REGGIO CALABRIA – Ci si attende una risposta decisa. L’arrivo dei rappresentanti del Governo in riva allo Stretto alimenta le aspettative «ci piacerebbe ascoltare delle proposte concrete, riguardanti la copertura degli organici della magistratura, mezzi e risorse per fare funzionare la giustizia. Quella di Reggio per i ministri Alfano e Maroni non deve essere una passerella». Il presidente del Cids, Demetrio Costantino lancia per l’ennesima volta «l’allarme sicurezza».
Un’emergenza che dal 3 gennaio, data della prima bomba in Procura, ha registrato un’escalation di attentati e intimidazioni «contro magistrati, politici, giornalisti. È plausibile " considera Costantino " che si voglia attuare la strategia della tensione con l’obiettivo di difendere un sistema di potere corrotto».
Tante le ipotesi formulate all’indomani dello scoppio dell’ordigno all’abitazione del procuratore Salvatore Di Landro, congetture che hanno preso forma attorno all’idea «dall’azione congiunta delle organizzazioni criminali colpite duramente con l’arresto di latitanti, il sequestro e la confisca dei patrimoni mafiosi.
È importante quanto evidenziato da più magistrati che dietro agli attacchi le intimidazioni, oltre la pericolosa organizzazione ‘ndranghetistiche possano esserci scenari, strategie, contesti, obiettivi sostenuti da potenti forze e voluti da servizi deviati».
Ma secondo Costantino l’ipotesi più accreditata «illuminante» è quella del procuratore generale di Ancona, Vincenzo Macrì che ribaltando i giudizi afferma «che si tratta di fatti che riguardano direttamente l’Ufficio della Procura generale».
«Quello che è certo " sottolinea Costantino " è che in tutta questa amara vicenda, ma anche sulle questioni centrali della sicurezza in Calabria, la Commissione parlamentare antimafia non si è rapportata adeguatamente con i rappresentanti del territorio per approfondire situazioni, evoluzioni, trasformazioni, sviluppi delle organizzazioni mafiose e presentare poi le proposte in Parlamento».
Ma in questa difficile e delicata situazione anche la Regione deve fare la sua parte «si chiede di dare priorità non alla installazione di banconi all’interno di Palazzo Campanella per la vendita di prodotti, ma alla battaglia culturale all’insegna della legalità. Per questo chiediamo che istituzioni, politica associazioni facciano il proprio dovere dando esempio di buona e sana politica».
L’assessore regionale Antonio Caridi da canto suo ribadisce: «Non possiamo assistere a queste vicende che portano la città ai tempi della guerra di mafia quando ogni giorno c’era una vittima, abbiamo un ruolo e dobbiamo esercitarlo».
Da dove cominciare? «Cerchiamo di fornire un contributo utile ai giovani, alle imprese». Ma servono interventi più incisivi. «I ministri Alfano e Maroni non dovranno venire qui ad ascoltare ma a proporre». A fronte di queste non poche difficoltà «bisogna lavorare insieme per diradare la nebbia che avvolge la zona grigia e far rialzare la testa a questo territorio. Ho subito anch’io le intimidazioni " afferma Caridi " ma ho proseguito dritto sulla mia strada».
Se le cosche alzano il tiro anche la società civile deve prendere una posizione chiara.
«La risposta non può essere il sit-in o il minuto di silenzio» sottolinea Consuelo Nava, ex segretari cittadino del Pd. «La lotta per il cambiamento non può essere affidata solo alla magistratura che diventa facile bersaglio, ma spetta a tutti. Non possiamo pensare semplicemente di girarci dall’altra parte come se la cosa non ci interessasse».
La partita si gioca attorno all’equazione «verità, giustizia, potere». Dal segretario provinciale della Cgil, Mimma Pacifici «il richiamo ai partiti e alla politica che non ha dato buoni esempi. Servirebbe una classe dirigente nuova quella attuale non ha fornito adeguate». Un esempio? «L’ultimo bando pubblico è quello degli lpu. Così si forniscono braccia e soprattutto teste alle cosche».
Che serve una risposta corale lo ribadisce nelle sue conclusioni Sergio Genco, segretario regionale di Cgil che tuona: «Non basta più la solidarietà a parole, non bastano gli arresti, i sequestri perchè ci sono avvocati, urbanisti, notai che fanno affari con la ‘ndrangheta e creano consenso sociale.
Su questo terreno deve muoversi lo scontro e per farlo bisogna che la società civile si svegli. La sicurezza è un elemento imprescindibile dello sviluppo. Questa consapevolezza deve diventare una manifestazione e la Cgil è pronta a mobilitarsi».
di Eleonora Delfino
Gazzetta del sud
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