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Il grande affare aeroporto: Lamezia a volo di Pdl – Il nuovo scalo della città calabrese, disegnato da Engco, è destinato a diventare il terzo del Mezzogiorno. A capo della Sacal, la società che gestisce l’aeroporto, è stato nominato il senatore del Pdl Speziali. Nonostante l’incompatibilità

LAMEZIA TERME – Tre milioni e mezzo di passeggeri. Tanti se si pensa, facendo un raffronto sommario, che Napoli-Capodichino ha una capacità di cinque milioni di viaggiatori annuali. Ma a Lamezia si punta in grande. Perché il progetto di nuova aerostazione è talmente avveniristico che il traguardo di terzo scalo del Mezzogiorno – dopo Catania e Napoli – non è più una chimera. Tutt’altro.

Il progetto

Ha la forma di un ciottolo, levigato e arrotondato dal lavorìo dei fiumi e ammorbidito dalle onde del mare (chiaro ossequio al viaggio nel Mediterraneo), il nuovo aeroporto di Lamezia disegnato da Engco. Nello specifico, l’architettura del manufatto prevede un primo involucro a curvatura variabile su una seconda struttura cosiddetta brise-soleil che precede e avvolge la prima.

«La pelle esterna – spiegano gli estensori del progetto – racchiude la pianta su due livelli atta ad assolvere correttamente a tutte le funzioni di un modernissimo scalo. Lo spazio è scandito da strutture a vista che in modo ritmico comprendono le grandi pareti in cristallo che delimitano il perimetro e diventano la pelle trasparente dell’intero involucro».

Quattro “buchi” asimmetrici previsti in copertura permettono poi la connessione esterna e interna, favorendo l’illuminazione naturale dello scalo. Il colore predominante è il bianco, scelto per frenare il colore dei raggi solari, migliorando al contempo i consumi energetici, e per conferire carattere mediterraneo alla nuova costruzione.

La struttura interna invece è in acciaio e vetro, con sistemi di isolamento termico, acustico e di sicurezza. Decorazioni attinenti alla natura completano il concept del progetto rendendolo nel suo complesso originale e di sicuro impatto emotivo.

Superfici di grandi dimensioni e standard di comfort superiori: questo garantirà, dunque, il nuovo aeroporto di Lamezia. Ma anche un’enorme torta di denaro pubblico per la costruzione. Quasi 70 milioni di euro a cui si aggiungono i 20 previsti per l’allungamento della pista. Per un totale di quasi 100 milioni, che fanno gola a tanti.

L’incompatibile

Notoriamente vicino a Marcello Dell’Utri e grande elettore di Peppe Scopelliti alle ultime regionali, l’ingegnere Vincenzo Speziali, eletto senatore della Repubblica nel 2008 per il Pdl, è a capo di un gruppo industriale che fattura annualmente qualche centinaio di milioni di euro, il cui core business è costituito dalla produzione di materiali per l’edilizia e, in particolare, di cemento, calce e laterizi.

Ma il chiodo fisso di Speziali si chiama Sacal (Società aeroportuale calabrese), avente sede a Lamezia, che gestisce, in forza di concessione ministeriale, i servizi di assistenza al trasporto dell’aerostazione internazionale di Lamezia, che movimenta, come detto, milioni di passeggeri con un fatturato annuale di circa 20 milioni di euro e che gestisce anche l’indotto (alberghi, uffici, negozi) dell’area aeroportuale.

La società è a capitale misto, pubblico (per il 68%) e privato (per il 32%), e il Comune di Lamezia è socio di maggioranza relativa con il 21%, in tale qualità sedendo anche nel Cda, composto da otto membri, di cui cinque in rappresentanza dei soci pubblici e tre di quelli privati.

Speziali è stato presidente di Sacal dal 2000 al 2005 ma, dati i nuovi assetti politici regionali, non ha fatto mistero, in questi mesi postelettorali, di puntare al reincarico. Per gestire, così, in prima persona il fiume di denaro che finanzierà il nuovo scalo aeroportuale.

Nonostante l’incompatibilità sancita in forza di legge e in barba al palese conflitto di interesse, derivante dal fatto di essere uno dei massimi produttori nazionali di materiali edilizi e, dunque, potenzialmente interessato a una società che si approssima ad imponenti e milionari lavori di ristrutturazione, Speziali cercava la rielezione, e rielezione è stata.

Grazie ai “buoni uffici” di Scopelliti, nella seduta del 15 luglio scorso, il Cda di Sacal, nel quale siedono sia Speziali, in rappresentanza della Regione Calabria, sia il figlio Giuseppe, in rappresentanza del socio privato “Aeroporti di Roma” (per la cronaca, l’altro figlio di Speziali, Antonio, imprenditore del settore energia, è invece coinvolto nell’inchiesta sui parchi eolici di Capo Rizzuto, nel crotonese), ha eletto a presidente del sodalizio il primo, nonostante la sua carica di senatore, col voto favorevole del secondo e nel dissenso del rappresentante del Comune di Lamezia.

