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I veleni della Valle Oliva – Dopo la manifestazione del 24 ottobre scorso, Amantea aspetta gli esiti delle analisi sui campioni prelevati dalla Procura. Si stima che sotto il fiume possano essere sepolti almeno 100 mila metri cubi di rifiuti industriali. E la valle è condannata a morte

PAOLA (CS) – Duecentoquarantadue giorni fa: un’eternità. Era il 24 ottobre dello scorso anno e un fiume di trentamila anime sciamava lungo i viali di Amantea che costeggiano il Tirreno. Sfidavano pioggia e vento, in un autunno incalzante, per chiedere verità sulle navi radioattive infossate nei fondali marini e la bonifica di una vallata, quella del fiume Oliva, inquinata da materiali tossici e nocivi.

La manifestazione fu un successo. Ma da allora una cappa di silenzio avvolge la vicenda. Una sequela imbarazzante di coperture ed omissioni, di insabbiamenti e reticenze.

I carotaggi

«Per evitare speculazioni e falsi allarmismi ancora una volta le chiedo di poterla incontrare per essere informato sullo stato dell’arte e per poter informare, a mia volta, i cittadini che sono profondamente allarmati per una situazione su cui, da mesi, non riescono ad avere notizie ufficiali e definitive».

È questo l’accorato appello che il sindaco di Aiello Calabro, Franco Iacucci, ha rivolto nei giorni scorsi al Procuratore capo di Paola Bruno Giordano, per conoscere i dettagli dei carotaggi che si stanno effettuando nell’agro del fiume Oliva, vicino Amantea, nell’ambito della caratterizzazione eseguita dagli operai della Toma Abele Trivellazioni di Matera coadiuvati dagli esperti dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Mentre si attendono i risultati definitivi degli esami sui campioni che, alla fine del mese, saranno affidati a tre laboratori che effettueranno, in modo autonomo l’uno dall’altro, sia analisi radiometriche, che chimiche, la valle dell’Oliva lentamente muore. «Perché oggi quel fiume non c’è più ed io, ogni volta che ritorno, ripercorro con la memoria i tempi passati e piango come un bambino – spiega commosso Alfonso Lorelli del Comitato civico Natale De Grazia – e vorrei sapere, ma ancora non so, chi e quanti hanno ridotto il mio fiume ad una discarica di materiali tossici trasformandolo da donatore di vita a seminatore di morte e di malattie.

In questi tempi mi reco spesso lungo l’Oliva per osservare tutte le sue ferite causate dall’insensatezza e dalla criminalità umana e ogni volta mi viene in mente la bellezza incontaminata di questa vallata che tanto ho amato.

Ricordo i filari maestosi di eucalipti e di pioppi che si snodavano lungo la riva destra il cui ‘stormir di fronde’ ci rallegrava quando andavamo al fiume a controllare la derivazione dell’acqua immessa nell’acquaro grande che serviva per irrigare i cento ettari di terreno fertilissimo della Marinella. Ricordo i tantissimi salici piangenti distribuiti lungo gli argini delle due rive opposte e i tanti piccoli acquitrini dove pescavamo le rane ed i pesciolini di acqua dolce e le anguille che in certi periodi dell’anno risalivano il fiume».

Allora l’Oliva era incontaminato e rappresentava il polmone acquifero di un’intera comunità. «Veniva pulito ogni anno dai contadini limitrofi che sapevano bene come dalle sue acque dipendesse la vita e la qualità dei loro prodotti. Sui terreni demaniali si coltivavano le noci-pesche più saporite ed odorose di tutta la Calabria, una produzione di nicchia che scomparve non appena le acque del fiume persero la loro antica purezza», conclude Lorelli.

«Una bomba ecologica»

Forse hanno ragione gli scettici incalliti. Non sapremo mai se, dove, da chi, siano state affondate le “navi dei veleni”. Però in Calabria certi veleni si possono vedere, toccare, e stanno provocando una strage diluita nel tempo. Nonostante l’omertà, gli interessi o la ragion di Stato spingano ancora qualcuno ad accusare i comitati ambientalisti di essere apocalittici, addirittura antituristici.

Tra quanti non si rassegnano al silenzio, c’è il capo della procura di Paola, Bruno Giordano, titolare dell’inchiesta sui rifiuti tossici interrati nell’alveo del fiume Oliva. All’esito degli ultimi carotaggi, nell’area sono stati rinvenuti fanghi industriali altamente inquinanti.

Ci riceve negli uffici della Procura nel Rione Giacontesi, a due passi dall’area pedonale di Corso Roma, e parla a ruota libera, senza reticenza alcuna. «Era già emerso circa due anni fa – spiega Giordano – quando sulla briglia del fiume riscontrammo la presenza di metalli pesanti, tra cui il mercurio. Nel cosiddetto “rilevato” trovammo anche cesio 137 a quattro metri di profondità. Quindi non cesio da ricaduta, ma probabilmente terreno infetto trasportato da altre aree.

Così allora conclusero i consulenti. Recentemente abbiamo individuato una vasta presenza di sostanze chimiche anche nelle contrade Carbonara e Giani dove c’è un terreno di due o tre ettari» quasi interamente interessato «dal deposito di questi fanghi industriali nocivi. La benna è arrivata a 5 metri e mezzo di profondità, non ha toccato il fondo.

È probabile che si estendano per una profondità ancora maggiore nel sottosuolo. Il quadro è abbastanza allarmante, sia per la sicurezza complessiva del territorio, sia per le prospettive di bonifica. Ci vorrà un notevole sforzo logistico ed un impegno economico enorme».

