VIBO MARINA (VV) – Una bomba di medio potenziale è stata piazzata e fatta esplodere, all’alba di ieri, nel quartiere Pennello di Vibo Marina. Obiettivo degli attentatori il chiosco “Azzurra” di proprietà di Giuseppe Francolino, di 38 anni, del luogo. La deflagrazione, avvenuta intorno alle 4,30, ha pesantemente danneggiato la parte posteriore del chiosco situato sul lungomare e provocato danni di un certo rilievo all’interno della struttura. Al contempo lo scoppio ha mandato in frantumi i vetri di alcune abitazioni attigue.
Il boato ha praticamente svegliato di soprassalto le persone che vivono nel quartiere le quali hanno fatto scattare l’allarme facendo convergere sul posto i carabinieri della Stazione di Vibo Marina, al comando del maresciallo Riccardo Astorina. Sul luogo dell’attentato anche i militari della Sezione investigazioni scientifiche i quali hanno provveduto a espletare i rilievi.
Da quanto emerso l’ordigno era di natura artigianale ed è stato definito di medio potenziale. Più che sufficiente, comunque, a provocare danni incalcolabili alla struttura che riesce a lavorare soprattutto nel periodo estivo. E considerato l’andamento della stagione appena conclusa non si può certo dire che gli affari siano stati strepitosi, anzi il contrario.
Resta ora da capire chi e, soprattutto, per quale motivo ha deciso di colpire il chiosco “Azzurra” provocando danni tali da assestare un colpo basso al già esiguo bilancio dell’attività.
«Mi hanno devastato il locale e, a questo punto, non ho altra alternativa che chiudere e andare via», commenta con amarezza Giuseppe Francolino. «Ho due bambini piccoli da mantenere " aggiunge " e in queste condizioni non si riesce neanche a sopravvivere».
Dal 1996 Francolino cerca di mandare avanti la sua attività, ma in tutti questi anni di problemi da affrontare ne ha avuti parecchi. Caduto nel giro dell’usura ha poi deciso di presentare denuncia e, per un certo periodo, è stato anche inserito nel programma di protezione.
«Con la famiglia mi hanno mandato in una località protetta dove però dovevo vivere con 600 euro al mese " racconta " alla fine non ce l’ho fatta più e ho deciso di tornarmene qui e riprendere la mia attività. In questi anni di avvertimenti e danneggiamenti ne ho subìti parecchi e mai nessuno si è fatto avanti per dimostrarmi almeno solidarietà. Non ho mai avuto la vicinanza di alcuno, tantomeno delle istituzioni, né economica, né morale. Mi hanno lasciato da solo e ora, con quest’ultimo attentato, ho ricevuto il colpo finale».
Parole crude e nude dettate dall’impotenza e dalla rabbia di non riuscire a difendere il proprio lavoro. «Ma " evidenzia ancora Francolino " a Vibo Marina non sono soltanto io in queste condizioni. I danneggiamenti si susseguono e nessuno prende provvedimenti, stiamo davvero rasentando l’assurdo».
Nei mesi scorsi un’altra bomba era stata piazzata e fatta esplodere a Vibo Marina. In quel caso contro un altro chiosco, ma sul lungomare Cristoforo Colombo, che era in fase di completamento e si avviava verso l’apertura. Attentato che risale all’inizio dell’anno e che provocò rilevanti danni alla struttura in quanto l’ordigno venne sistemato in una rientranza che, in pratica, oltre a coprire gli attentatori (anche in quel caso agirono nottetempo) ne amplificò l’effetto.
di Marialucia Conistabile
4 commenti
DOMENICO (difensore ) 17 ottobre 2010 alle 12:56
GIUSTIZIA PER TUTTI…….. MA CHI PECCA PAGA!!! SENZA NESSUNA PREFERENZA.
angela 30 settembre 2010 alle 13:45
e il ministro maroni cosa fa? poveri collaboratori lasciati a se stessi loro hanno altro a che pensare
tex 29 settembre 2010 alle 16:02
e si….bisogna denunciare ….per poi essere abbandonati a se stessi. la vera ndrina è lo stato falso e codardo! Vergognatevi…
Edmondo 29 settembre 2010 alle 11:36
a volte trovo che i giornalisti calabbbbresi scrivano in modo “peculiare” …
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