Appare di tutta evidenza che la posizione in cui versa Speziali, al contempo presidente di Sacal e senatore della Repubblica, è sul piano giuridico del tutto illegittima in quanto la legge 60/1957 fa espresso divieto di cumulo degli incarichi di parlamentare e presidente o amministratore di enti «che gestiscono servizi di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica amministrazione o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria direttamente o indirettamente».

È da rimarcare che Speziali, al tempo semplice consigliere di amministrazione di Sacal, nel gennaio scorso ebbe a sollecitare alla Giunta per le elezioni del Senato una pronunzia che desse conto della compatibilità dei suoi due incarichi. Incredibilmente, nella seduta del 20 febbraio, la Giunta si è pronunziata nel senso auspicato da Speziali.

Per questi motivi il Comune di Lamezia, nelle vesti di socio di maggioranza relativa di Sacal, ricorrerà al competente tribunale ordinario per richiedere l’annullamento della deliberazione di nomina di Speziali a presidente dell’ente.

Siamo di fronte, dunque, ad una macroscopica inopportunità e alla mancanza di ogni pur minima etica pubblica da parte di Speziali a voler rivestire contra legem la carica di presidente e di amministratore delegato di un organismo pubblico come Sacal, in seno al cui Cda siede anche il figlio con l’implicito asservimento del sodalizio alla dominanza del “Gruppo Speziali”, produttore di materiali di uso quotidiano per la manutenzione di un impianto aeroportuale e destinati ad un impiego per quantità esponenziali nell’aeroporto di Lamezia in vista della sua prossima ristrutturazione integrale.

In Senato sulla questione è intanto annunciata un’interrogazione parlamentare dalle forze di opposizione che invita la Giunta per le elezioni a riconsiderare l’incompatibilità di Speziali. Ma nel Paese delle cricche e delle “squallide consorterie” il finale appare già scritto.

di Silvio Messinetti

ilmanifesto.it

3 commenti

  1. radedo 30 agosto 2010 alle 21:51

    Prima di spendere soldi per l’aeroporto, si dovrebbero costruire le strade o meglio l’autostrada promessa sul litorale Jonio.

    E’ una vergogna che per prendere mio figlio alle 14,25 da Lametia son dovuto partire da Pietrapaola (166 Km)alle 11.00 e ritornare alle 18.00.

    Una lacuna di tante che distruggono la Calabria.

    Mi vergogno di essere calabrese.

  2. Giuseppe 4 agosto 2010 alle 09:58

    Viviamo in un paese nel quale la legalità è diventata una parola da cancellare dal vocabolario della lingua italiana. Un paese nel quale chi fa affari, sempre più spesso SPORCHI, è al governo, e non importa se bianchi o rossi, se destra o sinistra. Non abbiamo ormai da tempo dei soggetti adatti a fare gli interessi del paese, ma soltanto opportunisti che con i loro soldi sporchi riescono a ricoprire cariche utili soltanto a rimpinguare le loro tasche a scapito dei più deboli. L’oggetto di questo articolo ne è l’esempio. Ingrandire l’aeroporto di Lametia Terme è un modo come un’altro di rubare soldi allo Stato. Non vi è la necessità di uno scalo che faccia concorrenza a Napoli o Catania o Bari Palese, quando per raggiungere una città come Reggio Calabria non esistono voli degni di questo nome. Occorre ampliare la rete aeroportuale in modo da consentire a tutti i cittadini di muoversi al meglio, non di arricchire chi già ha, con i nostri soldi, costruendo mostri inutili. Servissero quei soldi, invece, ad ampliare e migliorare l’aeroporto di Reggio, uno degli scali italiani più inadeguati e con tasse aeroportuali che fanno inorridire. Per fare un esempio, un volo Venezia-Reggio costa più di un volo internazionale con Londra, e questo è inammissibile. Per non parlare dei collegamenti inesistenti con altri aeroporti italiani.

    E tutto questo lo dice uno che non è calabrese.

    Qualcuno non ha ancora capito che se vogliamo migliorare il nostro paese dobbiamo fare in modo di crescere tutti e tutti allo stesso modo, non farci la guerra interna a chi ha l’aeroporto più grande o più “figo”. Non serve a nessuno, se non a chi vuole ancora arricchirsi.

    L’idea di dover arrivare sull’aeroporto di L. Terme per poi continuare in A3 per arrivare a Reggio mi fa venire i brividi, quando invece si potrebbe arrivare direttamante su Reggio.

    Una oscenità ancora più grande del ponte sullo stretto.

  3. Edmondo 30 luglio 2010 alle 14:32

    <> … bella definizione … già, sappiamo come andrà a finire … etica, morale e legalità sono parole vuote di questi tempi, anzi, di più, parole “inopportune”!! :(:( … e non e’ questione di governo … e’ proprio “malcostume” (eufemisticamente parlando) generale …

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