspicati interventi che possano rendere abitabili le case evacuate. «L’obiettivo comune " ha chiosato l’arcivescovo " dev’essere garantire, in tempi ragionevoli, sicurezza e tranquillità per queste famiglie che oggi soffrono una condizione di vera emergenza».
Gli evacuati non escludono, da qui a breve, l’organizzazione di eclatanti manifestazioni di protesta. L’esasperazione ha raggiunto infatti livelli notevoli: da più di quattro mesi ormai hanno perso la casa, adesso devono lasciare l’albergo e non hanno alcuna sicurezza su un futuro che rischia di farsi sempre più incerto.
«Al di là della situazione attuale " lamenta uno degli evacuati " siamo spaventati per quel che può accadere nei prossimi mesi, in assenza di qualunque tipo d’intervento per la messa in sicurezza dell’area coinvolta dalla frana».
(g.l.r.)
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