Ma da dove arrivano queste scorie? In tanti continuano a chiedersi se esista un possibile collegamento con la vicenda della motonave “Jolly Rosso” spiaggiata il 14 dicembre 1990 a poca distanza dalla foce del fiume Oliva. Il procuratore chiarisce che saranno le analisi a dirci «la loro probabile provenienza». Mancano però i testimoni. E diverse industrie nel nostro Paese «sono in condizioni di produrre attualmente fanghi di quella tipologia».

Danni comunque incalcolabili

«L’effetto diluente dell’acqua piovana negli anni ha già provocato le sue conseguenze, infiltrando le eventuali sostanze nocive anche nelle falde acquifere. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria bomba ecologica. La stima è senz’altro per difetto, ma pensiamo che sotto il fiume Oliva ci siano almeno centomila metri cubi di fanghi industriali. Abbiamo lavori di carotaggio per altri 3 o 4 giorni poi potremmo iniziare il lavoro di analisi dei detriti campionati».

Inquietudine per la radioattività registrata nell’area, e in particolare in una cava. In questo caso l’Ispra propende per un fenomeno naturale, «dovuto all’uranio 235 e al potassio, alla tipologia particolare di rocce che nella fase estrattiva da grande profondità sono state riportate in superficie».

È un’ipotesi. «In ogni caso – precisa Giordano – il livello di intasamento di fattori inquinanti dovuti ai fanghi industriali, è tale da suscitare serie preoccupazioni».

E il ruolo della criminalità organizzata? «Qualora lo avessimo ipotizzato, avremmo già trasmesso gli atti alla Dda di Catanzaro». Il procuratore ritiene più probabile si possa trattare di «persone prive di scrupoli, che si sono prestate a questo indegno commercio» e non a caso hanno scelto la vallata dell’Oliva: «Non essendo presenti insediamenti industriali, a chi poteva venire in mente che da altre parti d’Italia i rifiuti potessero essere dislocati nell’alveo di quel torrente?»

Più che stringersi, il cerchio dunque si allarga: «È una forma spregiudicata ed “economica” da parte di tante aziende pubbliche o private che siano, di utilizzare il territorio come discarica abusiva per risparmiare, eliminare o abbattere i costi dello smaltimento legale».

Un tempo lungo la riva destra del fiume Oliva si snodava l’antica strada comunale Amantea-Aiello, una mulattiera attraversata giornalmente da centinaia di asini, da carri trainati da buoi che portavano verso la marina i prodotti dell’economia di montagna e verso l’entroterra i prodotti ittici con le famose alici di Amantea.

Lungo la riva sinistra vi era invece la fontana di Foresta dove si attingeva l’acqua da bere, ritenuta la migliore della zona. Oggi tutto questo non c’è più, sventrato dalle cave e cancellato dalle discariche. E la valle dell’Oliva lentamente muore.

di Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti

ilmanifesto.it

7 commenti

  1. anonimo 27 luglio 2010 alle 15:04

    chi e’ Silvio Greco? magari inviami tutto via e-mail.riesci a leggere la mia mail?

  2. michele 27 luglio 2010 alle 12:26

    Silvio Greco e anche una persona di riferimento.

  3. anonimo 27 luglio 2010 alle 09:22

    OKAY; VEDREMO ne parlero con un avvocato x vedere che fare; tu capisci che c’e’ d’aver paura; cmq credo che racconterò la mia verià, anche se io credo che lorsignori la sanno bene la verità, ricordati che qualche testimone c’ha rimesso la vita, non è facile infilarsi in un labirinto dove quasi tutti pensano ai suoi caxxi.

    io li conosco bene questi “signori” poi questo giordano che non conosco, ho letto che butta la pietra e si nasconde la mano, loro devono indagare poco, la verita’ la conoscono anche i muri, quello che e’ successo il 1990 alle formiciche, lo sanno tutti, magari io so qualke dettaglio in piu’, vabbe’ vedremo, ciao.

  4. michele 26 luglio 2010 alle 14:57

    Salve anonimo,

    dai il tuo contributo e non tacere al riguardo. Questa faccenda e una cosa più che seria mettiti in contatto con Giordano. Queste cose non possono essere tollerate.

    Si uccidono famiglie intere con queste scorie che lascia la morte tramite la brutta bestia "cancro" che non perdona.

    Saluti

  5. anonimo 26 luglio 2010 alle 12:34

    Caro Michele, qui e’ tutto un magna magna, se vogliono scoprire qualcosa devono indagare seriamente, io sono pronto a dare una mano x quello che sò, e ti assicuro che non e’ poco.

    ma finira’ tutto a tarallucci e vino, alla calabrese.

    PURTOPPO

  6. Michele 24 luglio 2010 alle 22:25

    Il ns. presidente che ne dice al riguardo? Quale e il suo supporto? E quale e il suo piano al riguardo? Il magistrato Giordano e lasciato solo in questa faccenda?

  7. anonimo 23 luglio 2010 alle 18:19

    Nella cittadina di amantea vivevano 3 fratelli,Romeo Franceso, Angelo, e Armando, di origini lametine, Ciccio e’ stato ucciso, non si e’ mai saputo il xche’(I fratelli ARMANDO E ANGELO DICEVANO CHE LO AVEVANO FATTO FUORI I SERVIZI SEGRETI)

    in tutto questo c’e’ una connessione, bisognerebbe cercare indagare, ma evidentemente c’e’ l’interesse di insabbiare le cose.

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