Si fa un grave errore se si sottovaluta quanto sta accadendo a Reggio Calabria: la catena di intimidazioni a magistrati della Procura della Repubblica e da ultimo le bombe al Procuratore Generale. Nel reggino la ‘ndrangheta comunica anche con le bombe; in questo caso si tratta di inquietanti “comunicazioni istituzionali” che debbono essere analizzate. Perché intimidire il Procuratore Generale che non dirige le indagini preliminari e che non ha tradizionalmente un ruolo di prima linea? Attentando al vertice degli uffici inquirenti si tenta di intimidire i pubblici ministeri del distretto.
Da tempo operano magistrati preparati e coraggiosi, sono mutati equilibri consolidati all’interno di uffici giudiziari che sono stati anche “porto dei veleni”. La criminalità organizzata in Calabria è fortissima, saldata con la borghesia mafiosa la quale opera pure negli uffici giudiziari. Ci sono magistrati terminali di ambienti criminali e poteri occulti.
La Procura Generale e il suo vertice hanno un ruolo fondamentale nei processi in Corte d’Appello; in secondo grado si verificano ribaltamenti di sentenze; vi sono aspettative delle ‘ndrine per soluzioni giudiziarie più favorevoli; il patteggiamento in appello, ove è determinante il consenso del Procuratore Generale, è la sede in cui possono avvenire anomale mediazioni.
La borghesia mafiosa spera che la Procura Generale attivi controlli interni e procedimenti disciplinari nei confronti dei pubblici ministeri presso i Tribunali del distretto: la strategia di neutralizzazione istituzionale dei magistrati scomodi. Sono in corso procedimenti sulle collusioni della politica e sulle infiltrazioni al nord, nelle istituzioni e nell’economia.
A Reggio, città metropolitana, devono spendersi miliardi di euro e la criminalità organizzata raramente è stata messa alla porta. Equilibri politici stanno saltando e la mafia dei colletti bianchi opera per non perdere il controllo e si immedesima sempre più nel tessuto istituzionale anche per rendere più difficile il controllo della magistratura.
Il potere che Scopelliti ha consolidato per realizzare “il modello Reggio” è in crisi, sia per fibrillazioni interne al centro-destra che per le indagini della magistratura che entrano nel cuore dei rapporti tra ‘ndrangheta e politica. In Calabria, poteri criminali convergono con sponde deviate delle istituzioni anche quando si prefigura la possibilità di mutamenti politici.
Bisogna tenere alta la vigilanza democratica in vista delle prossime elezioni per il Comune di Reggio. Se si vuole affrontare in maniera efficace il nodo tra spesa pubblica e criminalità organizzata, si deve sradicare anche il “nerbo giudiziario”, le incrostazioni di pezzi della magistratura.
Il Csm ha omesso sinora di affrontare le zone grigie in cui si confondono toghe colluse al potere. La titolarità delle indagini sulle bombe ai danni del Procuratore Generale è affidata, ai sensi dell’art. 11 c.p.p, alla Procura di Catanzaro.
Si apprende dalla stampa che le investigazioni sono state affidate al Procuratore Aggiunto dr. Murone, imputato per corruzione in atti giudiziari dalla Procura di Salerno per la sottrazione illegale delle inchieste “Poseidone” e “Why Not” che avevano ad oggetto, tra l’altro, i rapporti, nella gestione del denaro pubblico, tra politica, impresa e criminalità organizzata.
E’ pensabile che tale magistrato, già oggetto nel passato anche di accertamenti con riguardo a presunti suoi rapporti con una cosca dell’ndrangheta, possa svolgere indagini preliminari così delicate?
E’ opportuno che il Procuratore della Repubblica di Catanzaro gli abbia affidato la delega per tali fascicoli?
Che intendono fare la Procura Generale della Cassazione, il Ministro della Giustizia e il Csm con riferimento alla permanenza di tale magistrato in un ufficio così delicato?
E’ compito di chi ha a cuore la democrazia esercitare una “scorta civica” verso i servitori dello Stato e attivare quella rivoluzione culturale – della quale parlava Giovanni Falcone – indispensabile per annientare il cancro mafioso all’interno della società civile, della politica e delle istituzioni.
di Luigi De Magistris
3 commenti
angela 3 settembre 2010 alle 10:30
i fatti gli stanno dando ragione…peccato che il oro intento era proprio quello di bloccare le indagini…..e ci sono riusciti……è ognuno è al suo posto!! è grave….ma la giustizia italiana D E V E andare così
michele 3 settembre 2010 alle 09:59
La Calabria e infettata da corruzione in ogni settore.
Forse anche la chiesa…..
Edmondo 1 settembre 2010 alle 16:20
Parla bene il De Magistris, ma a me sembra che parli piu’ che altro perche’ e’ stato “toccato di persona” …
ma la cosa piu’ triste resta sempre la cappa grigia che avvolge la calabbbria … catanzaro e reggio in prima linea :(
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